In una chat telegram a inizio maggio, parte in arabo e parte in inglese, un presunto reclutatore dell’Isis si rivolgeva a Yaber Naggay, il 22enne fermato giovedì a Reggio Emilia per arruolamento con finalità di terrorismo, chiamandolo «Lupo solitario» e si rendeva disponibile a fornirgli files su «produzione di tossine» e a farlo entrare in un «gruppo specializzato». Secondo il gip Francesco Panchieri tali dialoghi dimostrano come il giovane si fosse posto a disposizione dell’Isis (o di un intermediario) dichiarando l’adesione e il proposito di entrare in azione, salvo poi, secondo una ricostruzione, pentirsi e contattare la madre.
A mostrare le conversazioni è stato lo stesso 22enne, giovedì sera in questura a Reggio Emilia, dopo essere stato rintracciato dalla polizia (Volanti e Digos) perché aveva manifestato l’intenzione di andare in centro con un coltello a fare del male ad altre persone. Nelle stesse chat, tra il 5 e il 21 maggio, il suo riferimento, un interlocutore per ora ignoto, parla esplicitamente di «operazione» e sonda le effettive possibilità di fare un attentato in italia o in Svizzera. Naggay, tra l’altro, si dice pronto a registrare un video in cui confessa di essere un sostenitore di Daesh e l’interlocutore insiste per averlo e lo pone come condizione per aiutarlo. Naggay chiede anche aiuto per raccogliere denaro.
Pur in assenza di dati concreti che dimostrino una sua affiliazione, da molti anni Yaber Naggai «manifesta un insistente interesse verso il mondo eversivo come testimoniato dal fatto che, fin dal 2019, mostrava video di decapitazioni ai compagni di scuola». Lo sottolinea il gip, motivando l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 22enne accusato di arruolamento con finalità di terrorismo. «Palesi e reiterate sono state le affermazioni di adesione all’azione dello Stato islamico, allo stesso modo ha entusiasticamente sostenuto di voler offrire il suo contributo fino al martirio», si evidenzia, con riferimento al periodo in cui si trovava in Germania. «In molte occasioni ha manifestato propositi omicidi o di emulazione di comportamenti caratteristici dei gruppi terrroristici quali la presa di ostaggi» e ha «più volte creato serio allarme per la sicurezza pubblica», aggiunge il giudice.
L’indagato è passato da essere un adolescente animato da spirito di emulazione dei terroristi dell’Isis, che creava allarme con le sue azioni in territorio tedesco, «ad essere un soggetto che dispone di contatti con persone intranee alla organizzazione in grado di spingerlo, in più paesi, all’azione e di fornirgli denaro e materiali allo scopo». Lo sottolinea il gip di Reggio Emilia nel disporre il carcere per l’italiano di origini marocchine fermato per arruolamento con finalità di terrorismo giovedì dalla Polizia. Nello stesso provvedimento il gip reggiano, dopo aver convalidato il provvedimento, si dichiara incompetente e ordina la trasmissione degli atti alla Dda di Bologna. Il giovane era rientrato in Italia a gennaio, espulso dalla Germania, dove aveva vissuto per anni ed era stato condannato per episodi di simulazioni di reato: aveva lanciato allarmi su attentati e in un caso, nel 2022, aveva provocato la paralisi della circolazione ferroviaria. In una delle perizie psichiatriche a cui è stato sottoposto mentre era in carcere in Germania si dice che è «altamente probabile che la sua capacità di controllo sia notevolmente compromessa» ai sensi della legge tedesca. Ma anche che «in assenza di misure terapeutiche è possibile che commetta ancora reati simili». E «non si può escludere che possa un giorno partecipare» ad attività terroristiche «anche solo in qualità di gregario».
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