di
Sara Gandolfi

Intervista allo scrittore spagnolo Falcones: «Dobbiamo pretendere l’onestà dai politici»

Lo scrittore Ildefonso Falcones non è mai stato tenero con Sánchez. Stavolta, però, è un fiume in piena. «È una calamità e si permette di non dare alcuna spiegazione. La conferenza stampa che ha tenuto a Roma è stata una presa in giro degli spagnoli. Dice che non vuole indire elezioni anticipate perché vincerebbe di nuovo! Si sta prendendo gioco di tutti noi».

C’è una contraddizione, però. La Spagna è il Paese con le migliori prestazioni economiche in Europa, meglio di Italia e Germania…
«Potremmo stare molto meglio. I giovani non possono lasciare la casa dei genitori prima dei trent’anni. E alcuni tornano a vivere con i genitori dopo averli compiuti. Si valuta l’economia da una prospettiva macroeconomica, ma la verità è che i giovani non hanno prospettive, le strade sono in pessime condizioni, i servizi pubblici un disastro».



















































Il governatore socialista della Castiglia ha chiesto al premier di indire le elezioni. È partita la guerra intestina?
«Page lo chiede da tempo. Ma Sánchez è riuscito a occupare tutte le posizioni di potere all’interno del Psoe».

Anche il giudice Pedraz è vicino alla sinistra… È in atto una ribellione a Sánchez?
«Il concetto di “lawfare” (guerra giuridica, ndr) è un’invenzione, un modo poco elegante per certi politici di difendersi dai procedimenti legali. Come in qualsiasi gruppo, anche all’interno della magistratura possono esserci individui che non si comportano correttamente, ma credo che la magistratura nel suo complesso sia al di sopra di tutto questo. Ci sono giudici di sinistra e giudici di destra, ma quando si tratta di emettere sentenza, credo lo facciano con equità e imparzialità. Non possiamo cadere nella trappola e mettere in discussione la magistratura».

Il cerchio si sta stringendo attorno a Sánchez?
«Dobbiamo continuare a rispettare la presunzione di innocenza, ma lui non ha una posizione speciale davanti alla giustizia. E quando le decisioni vengono avallate da tre o quattro giudici e da tribunali superiori…».

Nel 2018, anche il governo del Partito popolare è caduto a causa della corruzione. Forse c’è un problema etico nella politica spagnola?

«Assolutamente, non ci sono dubbi. Ma proprio coloro che erano venuti a impartire a tutti gli spagnoli lezioni di onore, integrità istituzionale e dedizione alla causa dello Stato, ora sono in prigione. I due segretari generali del Partito socialista… uno è in prigione e l’altro è stato in prigione, ed entrambi devono affrontare delle accuse. E ora anche la responsabile amministrativa è stata incriminata».

La mia domanda è: il Partito popolare è migliore?
«Beh. Non lo so…».

Il Pp ha fatto pulizia?
«Sembra di sì. Io non conosco i meccanismi interni del Partito popolare, del Partito socialista o di qualsiasi altro partito. Ancora oggi il Pp deve affrontare alcune questioni risalenti a quell’epoca. Immagino che ci siano delle irregolarità, come sempre, ma in definitiva, oggi in Spagna al potere c’è il Partito socialista. Dopo quasi otto anni di governo Sánchez, è il Partito socialista a dover dare spiegazioni. Il Partito popolare potrebbe essere migliore o peggiore? Non lo so, speriamo di sì. Personalmente, inizio già a nutrire qualche dubbio al riguardo. A 67 anni, tutto ciò che vedo è corruzione, corruzione e ancora corruzione. Cosa possiamo fare? Continueremo così? Non lo so. Ma il responsabile di tutto questo, dopo otto anni, è il Partito socialista. Oggi si giudicano il Partito socialista e i suoi compari».

La Spagna è pronta al cambiamento?
«Ma cambiamento verso cosa? Da quando ho 18 anni sento parlare di cambiamento. Ogni campagna elettorale parla di cambiamento. Io però non voglio più alcun cambiamento. L’unica cosa che dobbiamo pretendere è che i politici siano onesti. Perché non esiste più un discorso di sinistra o di destra, se non tra i settori più radicali. Se ci posizioniamo al centro, piuttosto, a volte possiamo stringerci la mano, unirci e condividere obiettivi di lungo periodo. Ma non c’è niente da cambiare. Bisogna tornare a negoziare».

Ma la Spagna è sempre più divisa, polarizzata…
È ciò che è riuscito a fare il signor Zapatero. E che Sánchez ha insistito a fare: costruire un muro. Ma se i due principali partiti spagnoli, il Psoe e il Pp, non sono in grado di negoziare, allora è difficile anche governare. Le persone devono cambiare. Nient’altro».

Nessun uomo nuovo all’orizzonte?
«Non lo so, finiscono tutti per essere corrotti. Zapatero doveva essere il Dalí dell’onestà. E guarda cosa sta venendo fuori. È inquietante».

Disgustato, turbato?
«Più che altro, deluso».

27 maggio 2026 ( modifica il 27 maggio 2026 | 22:49)