di
Andrea Pasqualetto
Dal tour operator all’ateneo, le indagini e le allusioni
Un contributo importante è arrivato dagli specialisti finlandesi che hanno recuperato i corpi: i cinque sub morti alle Maldive hanno perso l’orientamento infilando una grotta secondaria senza via d’uscita. E lì avrebbero perso del tempo prezioso consumando tutta l’aria che avevano a disposizione fino alla morte. Annegamento? Asfissia? O meglio, anossia, come dicono i medici legali quando l’assenza di ossigeno è totale. Una prima riposta a questa ipotesi arriverà dalle autopsie sulle salme che inizieranno oggi all’obitorio di Gallarate.
Nel frattempo gli inquirenti di Malè (Maldive) e di Roma, competente a indagare sui reati che coinvolgono cittadini italiani all’estero, cercano di far luce sulle responsabilità penali rispetto alla più grande tragedia mai accaduta nell’arcipelago tropicale dell’oceano Indiano. Gli interrogativi a cui devono rispondere sono diversi: chi e a che titolo ha organizzato l’immersione a 60 metri di profondità nelle grotte di Thinwana Kandu? Chi ha autorizzato? Chi ha deciso l’attrezzatura, giudicata inadeguata a una simile discesa? Le bombole erano caricate con la giusta miscela? Avevano i brevetti? Università, tour operator e armatore potevano fare qualcosa per impedire la sciagura? E mentre gli inquirenti analizzano computer, telefoni, telecamera Go-pro, agende e il cosiddetto «piano di missione», si assiste a un palleggio di responsabilità fra le parti coinvolte nella tragica vicenda. La prima a partire con una presa di distanza è stata l’università di Genova, dove lavoravano la professoressa Monica Montefalcone e la ricercatrice Muriel Oddenino: «L’immersione non rientrava nelle attività previste dalla missione scientifica… e Federico Gualtieri e Giorgia Sommacal (due delle vittime, ndr) non facevano parte della missione», ha precisato fin da subito.
Il padre di Giorgia e marito della professoressa Montefalcone, ha sospirato affranto: «Mi sorprende che l’Università abbia già cancellato, con una fretta incomprensibile, mia moglie dal sito». E con lui la famiglia Gualtieri che parla per bocca dell’avvocato Antonello Riccio: «Trovo scandaloso il comportamento dell’ateneo, soprattutto rispetto alla professoressa Montefalcone. Quanto a Federico lui si è laureato in biologia marina proprio a Genova, non era lì per caso». Poi c’è Albatros Top Boat, il tour operator di Verbania dei pacchetti sullo yacht Duke of York dove si trovavano i sub, che ha sottolineato la propria estraneità ai fatti: «Noi non eravamo informati dell’immersione tecnica in grotta, siamo attrezzati solo per le ricreative: bombole standard, piombi e cinture , non sono sufficienti per andare in quelle grotte», ha precisato il loro legale, Orietta Stella, aggiungendo che il capobarca Gianluca Benedetti, guida dell’immersione, non è un loro dipendente: «Lavora per l’armatore maldiviano della barca, la Island Cruise Private, cui fa riferimento anche l’equipaggio». Allusioni, frecciatine, smarcamenti. Premessa: se dovessero emergere delle responsabilità da attribuire esclusivamente a qualcuno dei cinque sub rimasti intrappolati le indagini si chiuderebbero per morte del reo. In ogni caso rimarrà in piedi l’intricata questione dei risarcimenti. «Esiste la culpa in vigilando — ricorda l’avvocata Stella — che sorge quando è oggettivamente provato il lassismo del datore di lavoro rispetto all’imprudenza di un dipendente». Infine la giungla delle polizze. In genere i sub si affidano a Dan Europe che può arrivare a coprire anche la morte, oltre alle spese di ricerca e di recupero dei subacquei. «Non tutti loro l’avevano fatta», precisa Cristian Pellegrini di Dan Europe che ricorda lo straordinario comportamento degli speleosub finlandesi (ringraziati ieri anche dal governo italiano): «Hanno rifiutato il compenso in denaro ma noi insisteremo per una donazione».
25 maggio 2026 ( modifica il 25 maggio 2026 | 09:27)
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