di
Alberto Giulini
Commercialista torinese, 36 anni, abita a Milano ma la famiglia è di Casale Monferrato. Lo Russo: «Fatti gravissimi, comportamenti irresponsabili e criminali di alcuni». Pierluigi Basoccu: «Il cranio era frantumato»
Resta in osservazione in terapia intensiva Marco Basoccu, il tifoso della Juventus rimasto ferito ieri pomeriggio a Torino negli scontri che hanno preceduto il derby tra Torino e Juventus nel match valido per la 38/a giornata di Serie A.
Ultime notizie dall’ospedale
Secondo le ultime notizie divulgate dall’ospedale delle Molinette il paziente è stato sottoposto in mattinata a una nuova tac di controllo: Basoccu è stabile e, anche alla luce di questo ulteriore accertamento, rimane intubato in osservazione, in terapia intensiva nel principale nosocomio del Capoluogo piemontese e con prognosi riservata. Il 36enne, commercialista di famiglia piemontese che abita a Milano, è stato sottoposto domenica sera a un delicato intervento neurochirurgico per un severo trauma cranico rimediato nel corso degli scontri prepartita. «È in coma farmacologico, è stata in parte ricostruita la calotta cranica perché la frammentazione era totale – ha spiegato il padre, Pierluigi Basoccu -. I medici hanno optato per una chiusura provvisoria con una membrana, una soluzione che però favorisce la dilatazione del cervello, l’aspetto che preoccupa di più i dottori in questo momento. Ha passato una notte tranquilla ma i danni non sono ancora calcolabili».
Chi è Marco Bosoccu
Marco Basoccu (Marco Leonardo il nome completo) è cresciuto a Casale Monferrato, spiega la testata La Vita Casalese, ha studiato al liceo scientifico Palli e giocato nel settore giovanile del Casale. Da anni si è trasfrito a Milano dove lavora come commercialista. A Casale vivono ancora i genitori, che ieri sera, non appena appresa la notizia, sono subito accorsi a Torino all’ospedale delle Molinette, dove il ferito è stato trasferito dopo un primo ricovero al Mauriziano. Con lui anche diversi compagni del gruppo ultrà.
Le indagini: 8 tifosi bianconeri in arresto
Sono stati arrestati otto tifosi della Juventus intanto per i disordini scoppiati domenica pomeriggio, in cui si registrano anche 4 poliziotti feriti. Gli ultrà sono accusati a vario titolo di resistenza a pubblico ufficiale, lancio di materiale pericoloso e possesso di artifizi pirotecnici in occasione di manifestazioni sportive. Tre di loro sono stati arrestati in flagranza, altri cinque in differita grazie alle immagini registrate con il drone della polizia. Sono stati inoltre emessi 11 Daspo.
Proseguono intanto le indagini della Digos di Torino per identificare e valutare la posizione di altri tifosi coinvolti negli scontri, anche attraverso un filmato in cui si vedrebbe il ferimento del tifoso. Il bilancio dei feriti, tra le forze dell’ordine, è di sei contusi.
Il giallo del lacrimogeno
Secondo i primi accertamenti a ferire Basoccu, in città con il gruppo dei Viking di Milano, sarebbe stato il «fuoco amico» di una bottiglia scagliata da un altro sostenitore della Juve durante gli scontri con la polizia. Non trova invece conferme l’ipotesi – sostenuta dagli ultrà bianconeri e dalla famiglia del ferito – di un lacrimogeno scagliato ad altezza uomo: non sarebbero stati rilevati segni di bruciature ma lesioni compatibili con un oggetto contundente come il vetro di una bottiglia.
Il padre di Marco Bosoccu: «È stato un lacrimogeno»
La versione del lacrimogeno si era diffusa all’interno del settore ospiti e continua ad essere quella di Pierluigi Bosoccu: «Spero mio figlio si riprenda e non abbia danni permanenti. Ho fatto il viaggio da Casale temendo di vederlo su un tavolo di marmo, ho avuto la benedizione di vederlo ancora in vita e questo un po’ mi aiuta. L’impatto è stato fortissimo e devastante e ho testimonianze dei ragazzi che erano lì con lui: è stato un razzo lacrimogeno sparato ad altezza uomo. Mi sono indignato leggendo la versione di una bottiglia, quella al massimo provoca qualche punto di sutura. Un ragazzo accanto a mio figlio ha sentito il botto e lo ha visto cadere a faccia in giù. Si è rialzato per reazione, ma è di nuovo caduto in un lago di sangue. I Viking non sono fanatici, ma ragazzi assolutamente pacifici, semplicemente tifosi. Si trovavano nell’antistadio in attesa di essere convogliati nel settore ospiti, poi la polizia ha iniziato a lanciare lacrimogeni. E uno di questi è disgraziatamente atterrato sulla testa di mio figlio». Una versione che le indagini della questura di Torino dovranno verificare.
