L’ad bianconero rassicura di tifosi su Yildiz: “Dico di stare tranquilli, Kenan è il presente e il futuro”. E su Vlahovic: “Vorremmo andare avanti con Dusan ma ora non dipende più solo da noi”

Il gioco di Damien Comolli è a tutto campo, quasi in 3D come piacerebbe al tecnico che ha scelto quando, a fine ottobre, la squadra scricchiolava e c’era la necessità di darle una scossa. “Luciano l’ho voluto io e, insieme a Giorgio (Chiellini, ndr), abbiamo deciso di fargli un contratto di altre due stagioni quando alla fine del campionato mancava ancora un po’ di tempo…”, racconta l’amministratore delegato bianconero. Damien e Luciano, nel mezzo un po’ (eufemismo) di incomprensioni e un bel po’ di storie da chiarire: John Elkann ha scelto di non seguire una linea alla Cardinale – al Milan senza Champions tutti a casa -, ma di rimettere ordine dentro una realtà fin troppo ballerina. “Leggo e sento di tutto, ma – continua Comolli – non è così: io e Spalletti possiamo, anzi dobbiamo migliorare il nostro rapporto, ma ci conosciamo da soli sette mesi e, in questi sette mesi, la condivisione non è mancata come per le mosse sul mercato di gennaio e per quelle che stiamo definendo ora per l’estate…”. Qui, il pallone finisce in difesa perché è là che occorre stare per rilanciare l’azione della Juventus: la proprietà ha chiesto così, gli interpreti nei corridoi della Continassa o a bordo campo non possono far altro che adeguarsi e si adeguano. 

A tutto campo—  

Il gioco di Damien è andato a sbattere su “un fallimento dal quale non intendo scappare… abbiamo messo le basi per l’immediato futuro, ma – racconta – i risultati non sono stati all’altezze. E anch’io mi porto dentro un grande dolore, un peso sullo stomaco…”. Alzando lo sguardo non c’è un piano-B: la nuova avventura deve convivere con i paletti Uefa e cercare la felicità con una maggiore attenzione a ciò che offre il panorama. “Ci aspetta una cessione in più, direi imprevista. Ma ci aspetta anche una squadra dove il livello sarà più alto, tutto sullo sfondo di parametri finanziari da rispettare una volta trovato l’accordo con Nyon…”, sottolinea l’ad francese. Cominciamo dalla cessione in più e cominciamo da un punto fermo, il più fermo. “Yildiz a rischio? Non scherziamo… Kenan non si muove”, così Damien. E, allora? L’indiziato numero uno a lasciare il bianconero sull’altare di conti da preservare (“Non è previsto nessun aumento di capitale e, comunque, non avremmo potuto utilizzarne i benefici sul mercato”) è Gleison Bremer: il brasiliano è corteggiato dalla Premier e per ambizioni – a trent’anni ha fretta di vincere qualcosa – e valutazione risponde al profilo perfetto ora che la Champions è scappata via. Già, le valutazioni: variabile ingombrante in temi di dialogo con l’Uefa per definire il quadro entro il quale potersi muovere. Tradotto: le stagioni 2024/25, 2023/24 e 2022/23 “peseranno” sul bilancio e sulle manovre di una società che potrà compilare la lista per l’Europa League tenendo in equilibrio costi e ricavi complessivi, cartellino e ingaggio dei nuovi dovranno rimanere un euro sotto il cartellino e l’ingaggio di chi se ne va. “Spalletti lo sa, conosce la situazione, dovremo attenerci ad un quadro così, ma – sottolinea Comolli – questo non vuol dire che non costruiremo una Juventus per arrivare davanti agli altri”.

Inter Campione d’Italia: abbonati alla Digital Edition + Poster Prima Pagina a 4,99€/mese

La mossa di Elkann—  

La partita del dirigente arrivato ai vertici l’anno scorso di questi tempi va ai supplementari: dal fallimento al rilancio. “Credo che un ciclo debba durare dai tre ai cinque anni per essere giudicato… ciclo di chi ricopre un ruolo come il mio. Questo non vuol dire che rimarrò per tre o cinque stagioni e nemmeno che non bisogna vincere prima, è solo una mia riflessione”, così Comolli. La nuova versione bianconera deve pensare all’obiettivo più nobile: lo scudetto in testa. “Sì, questa è la nostra missione, ma – precisa Damien – saremmo arroganti se dicessimo che l’anno prossimo vinceremo il titolo. Molto dipenderà da come e cosa faranno le altre sul mercato estivo”. Dentro una partita che va oltre il novantesimo c’è un punto interrogativo grande come l’Allianz Stadium che si vede sullo sfondo, oltre la sala riunioni della Continassa dove Comolli gioca a tutto campo. “Mi chiedete il destino di Dusan (Vlahovic, ndr)? A Natale ci siamo chiusi in una stanza io e lui e, lui, mi ha garantito che non si sarebbe mosso nella finestra trasferimenti di gennaio: così è stato. Noi vorremmo continuare con il nostro centravanti, ma dipende da Dusan e da suo papà”, sottolinea l’ad. Niente rigori, può bastare così per un rilancio non semplice, anzi: la fine del campionato si accompagna con la prova d’esame, Comolli da una parte, Spalletti d’altra nella stessa aula. Sul tavolo, una convivenza senza la quale in campo si rivedrebbe chi la convivenza ha chiesto: Elkann annota, osserva, pretende un cambio di rotta. Quando il numero uno della società ha virato bruscamente i problemi sono rimasti a galla: stavolta, la virata è più dolce, ma i problemi devono annacquarsi. “Lasciamo alle spalle quel senso di frustrazione che ci fa male… con John parlo sempre”, dice Comolli. Adesso si devono capire con Spalletti.