L’allenatore del Como ripercorre la storica stagione e ringrazia il Cagliari per il successo sul Milan: “La sconfitta col Sassuolo il momento più difficile, l’aver fatto ‘famiglia’ la nostra forza. Abbiamo già iniziato a parlare di mercato, non vedo l’ora di ricominciare”
È un Fabregas un po’ diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere nelle conferenze durante il campionato. Rilassato non si può dire perché la sua indole non glielo permette. Forse è più calmo. Nella pancia del Sinigaglia, il giorno dopo la grande festa in città, nel riassumere la stagione si vede un uomo che finalmente tira il fiato e si gode il momento. “È stata una stagione pazzesca anche nella continuità – dice il tecnico spagnolo -. Pochi alti e bassi, gestita bene, ricordo forse al massimo due sconfitte di fila. Il momento più duro forse nel finale con il pareggio di Udine, la mazzata in Coppa Italia a San Siro, la sconfitta col Sassuolo. Ma ci siamo siamo stretti come squadra, come una famiglia, non era scontato rialzarsi, la squadra è molto giovane. Sono qui oggi perché abbiamo fatto una cosa storica, se fossimo arrivati quinti non avrei fatto questa conferenza”.
Grazie Fabio!—
Il ricordo più forte è ancora la sera di domenica a Cremona, tutta la tensione nel seguire gli ultimi secondi della partita del Milan. “È avvenuto tutto molto velocemente – racconta Fabregas -, c’era lo stress di non sapere cosa stesse succedendo, dopo il nostro quarto gol è vero, ho chiesto cosa facessero le altre. Ci meritavamo di stare dentro, ci abbiamo creduto fino alla fine e siamo stati premiati”. E a proposito di Milan, Cesc svela un piccolo segreto personale. “Ho ricevuto tantissimi messaggi di congratulazioni. Conte, Mourinho, Wenger, ex compagni tantissimi. E poi Pisacane: la seconda persona, dopo la mia famiglia, a cui ho mandato un video. Fabio va sempre per la vittoria, e quando lo fa un amico è una cosa ancora più speciale”.
Maturazione—
Poi l’analisi della stagione nel complesso e un bilancio sulla sua esperienza nel calcio italiano. I complimenti sono per avere fuso giochismo e risultatismo, per avere portato una visione nuova nel nostro Paese che mai come oggi ha bisogno di idee fresche e coraggiose. “Non siamo nessuno per insegnare niente a nessuno – puntualizza Cesc -, abbiamo fatto un percorso, noi non cambiamo stile per nessuno, al massimo per i nostri tifosi. Là fuori con il presidente Suwarso e direttore sportivo Ludi e tutti gli altri siamo troppo forti, se l’anno prossimo finiamo quattordicesimi ripartiremo. Io personalmente in Italia mi sento cresciuto, nella seconda parte della stagione mi sento migliorato nella gestione in panchina, prima ero più emotivo. Sono più sicuro di me, della squadra e del nostro lavoro”.
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Nico? Vedremo…—
Se il suo futuro a Como non è in dubbio, non altrettanto quello della stella Nico Paz. Con la qualificazione in Champions sono cresciute le chance di vederlo in biancoblù un altro anno? “Nico è stato fondamentale quest’anno – spiega Fabregas – e penso che, su questo tema, quanto meno dico meglio è. Però abbiamo cominciato a parlarne internamente, posso dire che sono tranquillo, lasciamo lavorare chi di dovere, si parlerà con il Real e poi si vedrà. Sul mio futuro ho già fatto chiarezza, qui sto bene, sono in un momento perfetto, mi sento all’università. E non siamo ancora nemmeno al 50 per cento di dove possiamo arrivare. Ora mi prendo un paio di giorni di riposo e poi riparto subito. Sarà una stagione difficile con tre competizioni. Abbiamo cominciato già a pensare al mercato. Voglio avere la rosa al completo il più in fretta possibile, questa stagione sarà una cosa ancora più importante. Ci saranno più partite e meno allenamenti, per cui prima che inizi bisogna fare più allenamenti e meno partite. Non vedo l’ora”.
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