Nate Jacobs (Jacob Elordi) muore nel settimo episodio della terza stagione di Euphoria. Lo scriviamo senza eufemismi perché Levinson lo fa senza eufemismi. E il modo in cui muore è così volutamente, programmaticamente orribile da meritare di essere discusso come scelta artistica prima ancora che narrativa.
Naz lo fa seppellire vivo sotto il cantiere del suo stesso villaggio pensionistico — quella Sunset Settlers che era il sogno di Nate, la prova che poteva essere qualcosa di diverso da suo padre, e che è diventata invece la sua bara letterale. C’è un tubo per respirare. Tre giorni. La disidratazione farà il resto. Cassie ha tre giorni per trovare un milione di dollari.
Levinson ha raccontato a Esquire che l’idea originale era diversa: Nate soffoca o muore di caldo. Il serpente gli è venuto in mente una mattina in macchina con la moglie Ashley, mentre ascoltavano Otis Redding a finestrini aperti. «E se il serpente entrasse nel tubo e rimanesse intrappolato nella bara con lui?» Ashley ha risposto: «È questo che stavi pensando?» Non tutte le scene oscure nascono da un luogo oscuro. Questa da una bella mattina di sole a Los Angeles e da Otis Redding a tutto volume.
Il risultato sullo schermo è puro Edgar Allan Poe. Il serpente a sonagli — vero, come ha tenuto a precisare Levinson — percepisce il movimento nel terreno, striscia nel tubo, scende nella bara. Nate, in catene, sente qualcosa avvicinarsi nell’oscurità e grida «Grazie, Dio», convinto di essere salvato. Il serpente lo morde alla gola. Quando Cassie e Maddy aprono la cassa, Nate è già morto: lingua gonfia e viola, il veleno ha completato il suo lavoro, il serpente è ancora lì sopra. La regia taglia sul pianto di Cassie.
Era un personaggio odioso, Nate. Levinson lo sapeva, e sapeva che il pubblico aspettava la sua fine da tre stagioni. «Come posso dargli quello che vuole», ha detto, «ma renderlo così orribile e angosciante che, quando accade, il pubblico non sia più così sicuro di averlo voluto?» La domanda è arrivata. Ci siamo ritrovati a sperare che Cassie arrivasse in tempo. Non è arrivata. E il senso di colpa — per aver voluto la punizione di Nate, per aver guardato Euphoria con il compiacimento del giustiziere — è parte del progetto.