di
Simona Lorenzetti

Sconta una condanna a 25 anni di carcere per l’omicidio volontario di Anthonia Egbuna, una prostituta nigeriana. Un delitto, per i magistrati, anticipato in due suoi racconti. Ma l’uomo continua a dirsi innocente

«Non sono stato io a uccidere Anthonia». Daniele Ughetto Piampaschet non ha mai cambiato versione. Fin da quando venne arrestato nell’agosto del 2016 di rientro da Londra, dove aveva lavorato come volontario alle Olimpiadi. E anche oggi continua a ripeterlo, mentre sconta una condanna a 25 anni di carcere per omicidio volontario. Per i tribunali è lui l’uomo che il 28 novembre 2011 uccise Anthonia Egbuna, una prostituta nigeriana 18enne il cui corpo è riaffiorato dalle acque del Po nel febbraio 2012.  Ughetto ora ripercorre la sua storia intervistato a Belve Crime da Francesca Fagnani

I racconti e il delitto

Un delitto, per i magistrati, anticipato in due racconti da lui stesso scritti, «La rosa e il leone» e «Il bracciale di corallo»: nel primo descrive l’omicidio di una prostituta nigeriana per «salvarla» dalla tratta; nel secondo, il delitto di una donna nigeriana e del suo amante per gelosia



















































Ughetto è in regime di semilibertà, ogni mattina lascia il carcere Lorusso e Cutugno e raggiunge l’abitazione dell’anziano padre a Giaveno per poi fare rientro in cella la sera. Non ha mai rinunciato a rivendicare la propria innocenza e da anni rilegge gli atti e cerca indizi che possano scagionarlo: «Anthonia è stata uccisa dalla mafia nigeriana» sostiene.

Le richieste di revisione

L’aspirante scrittore 48enne ha chiesto per ben due volte la revisione del processo, offrendo alla Corte d’appello di Milano quelle che lui ritiene siano prove in grado di ristabilire la verità e riscrivere la storia dell’omicidio di Anthonia.

Ma entrambe le richieste sono state rigettate e ora lavora a un nuovo ricorso. Nel faldone che lentamente sta costruendo si inseriscono nuove testimonianze, una rilettura dei tabulati telefonici e un altro omicidio: quello di una seconda prostituta nigeriana che condivideva l’appartamento con Anthonia.

Il presunto alibi

Nella raccolta difensiva Ughetto insiste sul fatto che lui avesse un alibi per il 28 novembre 2011, giorno in cui la giovane nigeriana scompare senza lasciare traccia. Il suo alibi è un ragazzo di 30 anni, che ne aveva 14 all’epoca e che non venne mai chiamato a testimoniare nei processi. 

Fu proprio Ughetto a decidere di tenerlo lontano dalle aule dei Tribunali per timore di ritorsioni da parte della mafia nigeriana. Il giovane, però, ricorda che un lunedì di fine novembre — il 21 o il 28 — ha trascorso il pomeriggio con Daniele: insieme sono andati a Torino per consegnare alcuni curriculum, sono passati da un negozio di abiti, hanno incontrato la fidanzata di Daniele fuori dalla scuola che lei frequentava, mangiato al McDrive. 

Infine, sono tornati a Giaveno dando un passaggio a una signora che doveva rientrare in paese. Anche quest’ultima ricorda la circostanza, perché era solita prendere lo stipendio come collaboratrice domestica l’ultimo lunedì del mese. L’intera ricostruzione, secondo l’aspirante scrittore, è confermata dai tabulati telefonici che dettano il tragitto percorso a bordo della sua auto.

L’altro delitto

La pista nigeriana è sempre stata quella indicata da Ughetto. Ed è in questo contesto che il 48enne mette in parallelo la morte di Anthonia con quella di un’altra ragazza. Joy Dirisu scompare la notte tra il 21 e 22 settembre 2011: verrà ritrovata nel torrente Agogna, sotto un ponte, lungo una provinciale nel Novarese. 

Anthonia, due mesi più tardi, farà un’analoga fine: accoltellata e gettata nel fiume Po nei pressi del ponte Amedeo di Savoia, a Torino. Entrambe – stando alle ricerche di Ughetto Piampaschet – nel 2011 abitavano nella stessa casa di via Randaccio 40, avevano la stessa mamam e lo stesso protettore. Entrambe volevano abbandonare la prostituzione e tornare a casa.

Il cardinale Poletto

Le ricerche hanno poi portato Ughetto a scoprire ulteriori dettagli collegati alla criminalità organizzata nigeriana. Il 20 gennaio 2012 a Trana, al Santuario Santa Maria della Stella, si è celebrata una messa in suffragio di Anthonia: ma il cadavere della donna venne trovato solo a febbraio. 

Il particolare è confermato in una lettera inviata a Daniele dal cardinale Severino Poletto. L’alto prelato risponde a una lettera del 48enne e lo rassicura di pregare per lui. Ma evidenzia anche che «un gruppo di volontari guidati da un’associazione ha accertato fatti che pensano possano servirti». 

Il 18 gennaio 2012 — si legge in un documento degli archivi dell’associazione di volontariato Cottolenghino Onlus — un uomo nigeriano, O.L. — di cui poi si sono perse le tracce —, durante un incontro con alcuni mediatori culturali ha riferito «del contesto di grave sfruttamento e violenza in cui viveva Anthonia e delle conseguenti circostanze del decesso ad opera di un’organizzazione criminale».

I mediatori lo indirizzano al Santuario di Trana, dove verrà celebrata la messa in suffragio. La circostanza è per Ughetto un altro tassello verso quella che lui è convinto sia la verità.

La passione per la Nigeria

In questi anni di detenzione, Ughetto ha messo insieme centinaia e centinaia di pagine che, secondo lui, dimostrerebbero la sua innocenza. Nel frattempo, si è laureato per la seconda volta. Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia, ha completato anche la triennale in Scienze politiche e sociali.

Parallelamente allo studio coltiva ancora la passione per la letteratura, benché in passato i suoi scritti siano diventati uno degli strumenti della pubblica accusa in Tribunale. Così come la sua approfondita conoscenza della cultura nigeriana, che lo ha portato in gioventù anche a viaggiare in quel Paese. 

Ughetto non ha mai smesso di scrivere e in queste settimane è uscita in libreria un’antologia che racchiude oltre un ventennio di racconti e poesie quasi tutti dedicati alla Nigeria e al mondo della prostituzione: si intitola La febbre nera. 

Il volume – 190 pagine – è curato dal padre Luigi, al quale il figlio ha spiegato: «Scrivere queste pagine è stato soprattutto un viaggio spirituale». Tra le novelle, di cui lui è sempre il protagonista, ci sono anche La rosa e il leone e Il bracciale di corallo: in entrambi si parla dell’omicidio di due prostitute nigeriane. E durante il processo gli inquirenti li hanno presentati come l’anticipazione del delitto di Anthonia Egbuna. Nel libro, edito da Echos, si trovano pagine dedicate anche alla vicenda giudiziaria.


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26 maggio 2026 ( modifica il 26 maggio 2026 | 23:15)