L’atleta 26enne è arrivata ad alto livello nonostante la disabilità e il trauma cranico per un incidente in palestra
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25 maggio – 12:12 – MILANO
“Non sono una che piange durante i tornei perché non la reputo una buona idea, ma se penso a quello che ho passato quest’anno…”. L’ultimo smash di Francesca Jones, quello di maggior impatto, arriva a partita ampiamente finita, nel primo turno del Roland Garros, quando dall’altra parte non ci sono avversari ma giornalisti e telespettatori. La ragazza di Bradford si toglie più di un sassolino dalle scarpe e si gode un altro exploit di carriera: la prima vittoria nel tabellone principale di uno Slam. Arrivata in rimonta, soffrendo e al termine di una battaglia: termini a cui Jones è abituata dalla nascita, se è vero che è nata con otto dita nelle mani e sette nei piedi, oltre ad aver superato negli ultimi mesi persino una commozione cerebrale.
ossessione—
La malformazione congenita con cui è nata Francesca nel settembre 2000 è derivante da una rara sindrome, l’electrodattilia-displasia ectodermica-labiopasatoschisi (sindrome EEC). Jones ha vissuto sin dai primissimi anni col peso di interventi chirurgici anche solo per riequilibrare il peso del corpo alla sua particolare conformazione dei piedi. E ovviamente il tennis le è sempre stato caldamente sconsigliato. Ma l’ossessione ha battuto la natura: “Mi dicevano che non avrei mai potuto giocare” confessava cinque anni fa alla Itf, “così ho pensato che fosse il momento di fare esattamente il contrario. E dimostrare che potevo riuscire”.
battaglia a parigi—
E infatti gli exploit sono arrivati, gradualmente: esattamente dieci anni fa Jones ha vinto la sua prima sfida a Wimbledon juniores, ricordando in conferenza che “la malformazione è qualcosa di cui vado fiera. Molte persone mi hanno detto che non sarei stata capace neppure di tenere in mano la racchetta…”. Problema risolto: è stata modificata varie volte negli anni per permetterle un’impugnatura diversa ma ugualmente salda, ovviando alle due dita in meno. Si è presa il circuito per fame e voglia di arrivare. Dove? Al primo turno dell’Australian Open nel 2021, e fra le prime 100 lo scorso anno, grazie anche a due titoli: Contrexville e Palermo, entrambi a luglio. Ed entrambi su terra rossa, la superficie che l’ha resa grandissima a Parigi: ha perso malamente il primo set contro Haddad Maia, prima di mettersi elmetto e scudo e trascinarla al tie break del secondo e pareggiare i conti. A inizio terzo la brasiliana era avanti di un break e la situazione pareva di nuovo compromessa, prima che la caparbietà di Jones venisse fuori e le permettesse di vincere sei game di fila. Risultato: due ore e 42 minuti di battaglia autentica, prima dell’abbraccio liberatorio con i genitori a fine match.
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scacchi—
Messa la prima spunta verde a livello Slam, Jones si è aperta con sincerità: “Lo dico, è stato davvero un anno difficile”. Perché di mezzo, nell’ultimo periodo, si sono messi un malore a Bogotà (aprile 2025) e una commozione cerebrale in inverno, in seguito a un incidente in palestra: si è rotto il meccanismo di bloccaggio di una macchina da pressa per le gambe e la britannica si è ritrovata l’ingranaggio da 45 chilogrammi sulla testa e sul ginocchio, finendo inevitabilmente per doversi sottoporre alle cure del caso e mettere da parte il tennis per un po’: dopo l’Australian Open, chiuso con un ritiro all’esordio, aveva trovato solo una vittoria a livello Wta (a Miami), prima di imbarcarsi per il Roland Garros: “Ho vissuto il momento più difficile della carriera, quest’anno, e aver vinto persino rimontando rende tutto ancora più bello” ha confessato emozionata. Prima di scoccare una volta di più il proprio manifesto programmatico: “Posso vivere tutte le difficoltà possibili, ma io continuerò sempre a giocare a scacchi con me stessa per trovare una via di uscita”. A Parigi hanno annuito tutti.
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