Il festival è appena finito. Nella sala stampa scorrono i premiati: Virginie Efira e Tao Okamoto, duo intenso in Soudain di Ryusuke Hamaguchi. I “Javis“, registi spagnoli de La bola negra. I giovanissimi Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, protagonisti di Coward. Ognuno parla, si commuove, racconta, piange, chiarisce. Le ore si allungano, i papillon si allentano, gli smoking dei fotografi si stropicciano. I giornalisti continuano a scrivere. È ormai mezzanotte quando arriva il vincitore della Palma d’oro: Christian Mungiu. Uno dei pochissimi ad averla vinta due volte. La prima vent’anni fa con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Ora con Fjord, storia di opposti dogmatismi nella laica e progressista Norvegia.

Un film complesso, Fjord, che arriverà in Italia con Bim. Potrebbe irritare tanto i liberali quanto i conservatori. “È basato su vari casi di cronaca – spiega Mungiu – La storia di una famiglia polacca con le autorità danesi, di una famiglia indiana con le autorità svedesi, e di una famiglia romena con quelle norvegesi. Ho visto emergere uno schema di conflitto tra valori conservatori e progressisti”. Il regista ha incontrato famiglie, avvocati, giudici. “Non è un documentario, ma una finzione costruita su esperienze reali”. Il cuore del film è il conflitto tra visioni del mondo inconciliabili. “Viviamo in una società polarizzata, dove due gruppi credono entrambi di avere ragione. Questo è un problema che dobbiamo affrontare, altrimenti finiamo per distruggerci a vicenda”, ha detto a The Hollywood Reporter.

In Fjord Renate Reinsve e Sebastian Stan sono una coppia di immigrati romeni trasferiti in Norvegia. Quando vengono notati lividi sulla figlia, scatta l’indagine dei servizi sociali. L’associazione per la tutela dei minori arriva a togliere i cinque figli alla famiglia, sospettando metodi educativi violenti, anche per semplici sculaccioni. La Norvegia liberale invade la sfera privata come non accadrebbe altrove. E la fede cristiana dei genitori diventa un’aggravante.

“Non dobbiamo affrettarci a giudicare gli altri – dice Mungiu – Usiamo stereotipi, incaselliamo. Invece serve dialogo. Alla fine scopri che l’altro non è così diverso da te”. E aggiunge: “Quando sottolineiamo solo le differenze, l’altro diventa un nemico. È un istinto antico, ma la civiltà è il suo superamento. Dobbiamo imparare a rispettare gli altri – insiste – E soprattutto non pensare di sapere sempre cosa sia il bene per gli altri”.

Nel film questo è il nodo: lo Stato crede di proteggere i bambini, la famiglia di educarli nel modo giusto, tra Bibbia, divieti, punizioni “per il loro bene”. Sui social media e la polarizzazione: “Non basta dire che andrà tutto bene. La democrazia richiede sforzo, come l’empatia. Serve generosità, anche economica, verso le aree più povere del mondo”. E ancora: “Il fondamentalismo è lo stesso, a destra e a sinistra. Dobbiamo accettare che gli altri possano non pensarla come noi”.

Alla domanda se tema appropriazioni ideologiche del film: “Forse. Ma è un rischio che vale la pena correre, per difendere il diritto al dubbio”. La Palma d’oro viene relativizzata con lucidità: “I film si giudicano dopo anni. I premi sono circostanze. L’importante è il film. Se questo oggetto permetterà a persone in Brasile, Corea o Africa di vedere il film, allora avrà senso”.

Intanto diversi titoli di Cannes arriveranno in Italia. È già in sala Amarga Navidad di Almodóvar. Il 29 maggio su Apple TV debutta Volo notturno per Los Angeles, esordio alla regia di John Travolta. Bim distribuirà Fjord, il Grand Prix Minotaur di Zvyagintsev, Gentle Monster di Marie Kreutzer e Sheep in the Box di Kore-eda Hirokazu. Lucky Red porterà Histoires parallèles di Ashgar Farhadi e Notre salut di Emmanuel Marre. Mubi distribuirà Coward, Fatherland di Pawlikowski e dovrebbe acquisire La bola negra dei Los Javis. Paper Tiger di James Gray sarà distribuito da 01.