di
Roberto Gressi
Il forzista Cannizzaro ha trionfato col 65%
M a che gli volete dire a uno che schiera undici liste undici, arriva al 65,7 per centro e lascia le briciole allo sfidante? Che poi è pure recidivo, perché già alle elezioni politiche del 2022 Domenico Battaglia, detto Mimmo, detto anche Mimmino, con Cannizzaro le lame le aveva già incrociate e aveva incassato quasi 27 punti di distacco. Entra a Palazzo San Giorgio con qualche punto percentuale in meno della somma dei consensi della sua coalizione, ma via, non esageriamo. Eccolo Francesco Cannizzaro, detto Ciccio, detto Bummino, vezzeggiativo che in dialetto dovrebbe voler dire bimbetto o paffutello, detto pure Profumo, perché con i soprannomi non si fa mancare niente. È nato a Reggio Calabria, tra un mese avrà 44 anni sotto il segno del Cancro, e quindi emotivo, sensibile e intuitivo. Oddio, emotivo sì, sensibile chissà, ma che sia intuitivo non glielo può negare nessuno, con quel canestro di voti che ha preso.
Certo, gli puoi dire che l’amicizia di Giuseppe Scopelliti l’ha aiutato, e pazienza se l’ex sindaco e presidente di Regione nel 2014 è stato condannato in via definitiva a 4 anni e sette mesi per falso in atto pubblico, tanto la pena è ormai scontata. Lo puoi accusare di non aver preso le distanze in modo esplicito dal leader storico di CasaPound, Gianluca Iannone, che lo guarda con affetto. Né si può negare che nei suoi comitati elettorali ci fosse una certa simpatia nei confronti degli anni del «Boia chi molla», copyright tragico di Ciccio Franco.
Ciccio pure lui, Cannizzaro. Ma la fenomenologia del «Ciccio» non è mica tutta uguale. Una è quella di quando vai a giocare a pallone: «Muti, non lo dite a Ciccio, che quello ci fa perdere». Oppure, quando si esce in comitiva e lo si incontra: «Ciao, Ciccio!», ma non lo invita nessuno. Poi c’è lui, Francesco, e il suo di «Ciccio» è una concessione amicale agli elettori: «Guardate, ha mille incarichi, ma è uno di noi, lo possiamo pure chiamare Ciccio».
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Di incarichi ne ha un sacco e una sporta: due volte parlamentare, consigliere comunale e regionale, assessore, vicecapogruppo, coordinatore di Forza Italia in Calabria, è pure cugino di Giuseppina Princi, prima vicepresidente alla Regione e poi eurodeputata. Ma non finisce mica qui. Anche perché Cannizzaro mica si accontenta, anzi guarda avanti. Sarà pure un emotivo, ma nelle iperboli pronunciante dal palco la sera stessa della sua elezione non sbaglia una virgola. Rivendica subito per Reggio Calabria un ruolo nazionale e internazionale. Che uno dice: orgoglio magari un po’ «sbrasone» di un neosindaco. Macché. Lui pensa a Reggio laboratorio politico di Forza Italia e del centrodestra, al fianco del suo mentore, Roberto Occhiuto. Lo nomina e lo ringrazia tre volte almeno, il rivale calabrese di Antonio Tajani, stimato dalla famiglia Berlusconi. E poi ringrazia Meloni, Salvini, Lupi, gli eurodeputati, lo staff, i cittadini tutti, e ovviamente ringrazia Forza Italia, ma il nome di Tajani no, non lo pronuncia. Incensa a piene mani anche i giornalisti nazionali, e soprattutto quelli reggini, che quando le lodi vengono dal potere un po’ di brivido corre per la schiena. Certo poi che un po’ di teatro lo fa: «Con l’aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione Reggio rinascerà! Dio benedica tutti i reggini!». E ancora: «Mi candido a scrivere la storia insieme a voi!». Va bene, in campagna elettorale gli scappa pure uno strafalcione uno, che però basta a bollarlo come sterminatore di congiuntivi e allievo di Cetto La Qualunque: «Con l’aiuto di Dio mi auguro che con me la città “abbi” il sindaco migliore di sempre».
Ma sui palchi dei comizi si è pure portato un inno, musica e parole: «Adesso Reggio! Reggio Calabria! Senti il cuore che batte più su!». Il ritmo è più veloce, ma se lo mettete a 78 giri somiglia tanto a «E Forza Italia, insieme per vincere…». Non che Cannizzaro e Occhiuto pretendano in coppia di pareggiare Silvio Berlusconi, ma insomma, è l’uomo coraggioso quello che vince le battaglie. Per prima quella del ponte sullo Stretto, sbandierata in campagna elettorale, per fare più presto ad andare a Messina e pranzare con Cateno De Luca.
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26 maggio 2026 ( modifica il 27 maggio 2026 | 08:28)
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