L’ex bomber lotta contro un tumore ha commosso tutti: “Non pensavo di farcela. È stato meraviglioso, dovevo viverlo”

Quella non è semplicemente una foto: è un atto d’amore, è la rappresentazione del carattere, è la volontà feroce di contrastare il destino, per tentare di domarlo. E in quell’uomo che s’appoggia dolcemente alle braccia di suo figlio Nicholas Flavio per accompagnare la sua “bambina” Noemi all’altare c’è la struggente testimonianza di chi – senza retorica – s’è coraggiosamente imposto di sfidare se stesso, spingendosi oltre. Igor Protti è stato e rimane l’eroe d’un tempo lontano, lo Zar che ha imperversato tra Rimini e Livorno, tra la Bergamo della Virescit e il Messina, tra il Bari e la Lazio e il Napoli e la Reggiana: però quell’epoca, frammenti di ciò ch’è stato, ora è sedimentata in qualche angolo della memoria in cui non c’è spazio per la nostalgia ma soltanto per quel filo d’energia che serve per combattere. “E sono qui a farlo ancora”. In un giorno speciale, il matrimonio di sua figlia Noemi, lasciando che il male rimanesse al proprio fianco e anzi dentro di sé, Igor Protti si è ribellato ai dolori, alle fitte dell’anima ed ha chiesto di assaporare come poteva, anche con le difficoltà di quelle ore, tra i sentimenti possenti di un genitore che non può arrendersi e raccoglie le proprie forze per non negarsi un attimo di serenità: “Sono stato felice, perché ho avuto la possibilità di condividere la gioia di mia figlia che è stata chiaramente anche la mia. Non pensavo di farcela nei giorni precedenti, perché problemi ne ho vissuti, come si può immaginare, ma medici e infermieri mi hanno sostenuto ed hanno fatto in modo che io ci fossi”. 

lo zar, il papà—  

Ci fossero stati i social, in quei fantastici Anni 90, durante quel ventennio attraversato segnando ovunque con chiunque, elevandosi a capocannoniere dalla C alla A, Igor Protti li avrebbe inondati di sé, di quella sua naturale empatia umana, d’una sensibilità che gli è appartenuta sempre – per codice genetico – e di una signorilità che conquistava con il sorriso, non con le moine, e una sincerità più seducente delle sue prodezze, 257 raccontano le statistiche dentro 669 partite. Ma il capolavoro è questo e si coglie nell’espressione stanca e però fiera di chi è riuscito nell’impresa di non saltare un appuntamento irrinunciabile come il matrimonio della sua Noemi: “Non potevo mancare, non volevo, sono stati così bravi nell’allestimento. Ed io ho potuto trascorrere una giornata con la mia famiglia, con la mia mamma, con mia sorella i miei nipoti, mio cognato e i miei cugini che sono arrivati da Rimini ed hanno dato il proprio contributo nel rendere meravigliosi quegli istanti che tengo per me. È stato tutto così bello ed io dovevo viverlo”. E quell’onda anomala – per dimensioni – che ha scatenato la sua immagine, l’ha investito teneramente, come le telefonate degli amici di sempre, quelli che ciclicamente si presentano con discrezione per stargli al fianco, fosse anche per pochi secondi. “Mi ha chiamato tre giorni fa Allegri. “Acciughina” è sempre carino con me, siamo amici, non soltanto livornesi. Sono contento di averlo sentito, mi dica, c’è qualche possibilità che vada a Napoli, che è stata anche la mia città, e dove ho trovato gente fantastica pure con una stagione negativa?”. Napoli, 1997-1998, sulle spalle la numero 10 – imponente, pesantissima – che era stata di Maradona e in campo una stagione disastrosa, soltanto quattordici punti in classifica, appena venticinque gol fatti e sei furono suoi. “E non è mai venuto meno da parte dei tifosi il rispetto”. Ma ci sono tanti Protti in quelle stagioni da piccolo principe, i trentuno gol nel triennio di Messina o la locomotiva del trenino del Bari – ventiquattro reti in A, capocannoniere con Beppe Signori – e il leader della sua Livorno, trascinata dalla serie C tra le Grandi del calcio a modo suo, in un’escalation in cui il cuore domina e ispira.

resisto—  

Ora quella vocina narra queste ore inseguite con quella tonnellata di volontà che si sta opponendo alle chemio per fronteggiare la “neoplasia maligna” da lui stesso rivelata pubblicamente, un messaggio spedito in giro come una bottiglia nell’oceano per spingere a non farsi travolgere dalla disperazione e a non rassegnarsi alla sorte canaglia che lui ha deciso di guardare negli occhi. E non è una sfida, né una partita, è una prova con se stesso o magari è più semplicemente la natura che ne ha segnato questi suoi 58 anni che sono pieni di riconoscenza e gratitudine da quel mondo che non lo dimentica e da una famiglia di cui lui è il pilastro ed il collante attraverso l’esempio: “Io resisto come posso ed essere riuscito a stare al fianco di mia figlia per il suo sì mi ha lasciato tanto dentro di me. Ho avuto modo di vivere con lei, con suo marito Giacomo e con Gregorio Armando, il loro bimbo, la serenità e la felicità che caratterizza certi istanti”. E di offrirci una lezione di vita.