di
Alfio Sciacca

Modena, la polizia continua l’analisi di pc e telefonini sequestrati in casa del 31enne. Accertato che passava intere giornale a navigare su Internet

Modena Negli ultimi mesi buona parte della sua giornata la trascorreva navigando su Internet. Dal mattino fino a sera tardi Salim El Koudri stava costantemente attaccato al pc o al cellulare. Una frequentazione compulsiva che, da quando aveva perso il lavoro, era diventata la sua vera occupazione.

In rete guardava di tutto. Siti e piattaforme social che gli inquirenti stanno passando al setaccio. Si è così scoperto che alcune settimane fa il 31enne avrebbe visionato e scaricato anche contenuti relativi ad attentati terroristici avvenuti in Europa, con modalità analoghe a quelle che lui ha messo in atto il 16 maggio scorso, lanciandosi con l’auto sulla folla nel centro di Modena.



















































Al momento è solo un indizio. Insufficiente per trarre facili conclusioni. «Stiamo esaminando tutti i device sequestrati ma è presto per dare il giusto peso ad ogni contenuto che rintracciamo», avvertono gli inquirenti. Sicuramente da ciò che hanno già esaminato gli uomini della Squadra Mobile e della Digos di Modena si può escludere allo stato che il 31enne avesse intrapreso un percorso di radicalizzazione. Non emergono contatti con gruppi o associazioni islamiche. Inoltre non avrebbe scaricato scene violente o azioni armate. «Entro una settimana — aggiungono gli inquirenti — avremo un quadro più chiaro su ciò che abbiamo trovato nei pc, telefonini, hard disk e pendrive».

Il movente di quella che poteva essere una strage con un bilancio ancora più grave al momento è ignoto. L’ipotesi privilegiata resta quella del rancore accumulato da Salim per l’impossibilità di riuscire a trovare un lavoro, nonostante la laurea in Economia. Il 31enne si era convinto di essere discriminato per via delle sue origini marocchine, anche se è nato e cresciuto in Italia. Questo potrebbe averlo spinto ad organizzare una sorta di «vendetta» contro gli italiani.

Vanno poi tenuti nel giusto conto i suoi disturbi psichiatrici. Anche se non era incapace di intendere e volere aveva una patologia non curata. Fragilità sulla quale potrebbe aver fatto breccia qualche contenuto visto in Rete. Una sorta di innesco che lo ha portato ad utilizzare la propria auto per tentare di fare una strage. Se questo scenario dovesse essere confermato, oltre all’accusa di strage e lesioni, la Procura di Modena gli potrebbe contestare anche l’aggravante dell’odio razziale e della premeditazione. Al momento, invece, non ci sono elementi per parlare di terrorismo.

Intanto sono stati tutti tradotti i testi in arabo trovati in casa di Salim. È stato accertato che sono del padre. Si tratta di contenuti di natura storica (lui è laureato in letteratura araba), con riflessioni sul colonialismo nei Paesi africani. «Sapevamo già che erano del padre — spiega il legale di fiducia, Fausto Gianelli—. Salim infatti scrive in italiano, mentre solo i genitori utilizzano l’arabo. In quei testi ci sono anche delle critiche al colonialismo. Il padre non ne fa mistero e mi ha confermato di avere partecipato a due conferenze sul colonialismo e su come ha impoverito alcuni Paesi. Nulla comunque a sfondo islamista o religioso».

La figura del padre è molto importante nella vita di Salim. «Dovevo trovare un lavoro, non potevo deluderlo», ha spiegato qualche giorno fa. È stato per lui un punto di riferimento, culturale e religioso, con il quale però di recente si era instaurato un rapporto molto conflittuale.

25 maggio 2026