L’invecchiamento della popolazione sta trasformando la demenza in una delle principali sfide sanitarie dell’Emilia-Romagna, dove quasi un abitante su quattro ha più di 65 anni. In provincia di Parma le persone seguite dai Centri disturbi cognitivi e demenze del territorio e dell’Ospedale Maggiore sono 6.585 con 2.690 persone che hanno effettuato una prima visita nel 2025 (dati recentemente trasmessi alla Regione Emilia Romagna per il report annuale demenze dalle Aziende Sanitarie di Parma). Ma secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, i servizi sanitari riescono oggi a intercettare solo il 67% delle persone affette da demenza: questo significa che nel parmense i malati con demenza potrebbero essere quasi 10 mila, di cui il 60% dei casi legato alla malattia di Alzheimer.
Poiché la malattia viene spesso diagnosticata nelle fasi più avanzate, la ricerca si concentra sempre di più sulla diagnosi precoce e sui fattori di rischio. In questo scenario Parma, attraverso la Neurologia del Centro disturbi cognitivi e demenze dell’Ospedale Maggiore, partecipa a studi clinici di alto livello sulle malattie neurodegenerative, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche.
“Più studiamo l’Alzheimer, più ne comprendiamo la complessità” – spiega Marco Spallazzi, responsabile dell’Ambulatorio Disturbi Cognitivi di Neurologia –. I nuovi farmaci danno risultati ancora limitati, ma spingono verso diagnosi più precoci e trattamenti mirati. Medicina di precisione e prevenzione saranno decisive per ridurre l’impatto della malattia su famiglie e società. A Parma, insieme ai colleghi delle Unità operative di Geriatria e dei Centri territoriali, e con il prezioso supporto dell’associazione AIMA, a Parma possiamo offrire una rete di cura e servizi di qualità.
Il Centro del Maggiore ha da poco terminato uno studio sperimentale su un farmaco innovativo mirato alla proteina tau. L’Alzheimer è associata all’accumulo di proteine beta-amiloide e tau, quest’ultima legata al progressivo declino cognitivo. Parma è tra i sei centri italiani partecipanti alla sperimentazione e l’unico in Emilia-Romagna, a conferma dell’esperienza maturata nel settore.
Parallelamente, l’ospedale è impegnato nell’utilizzo di un anticorpo monoclonale anti-amiloide già approvato dall’EMA e in valutazione da parte di AIFA. Al momento il trattamento è disponibile solo attraverso un programma nazionale di uso compassionevole per pochi pazienti in fase precoce.
L’accesso a questi programmi richiede centri con elevate competenze specialistiche ed organizzative, oltre che un approccio multidisciplinare. In questo contesto, sono risultati fondamentali il supporto e la collaborazione con le strutture di Medicina Nucleare, Neuroradiologia, Genetica Medica e Farmacia ospedaliera dirette rispettivamente da Livia Ruffini, Roberto Menozzi, Antonio Percesepe e Alessandra Zanardi.
Sul fronte della ricerca, il Ministero della Salute ha finanziato con uno “Starting Grant” un progetto del neurologo e dottorando Alessandro Zilioli dedicato all’identificazione di profili biologici sempre più accurati della malattia di Alzheimer. Parallelamente, il Centro disturbi cognitivi e demenze della Geriatria dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, in collaborazione con Clinica Geriatrica e Neurologia, porta avanti un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Fondo Alzheimer e Demenze per rafforzare la diagnosi precoce del Disturbo Neurocognitivo Minore (MCI/Mild Cognitive Impairment). L’obiettivo è individuare tempestivamente le persone a rischio di evoluzione verso la demenza, offrendo interventi multidisciplinari non farmacologici che comprendono valutazioni neuropsicologiche, stimolazione e training cognitivo, percorsi psico-educazionali e supporto psico-sociale rivolti a pazienti e caregiver.
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