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Stanno facendo discutere le recenti dichiarazioni che Mara Maionchi ha rilasciato al De Core Podcast su Sal Da Vinci e la sua Per Sempre Sì. D’altronde, non poteva andare diversamente: conta la maniera – fin troppo schietta e senza filtri – con cui sono state espresse. Conta soprattutto chi le ha pronunciate. Mara Maionchi è una che di musica se ne intende decisamente, una figura che esercita da decenni un’influenza sul mercato. Non parliamo di una tiktoker che si improvvisa esperta di musica, ma di un pezzo da novanta dell’industria.
No, ‘Per Sempre Sì’ non è “due cogli**i”
Volendo riassumere: Maionchi, 85 anni, considera Per Sempre Sì (vincitrice a Sanremo 2026) una canzone molto tradizionale, lontana dai suoi gusti personali orientati verso qualcosa di più moderno e particolare. Tradizionale e, per questo, antica e noiosa (“Due cog**oni”, lett.). Un’opinione tranchant, rispettabile, ma sulla quale non siamo d’accordo.
Se è vero che quest’anno il livello delle canzoni che hanno partecipato al Festival era medio-basso, è altrettanto vero che la kermesse premia la canzone italiana. E Per Sempre Sì è un bel brano italiano. Tradizionale, certo, ma non di certo “due cog**oni”. Anzi, il contrario: fa scatenare grandi e piccini. Ha scalato le classifiche e, ancora oggi, è nella top 10 dei brani più venduti. L’artista è seguitissimo anche oltreoceano (ieri è stato in Canada) con il suo tour; dal 15 luglio prenderà il via quello estivo. Poi una pausa e dal 7 ottobre di nuovo in giro per l’Italia.
I brani più venduti in Italia dal 18 al 22 maggio 2026 / Classifica FIMI
Il giudizio di Maionchi è quantomeno ingeneroso e anche un po’ paraculo. Se da una parte lo liquida con una battuta colorita, dall’altra addolcisce la pillola con una finta carezza: “Sal Da Vinci è una persona perbene”. Della serie: ti rispetto come persona, ma il brano è una mezza schifezza.
E se di storia si parla, va detto che quella di Sal è di tutto rispetto. L’artista partenopeo (nato in realtà a New York nel 1969) ha fatto la gavetta. Quella vera. Iniziando con il papà a cantare e recitare. Poi tante porte in faccia, qualche successo, Sanremo (aveva già partecipato nel 2009 con Non riesco a farti innamorare, terzo posto) e un periodo di alti e bassi. Quindi la rinascita con Rossetto e Caffè e la consacrazione con Per Sempre Sì (e tra poco esce anche il suo nuovo album). Insomma: se Mara Maionchi non è la prima che passa in ambito discografico, lo stesso si può dire per Salvatore Michael Sorrentino – questo il vero nome del cantante – in ambito artistico.
Per carità, Maionchi non lo ha messo in dubbio, ma è bene sottolinearlo. Così come viene naturale evidenziare che il brano sanremese era totalmente in linea con la tipologia di musica che Sal Da Vinci fa coerentemente da ormai decenni. La canzone napoletana, sì. E quindi? “A Napoli fanno robe meravigliose”, ha infatti aggiunto Maionchi. Pure qui, altra carezza. Ma il retropensiero sembra sempre lo stesso: roba meravigliosa, ma vecchia.
La (vera) storia di Sal Da Vinci: il debutto a 7 anni a teatro, il passato da attore, poi il successo di “Rossetto e caffè” I numeri sono dalla parte di Sal Da Vinci
Eppure gli streaming – se proprio vogliamo dirla tutta – dicono altro. Senza ampliare troppo il discorso alla musica di interpreti partenopei più in generale (Geolier per citarne uno), anche Sal Da Vinci i suoi numeri li fa. E non sono numeretti. Oltre 3.4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify. Per Sempre Sì viaggia verso i 32 milioni di streams, mentre Rossetto e Caffè ha superato gli 82 milioni. Ma possiamo andare ancora più indietro: Non riesco a farti innamorare (10.8 milioni), Non è vero che sto bene (4,7 milioni).
Così antico, dunque, da fare numeri che molti giovani si sognano. Liquidarlo come un canto all’italiana pure noioso è una miopia culturale che non ci si aspetta da Mara Maionchi, una figura che ha fatto la storia della discografia italiana (è stata lei a lanciare, tra gli altri, Tiziano Ferro, Umberto Tozzi, Gianna Nannini), collaborando con i giganti della musica, da Mogol e Lucio Battisti fino a Fabrizio De André, Mia Martini e Mango.
Il punto non è lei, infatti. Bensì che la sua voce, autorevole, dia ancora adito a un vizio radicato e diffuso secondo cui la tradizione è una colpa. Nella musica, invece, c’è spazio per tutti. Figurarsi per Sal Da Vinci.
Mara Maionchi senza filtri: “Per sempre sì di Sal Da Vinci? Due cogli**i”. Poi parla di Nannini, Ferro e Mango
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