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Francesco Bertolino e Daniela Polizzi
L’imprenditore 78enne è prossimo a cedere Giochi Preziosi ai fornitori cinesi di Superhisen. La fuga da Avellino, gli esordi da grossista, l’alleanza con Berlusconi e il pallino per il calcio: chi è il «re del giocattolo» italiano
«C’è sempre un momento per iniziare e uno per finire». Così, nel settembre 2021 Enrico Preziosi annunciava la vendita del Genoa al fondo americano 777, ponendo fine alla più longeva proprietà nella storia ultrasecolare del club di calcio rossoblù. Chissà se Preziosi pronuncerà la stessa frase fra qualche giorno, quando sarà chiamato ad apporre la firma sull’accordo definitivo per la cessione al gruppo cinese Superhisen di Giochi Preziosi, uscendo dalla gestione e dell’azionariato dell’azienda che ha creato e reso grande.
Gli esordi in Brianza
Il momento per iniziare per l’imprenditore nato ad Avellino 78 anni fa risale al 1978. Quell’anno, dopo alcune esperienze lavorative da montatore di guardrail, alla Philips e alla Perfetti, il trentenne Preziosi decide di mettersi in proprio, avviando un’attività di grossista di giocattoli in un garage di Baruccana, in Brianza, dove era emigrato (o meglio fuggito) da Avellino. Inizia a vendere agli ambulanti, creando il nucleo di quello che diventerà – con un gioco di parole forse banale ma molto efficace – il gruppo Giochi Preziosi.
La campagna acquisti
L’ascesa è fulminea. Dopo gli esordi da grossista, l’azienda stringe alcuni accordi di esclusiva con alcuni produttori internazionali di giocattoli. Poi si lancia in una lunga serie di acquisizioni. Nel giro di pochi anni Giochi Preziosi compra Gig, Toys R Us, Grazzini, Migliorati, Harbert, Giocoplast e fa piazza pulita della concorrenza, arrivando a fatturare diverse centinaia di milioni. La campagna acquisti è propiziata e supportata anche dall’alleanza con Silvio Berlusconi che, attraverso la Standa, compra una quota nella catena Giocheria del gruppo. L’alleanza fra i due imprenditori venuti dal nulla è forte tanto che Giochi Preziosi investe la stragrande maggioranza dei suoi budget pubblicitari sulle reti Mediaset.
La passione per il calcio
Ma i punti di contatto fra Preziosi e Berlusconi vanno oltre gli affari. Li accomuna anche la passione viscerale per il gioco del calcio e per i suoi club. Preziosi ne comprerà diversi nel corso degli anni. Il primo è il Saronno, non lontano da Baruccana. Poi arriva la tormentata acquisizione del Como, la cui tifoseria non amerà mai Preziosi. «Ho pagato il fatto di non essermi integrato in quella città, ma io non amo vivere nei luoghi dove mi occupo di calcio», ebbe a dire in un’intervista al Guerin sportivo nel 2009. «Adesso, di sicuro, a Como non metto più piede. Piuttosto che passare di lì, prendo l’elicottero e la sorvolo».
L’avventura con il Genoa
Il pallino per il pallone è però talmente forte che, prima ancora di vendere il Como, Preziosi decide di entrare in un’altra piazza difficile e ancor più esigente. È il 2003 e l’imprenditore compra all’asta per circa 28 milioni il Genoa, appena retrocesso in Serie C. Parte così un’avventura lunga 18 anni che porta al patron e ai tifosi rossoblù grandi soddisfazioni (fra cui la qualificazione in Europa League e campioni come Diego Milito e Thiago Motta) e altrettanto grandi delusioni. Che finiscono per incrinare il rapporto con la tifoseria, spingendo di nuovo Preziosi a cercare a malincuore un compratore per il club in cui ha investito – si dice – 600 milioni nel tempo. Dopo diversi affari sfumati, l’opportunità giusta arriva (almeno in apparenza, seguirà un lungo contenzioso) nel 2021 con l’offerta di 777 Partners: Preziosi l’accetta ed esce di scena, rassegnando nel 2022 le dimissioni dal cda del Genoa.
Le difficoltà dell’azienda
Nel frattempo, del resto, anche l’azienda ha intrapreso una parabola discendente. L’acquisizione nel 2019 dei peluche Trudi e, soprattutto, di Famosa, principale catena di giocattoli spagnola, arrivano infatti in un momento quantomai infelice. Di lì a qualche mese la pandemia sconvolge il mondo, blocca i consumi, gli acquisti e, soprattutto, le consegne di merci dall’Asia, da cui ormai arriva gran parte dei giocattoli venduti da Giochi Preziosi. Segue la fiammata delle materie prime e dell’energia e, ancora, l’aumento dei noli marittimi. Il gruppo entra in una spirale negativa di ricavi in calo e debiti in crescita. Preziosi tenta un rilancio aprendo un negozio di giocattoli con il marchio inglese Hamleys in corso Vittorio Emanuele, a Milano. A ottobre del 2025, tuttavia, è costretto a gettare la spugna. Giochi Preziosi ricorre al concordato preventivo per bloccare eventuali iniziative dei creditori e impostare un piano di rilancio per il gruppo che ha chiuso il 2025 con un patrimonio negativo per 217 milioni, una perdita di esercizio di 97 milioni e 410 milioni di debiti.
L’offerta cinese
Nei mesi si susseguono indiscrezioni su possibili piani di salvataggio del gruppo che vedrebbero Preziosi ancora protagonista o, comunque, coinvolto nell’azionariato e nella gestione della sua azienda. Alla fine, però, se le ultime voci troveranno conferma, saranno i cinesi di Superhisen a prendere il controllo di Giochi Preziosi attraverso un aumento di capitale da 80 milioni, subentrando al fondatore con un gruppo di altri investitori. Il gruppo nato in un garage a Baruccana 48 anni fa entrerebbe così nella nutrita schiera di aziende occidentali che sono finite fagocitate dai loro fornitori cinesi. Ma sarà davvero questo “il momento per finire” per Enrico Preziosi?
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25 maggio 2026 ( modifica il 25 maggio 2026 | 08:24)
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