C’è chi aspetta, ma c’è anche chi passa. Hormuz non è blindato e, chi riesce ad avere una rotta sicura, lontana dalle bombe, naviga. Basta spegnere l’Ais, i dispositivi che consentono la localizzazione da remoto di una nave e di seguire la sua rotta. Sistemi sofisticatissimi che attraverso la registrazione Imo, consentono alle imbarcazioni di tutto il mondo di identificarsi a vicenda e di trasmettere dati importanti alle altre barche, ma anche alle stazioni terrestri e ai centri di traffico sulla costa.
Senza Ais si procede al buio, ma chi sa dove andare e quali sono i punti di riferimento sulla costa riesce comunque ad avanzare senza eccessivi problemi. E questi passaggi, per così dire silenziosi, non sarebbero affatto pochi. Secondo Bloomberg infatti, l’Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc) sta trasportando petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz ricorrendo proprio al transito ombra. Sempre secondo Bloomberg, ripresa dalla Tass, la società sta ricorrendo al cosiddetto transito ombra, in base al quale le navi attraversano lo stretto con i transponder spenti. Bloomberg ha osservato che ciò consente all’Adnoc di continuare a esportare petrolio, prodotti petroliferi e gas naturale liquefatto nonostante le crescenti tensioni nella regione. Sempre secondo le fonti di Bloomberg, la società starebbe utilizzando navi collegate all’operatore logistico Navig8 e alla societa chimica Wanhua Chemical Group. Questo significherebbe che dopo aver attraversato lo Stretto di Hormuz, i carichi vengono trasferiti su altre navi al largo della costa vicino ai porti di Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e Sohar in Oman, oppure indirizzati verso i porti in India.
Il passaggio
Ci sarebbero altri produttori di petrolio del Medio Oriente pronti a tentare di mantenere le forniture attraverso lo stretto, sebbene la maggior parte di essi dipenda da petroliere noleggiate e dalla cautela degli armatori. È chiaro che nel caso di navi non di proprietà della compagnia, che rischia direttamente, per muoversi è necessario l’ok dell’armatore proprietario della nave che deve fare i conti innanzitutto con i costi assicurativi di una decisione del genere. Al di là dei passaggi ombra, comunque, nel fine settimana sarebbero proseguiti anche gli attraversamenti autorizzati a conferma del fatto che le trattative stanno lentamente allargando le maglie dei controlli. Secondo Marin Traffic sarebbero 21 i transiti verificati e registrati tra il 23 e il 25 maggio nell’area monitorata. L’attività e stata più intensa il 23 maggio, con 12 attraversamenti, seguita da 8 il 24 maggio e 1 finora il 25 maggio.
Secondo Marine Traffic, l’elenco degli attraversamenti del fine settimana includeva merci generiche, container, bestiame, Gnl, petrolio greggio, Gpl, ammoniaca, fertilizzanti, rinfuse secche, piattaforme offshore e navi di supporto, a dimostrazione «che lo Stretto rimane operativo in diversi segmenti commerciali». In termini di direzione, i flussi del fine settimana sono stati prevalentemente da ovest a est, con 16 dei 21 attraversamenti in quella direzione e 5 da est a ovest. C’è poi l’analisi di Kpler sulle rotte che mostra gli attraversamenti. Da questa analisi risulta che i movimenti più importanti sono concentrati principalmente lungo la rotta iraniana: 12 dei 21 movimenti hanno seguito tale corridoio. Altri 8 attraversamenti sono stati classificati come rotta sconosciuta non tracciata. E proprio questo dato conferma che ci sono navi in movimento che non si fanno rintracciare: le posizioni vengono lette solo quando ricompare il segnale Ais e si possono ricostruire gli spostamenti.
Intanto l’Organizzazione marittima internazionale non ha confermato ulteriori attacchi alle navi dopo il 10 maggio, mantenendo invariato il quadro degli incidenti.
Il dato
Questo dato fornisce un segnale di sicurezza più stabile a breve termine, ma non indica ancora una completa de-escalation. Il proseguimento degli attraversamenti, dunque, avviene man mano che i colloqui tra Stati Uniti e Iran mostrano segnali di progresso. Il fatto che Hormuz e la libertà di navigazione, sia diventato un tema centrale, evidentemente, ha fatto allentare la morsa dei controlli tanto che anche le navi ancora bloccate stanno piano piano guadagnando posizioni di vantaggio nel caso arrivi il via libera. I segnali su Marin Traffic sono evidenti da questo punto di vista almeno per quanto riguarda le tanker in uscita. Per quelle in ingresso, invece, saranno le raffinerie a sancire le priorità del carico.
La possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, diventata centrale nel memorandum d’intesa in discussione tra le parti, viene letta come un segnale di allentamento delle tensioni tra Stati Uniti e Iraniche la Cnn parla di “incubo logistico” che scatterebbe alla riapertura. Secondo l’emittente il sistema del trasporto petrolifero nel Golfo richieda una complessa sequenza di operazioni prima di tornare a regime. Nel Golfo, infatti, restano bloccate oltre 160 petroliere, con circa 170 milioni di barili di greggio a bordo. Prima ancora di parlare di piena riapertura, queste navi dovranno defluire dallo stretto e liberare i corridoi di transito: un’operazione lenta, complessa e condizionata dalle capacità portuali e dalla sicurezza della navigazione. Secondo gli analisti di Kpler, il ripristino completo del traffico potrebbe richiedere fino a tre mesi. Il secondo nodo riguarda le scorte accumulate a terra durante il blocco.
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