IN UN FILMATO IL MOMENTO DEL FERIMENTO
In ostaggio dei tifosi
Gli ultrà bianconeri, che in un primo momento avevano lasciato gli spalti, si erano poi accalcati sulle balaustre invocando il rinvio della gara. «Sospendete la partita», il coro che si era levato a più riprese dai tifosi della Juve. Una richiesta cui avevano dato corda i giocatori e la dirigenza, presentandosi a più riprese a dialogare sotto il settore ospiti.
La Lega Serie A ha negato la presenza di altri slot disponibili per riprogrammare la sfida, ricevendo il via libera della questura a disputare regolarmente la gara, pur con un’ora di ritardo. Alla gara non hanno assistito i gruppi organizzati delle due tifoserie, usciti dallo stadio dopo aver rimosso tutti gli striscioni.
Le reazioni
Una dura condanna alla guerriglia tra tifosi bianconeri e polizia è arrivata dal sindaco Stefano Lo Russo: «Quanto accaduto è gravissimo. Quella che doveva essere una serata all’insegna del calcio e del divertimento a causa del comportamento irresponsabile e criminale di alcuni è degenerata in scontri e violenze. Non sono questi i valori che lo sport intende trasmettere».
«Sicuramente i derby nelle ultime giornate sono una cosa di cui dovremo tener conto nel dare le oltre 400 variabili nella preparazione del calendario», ammette intanto Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, ospite di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1. «Il bilancio dell’anno è stato positivo, rovinato da questo finale che tutti avremmo voluto evitare. Dispiace che la giornata sia stata rovinata da un branco di teppisti e delinquenti. Surreale che una parte minoritaria di tifosi si arroghi il diritto di decidere se far continuare o meno la partita».
Nella tarda mattinata di lunedì il commento del ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «I fatti di ieri sono violenze per lo sport. Lo sport deve unire, poi ci può essere la rivalità tra i tifosi del Toro e della Juventus. Incredibile che per una partita di calcio ci debbano essere degli scontri così violenti». «Quello di ieri non è sport: è delinquenza ed è criminalità. Abbiamo bisogno di buoni esempi e la cronaca nazionale offre scenari raccapriccianti, c’è mancanza di rispetto assoluto e mancanza di rispetto per la vita», rincara il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, mentre per Giancarlo Abete, candidato presidente Figc «È stata una brutta pagina. Serve una riflessione su come far essere più sereno il nostro mondo».
Il sindacato di polizia
L’Associazione funzionari di Polizia esprime «la più ferma e netta condanna per i gravissimi episodi di violenza verificatisi a Torino». «Aggredire gli operatori chiamati a garantire sicurezza, ordine pubblico e incolumità dei cittadini significa colpire direttamente lo Stato e le sue istituzioni», scrive in una nota il segretario Enzo Letizia. «La tenuta del dispositivo di ordine pubblico ha consentito di evitare che la violenza degenerasse ulteriormente, scongiurando conseguenze potenzialmente ben più gravi, assicurando nell’immediatezza alla giustizia un numero significativo di ultrà violenti e consentendo l’adozione dei primi conseguenti provvedimenti, compresi i Daspo, nei confronti dei responsabili». Poi, la richiesta di maggiore prevenzione: «Occorre una risposta ferma e coerente anche sotto il profilo amministrativo e sportivo, affinché chi trasforma un evento sportivo in un teatro di guerriglia urbana sia allontanato con determinazione dagli stadi e da ogni contesto in cui possa tornare a mettere a rischio l’incolumità pubblica e l’autorità dello Stato».
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25 maggio 2026 ( modifica il 25 maggio 2026 | 17:11)
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