La paura dell’Ebola è durata per ore, ma alla fine i test hanno escluso il peggio. Due cooperanti italiani rientrati dall’Uganda e ricoverati all’ospedale Sacco di Milano con sintomi sospetti sono risultati negativi al virus. A causare il malessere sarebbe stato invece un batterio molto diffuso: la Shigella (è un genere di batteri responsabili della shigellosi (o dissenteria bacillare), un’infezione intestinale molto contagiosa). L’allarme era scattato nella mattinata del 25 maggio tra Lurate Caccivio e Bulgarograsso, nel Comasco, dove vivono i due pazienti, un uomo di 31 anni e una donna di 33. Entrambi erano appena tornati in Italia dopo tre mesi trascorsi in Uganda con i missionari comboniani, in una zona vicina al Congo, Paese interessato da casi di Ebola.


I due erano atterrati domenica mattina a Malpensa con un volo proveniente da Addis Abeba. Poco dopo il rientro avevano iniziato ad accusare sintomi compatibili con una possibile infezione virale: febbre alta, nausea, vomito, diarrea e disturbi neurologici nel caso della donna, problemi intestinali e lieve febbre per l’uomo. La situazione ha fatto immediatamente scattare il protocollo sanitario per i casi sospetti di Ebola. I pazienti sono stati trasferiti con ambulanze separate all’ospedale Sacco di Milano, struttura di riferimento per le malattie infettive, e ricoverati in isolamento in attesa degli esami.


Nel corso della giornata era stata presa in considerazione anche l’ipotesi malaria, soprattutto perché la figlia della donna aveva contratto la malattia durante la permanenza in Africa. Anche questa possibilità, però, è stata esclusa dai medici. In serata è arrivata la conferma definitiva: nessun contagio da Ebola. Gli esami hanno invece rilevato la presenza della Shigella, un batterio che provoca infezioni intestinali e sintomi gastrointestinali anche intensi.


Nel frattempo, in via precauzionale, i familiari dei due cooperanti erano stati posti in isolamento fiduciario nelle proprie abitazioni, mentre l’assessorato al Welfare della Regione Lombardia ha mantenuto contatti costanti con il ministero della Salute per ricostruire gli spostamenti e i contatti avuti durante il viaggio di ritorno. L’assessore regionale Guido Bertolaso ha spiegato che, in caso di conferma dell’Ebola, i pazienti sarebbero stati trasferiti allo Spallanzani di Roma, centro nazionale specializzato nella gestione di questo tipo di emergenze infettive. Ha però anche rassicurato sul rischio di diffusione in Italia, ricordando che il virus necessita di precise condizioni ambientali e sociali per propagarsi rapidamente. «Se fossero state rispettate le corrette tempistiche e procedure si sarebbe potuta evitare l’attivazione di un allarme mediatico che ha comportato un notevole dispiego di risorse e attività operative», ha aggiunto Bertolaso in polemica con la sindaca di Lurate Caccivio, il paese di uno dei due cooperanti, Serena Arrighi, per alcune sue dichiarazioni ritenute incaute perchè effettuate prima dell’esito dei test. I cooperanti sono un uomo di 31 anni residente a Bulgarograsso (Como) e una donna di 33 anni residente a Lurate Caccivio (Como).





Cos’è la Shigella, sintomi e come si trasmette

La Shigella è un batterio che provoca un’infezione intestinale chiamata shigellosi.

Il contagio avviene per via oro-fecale, soprattutto attraverso acqua o alimenti contaminati, come verdure crude, latte e latticini, ma può trasmettersi anche tramite il contatto diretto con persone infette o superfici contaminate. I sintomi più comuni sono febbre, nausea, crampi addominali e diarrea, che nei casi più seri può contenere sangue o muco. Generalmente l’infezione dura tra 4 e 7 giorni e tende a risolversi con reidratazione e riposo, mentre nei casi più gravi può essere necessario ricorrere agli antibiotici. La prevenzione si basa soprattutto su una corretta igiene delle mani e sulla sicurezza nella manipolazione degli alimenti.


Ultimo aggiornamento: lunedì 25 maggio 2026, 22:26





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