di
Martina Zambon

Il candidato del centrosinistra si è fermato al 39,12% al primo turno delle elezioni comunali: «Non cambierei nulla, rifarei le cose che abbiamo fatto, un lungo impegno con grande presenza sul territorio»

Andrea Martella entra papa ed esce cardinale. I sondaggi spietatamente smentiti dalle urne. Il commento del senatore del Pd ha il sapore di un j’accuse: «Abbiamo pensato che la città fosse pronta ad un cambiamento dopo 11 anni… evidentemente non è stato così. Credo che in questo risultato abbia contato molto anche questo decennio, anzi questi undici anni di governo locale e di gestione del potere che evidentemente hanno pesato anche in questa tornata elettorale». La chiusa – «naturalmente questo è il momento di prendere atto del risultato» – scalfisce appena la durezza della dichiarazione.

Elezioni comunali 2026, i risultati in diretta



















































L’incredulità

Finisce così una giornata che somiglia a un incubo distopico per il centrosinistra veneziano. Forte di vittorie recenti in città (il dato locale su Regionali, Europee, referendum), ci si aspettava, nel peggior scenario possibile, il ballottaggio. Si è creduto fino in fondo che l’inchiesta «Palude» e i guai giudiziari del sindaco uscente e di parte della sua giunta corrispondessero a un biglietto sicuro per Ca’ Farsetti. Invece il pomeriggio per immagini inizia con l’incredulità ai primi exit poll e prosegue con la rassegnazione man mano che si sgranava il rosario delle 256 sezioni. L’unico a crederci fino alla fine è il consigliere regionale Jonatan Montanariello: «Ce la facciamo ad arrivare al ballottaggio, e lì è tutta un’altra storia». Ma verso le 19, all’hotel Leonardo, in via Ca’ Marcello, a Mestre, base operativa del centrosinistra, di quel campo «larghissimo» che non è bastato a evitare una vera e propria débâcle, con meno di cento sezioni da scrutinare, non ci crede più nessuno.

Le prime parole

È verso le 19.20 che arriva con passo elastico il candidato sindaco Andrea Martella. Ai cronisti in attesa vengono chiesti cinque minuti per fare il punto. Diventeranno 60. Alle 20.20 Martella entra in sala accolto dal lungo applauso dei militanti. Tolti i candidati, fra i primi ad arrivare c’è Nicola Pellicani, l’unico consigliere regionale è Montanariello. Il senatore esordisce così: «Mi pare che il risultato non ancora definitivo sia molto chiaro e quindi ho chiamato Simone Venturini per congratularmi. Purtroppo non mi ha risposto, probabilmente è impegnato in altro». Mentre nel corso del pomeriggio di passione candidati e sostenitori discutevano di quale fosse stato il punto dolente della campagna elettorale (e la scelta di candidare esponenti della comunità bengalese andava per la maggiore) Martella quella campagna la difende a spada tratta: «Abbiamo cercato di avanzare nel corso di questo periodo una proposta concreta su tanti temi, evidentemente non è bastato». Alla domanda di rito: «Col senno di poi cambierebbe qualcosa», la risposta, pacata ma decisa è «no». «Non cambierei nulla, rifarei le cose che abbiamo fatto, – dice – una campagna molto lunga con una grande presenza sul territorio. Dovremmo anche analizzare un po’ cosa è successo in questa città nel corso di questi undici anni più che verificare la nostra campagna elettorale…». Per dettagliare poi, ulteriormente: «È evidente che ha pesato un sistema di rapporti politici e di gestione della città che nelle elezioni amministrative conta molto». Segue la promessa di un «opposizione netta in consiglio comunale continuando a lavorare con senso di responsabilità per le istituzioni e per Venezia con l’amore che abbiamo per la nostra città».

La delusione dopo i sondaggi

Martella mantiene l’aplomb che lo contraddistingue. Trapela giusto un po’ di fastidio quando una cronista gli riporta le parole di Venturini («Martella è una persona che può essere utile per Venezia, anche a Roma, come senatore»). «Ma insomma, questo non è compito di Venturini dirlo» sbotta lo sconfitto. Oltre all’amarezza del risultato brucia la delusione dopo i tanti sondaggi favorevoli: «Avevamo lavorato molto nel corso di questi mesi. Abbiamo costruito una coalizione ampia, plurale, da tutti i riconosciuta come il massimo che si potesse fare. E molti sondaggi andavano in direzione diversa. Poi è naturale che in politica ci possano essere degli spostamenti, questi evidentemente sono avvenuti anche negli ultimi giorni».
Incalzato dalle domande su cosa non abbia funzionato, Martella chiosa: «Sulle sconfitte c’è sempre da riflettere e da imparare. Faremo un’analisi rigorosa. Sicuramente c’è qualcosa che non ha funzionato però, ribadisco, il risultato migliore è la lista di Venturini con ex assessori candidati. C’è evidentemente una continuità con l’esperienza amministrativa precedente. Chiaramente c’è stato un lavoro, nell’ultimo periodo, che ha cercato di mettere a frutto la presenza quotidiana nei rapporti avuti con parte della città. Undici anni di governo sono tanti, evidentemente hanno pesato».

«Farò opposizione»

«Starò in consiglio comunale a fare opposizione continuando a coltivare il campo largo, io concepisco il Partito Democratico come motore di questa alleanza di centrosinistra ed io, in prima persona, penso di dover assumere la responsabilità di quello che è avvenuto». Ma nessun passo indietro neppure sul tema delle candidature bengalesi: «Sicuramente questo tema ha pesato in una qualche misura. Lo vedremo adesso analizzando i voti, però c’è stata una campagna che ho reputato davvero poco rispettosa dell’integrazione a cui noi abbiamo creduto e che è necessaria in città. Purtroppo il tema è stato strumentalizzato».


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26 maggio 2026 ( modifica il 26 maggio 2026 | 13:22)