Foto Beppe Brancato
Ricorda un atelier d’artista, dove le opere si mescolano a tasselli di vita, a quei piccoli pezzi che forniscono ispirazione e si amalgamano diventando parte un progetto più ampio. La casa dell’architetto Cristian Minerva (fondatore con Alessandro Colmanni dello studio di progettazione milanese Offstage) si trova al piano rialzato di un edificio in zona Bocconi a Milano ed è pensata per la sua famiglia “in servizio attivo”, la moglie Giorgia e il figlio Sebastiano, mentre gli altri figli più grandi, ormai indipendenti, capitano qui solo saltuariamente di passaggio.
Appena entrato nell’appartamento, ancora prima della ristrutturazione, Minerva ha intuito la potenzialità degli interni, attratto immediatamente dai dettagli originali, la palladiana in marmo dell’ingresso, le porte in vetro martellato colorato, gli alti soffitti con decori gentili e angoli stondati, il parquet dell’epoca. «Amo molto questa casa perché l’ho sentita subito mia, e così l’abbiamo trasformata in un contenitore delle nostre cose. La trattiamo con molto amore», afferma l’architetto. In primis, custode della montagna di libri, dei quadri dipinti dal padrone di casa e le poche ma amatissime opere di amici artisti: su tutte, le immagini del progetto fotografico Stella Maris di Rachele Maistrello e la scultura a parete in metallo Out of Stock di Paolo Gonzato o, ancora, le foto dell’amico reporter di viaggio Walter Meregalli. Gli arredi che sembrano messi insieme seguendo il citerio della stratificazione, compongono un insieme senza tempo.
Foto Beppe Brancato
L’appartamento ha un passato illustre: tutto l’edificio di quattro piani di epoca Anni 30, era appartenuto al pittore Enrico Baj, che lo aveva acquistato e suddiviso in unità per collocarvi la sua famiglia. L’artista ha vissuto in uno degli appartamenti e lavorato nello studio ricavato nel padiglione ancora presente nel cortile. Quando Minerva l’ha preso in mano, l’appartamento si trovava in condizioni quanto meno discutibili, esito delle modifiche e degli interventi eseguiti nel corso degli anni. Ma la struttura fondamentale era lì, ben riconoscibile e chiedeva soltanto di essere riportata alla luce, e al centro della scena.
Foto Beppe Brancato
Ora i 100 mq sono suddivisi in zona giorno, due camere da letto, un bagno principale un altro di servizio “esterno”. Vi si accede dalla cucina ed è stato intelligentemente recuperato in uno sgabuzzino sul balcone che dà sul giardino di 30 mq. Un vero lusso per i milanesi questo scampolo di verde nel centro città. «All’interno della casa abbiamo voluto riprendere i colori del giardino usando due tonalità di verde, più o meno intense. Un trait d’union anche coi pezzetti di marmo Verde Alpi inclusi nella palladiana originale che sta all’ingresso», afferma Minerva. Come per richiamare all’interno i colori delle foglie delle cycas e del rigoglioso nocciolo che si vedono dalle finestre.
Un uso del colore non banale, con abbinamenti non scontati in tutta la casa. Non fa eccezione la cucina, declinata in una calda nota di mattone-arancio. «Bellissimo d’estate in contrapposizione al verde della natura e più malinconico e avvolgente in autunno durante le colazioni della mattina», conclude Minerva.
Foto Beppe Brancato
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