di
Vera Martinella
Uno studio confronta due medicinali ugualmente efficaci nel rallentare la malattia e ampiamente utilizzati: con uno gli effetti collaterali sono minori
Con oltre 40mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, quello alla prostata è il tumore più comune nei maschi italiani. La maggior parte dei casi viene scoperta precocemente, quando la neoplasia è confinata, ma col passare degli anni cresce il numero di pazienti con una malattia in stadio avanzato, ovvero metastatica o resistente alla castrazione. Poter scegliere una terapia efficace nel rallentare la progressione della neoplasia e con pochi effetti collaterali è desiderio dei diretti interessati e dei loro familiari, per questo c’era grande attesa per uno studio che verrà presentato nei prossimi giorni a Chicago, al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology: i risultati (anticipati durante una conferenza stampa con i giornalisti) indicano con quale farmaco si possono avere un minore declino cognitivo e meno disturbi di concentrazione e memoria.
Due farmaci efficaci, con effetti collaterali diversi
«Oggi abbiamo moltissimi trattamenti diversi che ci consentono di rallentare il tumore e allungare le prospettiva di vita dei malati – dice Orazio Caffo, oncologo membro del direttivo della SIUrO (Società Italiana di Uro-Oncologia) -. Guadagnare tempo è fondamentale, ma non meno importante è la qualità di vita delle persone: per questo, nella scelta del trattamento migliore nel singolo caso, bisogna sempre valutare l’efficacia della cura e i suoi effetti collaterali. Gli esiti dello studio ARACOG ci aiutano in questo senso perché evidenziano che con darolutamide i pazienti hanno un declino cognitivo inferiore rispetto a enzalutamide». Si tratta di due medicinali (entrambi appartenenti alla categoria degli inibitori della via del recettore degli androgeni, cosiddetti ARPI) ampiamente utilizzati e altamente efficaci per il cancro alla prostata in stadio avanzato.
«Proprio grazie alla loro efficacia possono essere somministrati anche per anni ed è proprio in questi casi che gli effetti a lungo termine possono essere rilevanti – spiega Caffo, professore associato di oncologia dell’Università di Trento e direttore dell’Oncologia Medica all’Ospedale Santa Chiara -.
Sulla base di questo studio uno mostra di avere minor impatto sul deterioramento cognitivo: questa differenza può essere spiegata dalla limitata capacità di darolutamide di penetrare nel cervello Il che offre un vantaggio nel preservare funzioni cognitive quali concentrazione e memoria, preziose per potersi mantenere efficienti nella vita quotidiana e nell’attività lavorativa».
Lo studio ARACOG su 111 pazienti
Sia darolutamide che enzalutamide riducono la progressione del tumore e migliorano la sopravvivenza nei pazienti affetti da cancro alla prostata. Tuttavia, alcuni studi hanno suggerito che chi assume enzalutamide presenta un rischio maggiore di sintomi neurologici, come convulsioni e cadute, rispetto a chi assume darolutamide. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che enzalutamide attraversa la barriera emato-encefalica a livelli più elevati rispetto a darolutamide. I ricercatori americani, guidati da Alicia Morgans del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno condotto lo studio di fase due ARACOG per confrontare direttamente gli effetti cognitivi dei due farmaci.
Sono stati reclutati 111 uomini (età media 71 anni) con cancro alla prostata non metastatico resistente alla castrazione, metastatico resistente alla castrazione o metastatico ormono-sensibile. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: una metà ha assunto un farmaco, l’altra metà l’altro.
I test dopo 24 settimane di trattamento indicano che con daralutamide si hanno meno effetti collaterali per quanto riguarda funzioni cognitive quali memoria, linguaggio, attenzione, concentrazione
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25 maggio 2026
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