
Là dove c’era la maschera del supereroe, oggi c’è la lente d’ingrandimento. È Spider-Noir, con Nicolas Cage e Karen Rodriguez. Foto Prime Video
UN NICOLAS CAGE MAGISTRALE. Alla sua prima serie tv live-action: Spider-Noir. Tra vicoli bui, sigarette fumanti, femme fatali orientali, villain in cappottoni e lui in trench e Fedora. Puro hard boiled. E puro noir. Nel senso di epoca, mood ed estetica.
La prima stagione di Spider-Noir, 8 episodi dal 27 maggio su Prime Video, viene dal fumetto Marvel, variante adulta de l’Uomo Ragno ambientata all’epoca della Grande Depressione. La serie è disponibile sia in Authentic Black & Withe che in True-Ue Full Color. Ripetiamo, non è solo un extra tecnico-stilistico.

Finn Byrne/Silvermane (Brendan Gleeson) e Flint Marco/Sandman (Jack Huston)
New York, Anni 30 del Novecento. Ben Reilly (Nicolas Cage) fa l’investigatore privato. Gira per la città (i vicoli della città, i locali fumosi della città), in impermeabile spallato, Fedora e sguardo stanco. Anche ambiguo, per assoluta mancanza di vitalità. Vuoto? Sì. Disilluso. Perché lui un tempo era un supereroe: The Spider. L’unico, il primo. Non siamo nel Multiverso. Del suo superpotere gli resta una vecchia calzamaglia che lo copre tutto, anche la faccia e con sui lui sale sui tetti, di notte. Poi, di giorno segue i casi che bussano alla porta dello studio, che la segretaria Janet (Karen Rodriguez) gli introduce. Quando il passato torna, come sempre nei noir e negli hard boiled, il senso di colpa represso torna anche lui. Cosa è successo? Perché The Spider non ha più salvato New York? Mentre il detective reso cinico dalla vita indaga incrociando Cat Hardy (Li Jun Li), cantante ballerina legata (forse) alla malavita. Da cui viene Silvermane (il sempre gigantesco Brendan Gleeson), mafioso legato al passato del protagonista. E poi ci sono anche Sandman (Jack Huston), Tombstone (Abraham Popoola) e Megawatt (Andrew Lewis Caldwell).

Tombstone (Abraham Popoola) e Megawatt (Andrew Lewis Caldwell).
Nell’epoca in cui gli adulti cantano le canzonette dei figli e producono forse più contenuti social di loro. In un momento storico in cui le autorità nazionali si comportano e parlano come adolescenti, ultra 60enni investono in collagene e flebo di ozono e vitamine. E in cui bambine di sei anni giocano alla beauty routine con i mille prodotti di skin care di mamma e papà. Insomma, adesso, quando i cuoricini sono il nuovo alfabeto universale che ha sorpassato l’inglese come idioma globale, e dove nessuno si comporta serenamente per l’età che ha, accettandone tutta la sua verità, arriva questo Spider-Noir.
Ecco, finalmente, un super eroe vecchio, stanco, e di pessimo umore. Con quella faccia così poco credibile per essere vera, da diventare a tratti irresistibile, Nicolas Cage è uno scalcinato Uomo Ragno nei cupi anni Trenta. In un chiaroscuro fotografico molto Gotham City, è già sfinito dalla vita, dai fallimenti, dai vizi poco salutari. E dal non poterne più di quasi tutto.
Qui la maschera è poco glamour, sembra un reperto degli alpini del 1915-18 (le maschere antigas dell’epoca). E in effetti è un eroe che è stato giovane proprio in quegli anni. Oggi indossa il suo memorabilia sembrando un po’ lo spaventapasseri di Oz, un po’ il matto che vive nella casetta nel bosco con il giardino pieno di statuine raccolte ovunque. E parla da solo più volentieri che con gli altri.
È una decostruzione della mitologia Marvel e dei corpi da gym bro, appassionati di fitness, pompati in tutine attillatissime. Con sceneggiature dalle battute brevi, delle frasi fatte pronunciate tra un salto mortale e un lancio di missile. E con la stessa superficiale noncuranza con cui noi comuni mortali usciamo a buttare la pattumiera. Insomma, depresso e in piena crisi di mezza età. Uno di noi, se solo volessimo ammetterlo a noi stessi.