L’ex campione, che nel 1984 perse la finale del Roland Garros con Lendl dopo avere vinto i primi due set, fa le carte al torneo: “Jannik al momento è di un altro livello, solo il caldo può insidiarlo. Ma sì, in questo tennis qualche McEnroe in più ci starebbe bene”


Riccardo Crivelli

Giornalista

28 maggio 2026 (modifica alle 08:35) – PARIGI

Tutte le volte che parla di Parigi, il torneo della più grande delusione in carriera, la finale persa nel 1984 contro Lendl dopo essere stato in vantaggio di due set con una memorabile lezione di tennis d’attacco, è come se una lama gli si infilasse nel petto. Un amore interrotto sul più bello. Ma dopo più di quarant’anni, i ricordi evaporano: a restare, invece, è l’occhio sempre acuto di John McEnroe, adesso uno dei volti del tennis di Warner Bros. Discovery, che in Italia trasmette il Roland Garros in esclusiva su Eurosport, Hbo Max e Discovery+. The Genius possiede ovviamente il carisma, la competenza e la profondità di pensiero per diventare un osservatore privilegiato dello Slam francese che si concluderà il 7 giugno.

John, la prima domanda è semplice, semplice: chi vince il Roland Garros?

“Mi sembra chiaro: è Sinner contro tutti. Jannik è largamente favorito. Lui e Alcaraz appartengono a un altro livello, ed è terribile per il tennis che Carlos non possa giocare a Parigi e a Wimbledon. L’unica possibilità che posso concedere agli avversari di Sinner è che resti a lungo questo caldo, una situazione che lui soffre un po’. Penso che un giocatore fisicamente forte, in grado di sfruttare le condizioni climatiche estreme, potrebbe metterlo in difficoltà. Però lo abbiamo visto a Montecarlo e a Roma: Jannik stava faticando contro Machac e Medvedev, ma poi ha vinto. L’unica possibilità che hai è quella di giocare scambi di 30 colpi e cercare di sopraffarlo. Mi chiedo: ci sono giocatori in grado di riuscirci, in questo momento?”.

Jannik rimane un formidabile colpitore da fondo campo, ma ha aggiunto notevoli varianti al suo gioco. È sorpreso del livello che ha raggiunto con il servizio e con la palla corta?

“Beh, Jannik si è affidato a un team di altissimo livello, con due grandi allenatori, ed è un grandissimo lavoratore: infatti ogni anno aggiunge qualcosa al suo gioco. Continua ad applicarsi e continua a migliorare, e credo che questa sia una conseguenza della rivalità con Alcaraz: entrambi sono consapevoli di dover trovare qualcosa di più nel loro gioco per mantenersi al livello dell’avversario o essere migliore dell’altro. Ma credo che il vero segreto di Jannik negli ultimi due anni risieda nel fatto che è davvero felice di giocare a tennis”.

John McEnroe con quali armi avrebbe provato a batterlo? 

“Ragazzi, rispetto alle velocità di adesso io giocavo in slow motion… Comunque proverei a farlo muovere verso gli angoli, a essere molto aggressivo in risposta, a variare il ritmo con la palla corta, proverei ad attaccarlo quando fosse distante dalla riga di fondo, perché il primo passo sulla terra è più complicato e perciò il passante è meno preciso”.

L’unica possibilità che hai contro Jannik è quella di giocare scambi di 30 colpi e cercare di sopraffarlo. Mi chiedo: ora ci sono giocatori in grado di riuscirci?

Davvero nessuno può impensierirlo?

“Sta giocando a un livello magnifico. Però senza Alcaraz si è aperta la corsa per la finale dall’altra parte del tabellone. Zverev comunque arriva sempre in fondo, Djokovic ha battuto Jannik in Australia, ma bisogna capire come possono incidere i 39 anni, Ruud sulla terra è tornato molto solido, poi spunta sempre qualche sorpresa. Però tutti per avere qualche chance con Jannik devono giocare la partita della vita”.

Jodar può essere la sorpresa?

“Intanto penso a quanto siano felici gli amici spagnoli che dopo Nadal e Alcaraz hanno trovato un altro potenziale campione. Jodar mi piace molto, è completo, è dotato di un gran fisico e può ancora maturare. Però ha solo 19 anni, non ha mai affrontato partite tre su cinque sulla terra e adesso deve pure convivere con aspettative molto alte”.

Tra le donne, chi vede favorita?

“Sarà un torneo molto aperto: secondo me Sabalenka, Swiatek, e Gauff partono alla pari, la sconfitta della Rybakina è stata una grande sorpresa, però ci sono almeno un’altra decina di giocatrici che possono arrivare in fondo. Io però spero vinca la Svitolina, sarebbe la più bella storia del torneo. Gioca un tennis aggressivo e mentalmente mi sembra la più attrezzata di tutte. E poi i Francesi tiferanno per lei dopo che è uscito il marito Monfils”.

John, il Roland Garros è cominciato con le proteste dei giocatori contro gli Slam per la ripartizione iniqua dei profitti. Qual è la sua posizione in merito?

“Io ricordo che già 47 anni fa i primi cinque giocatori del mondo, tra cui c’ero anche io, scrissero agli Slam per sottolineare come fosse ingiusta la divisione dei ricavi. Credo sia indegno che i giocatori ottengano appena il 15% dai tornei dello Slam, soprattutto se guardiamo a quello che succede in altri sport, dove si arriva anche al 50%. Io penso che l’associazione giocatori dovrebbe essere partner degli Slam. In ogni caso, sono convinto che per smuovere la situazione l’unico mezzo sia il boicottaggio”.

Se lei fosse commissioner del tennis, quale sarebbe la sua prima riforma?

“Una l’ho già detta: i giocatori devono entrare nell’organizzazione degli Slam. A me non piace il coaching, ma ormai penso che non si possa tornare indietro. Sicuramente riformerei la Coppa Davis, le Finali non possono essere ospitate sempre dai soliti due paesi europei. E poi il calendario, visto che i giocatori si lamentano degli impegni ravvicinati: perché non pensare di giocare a marzo il primo Slam in Australia?”

E immagino non le piaccia neppure troppo questo tennis dove i giocatori non mostrano emozioni.

“Ognuno ha la sua personalità, Djokovic e Medvedev ad esempio non nascondono le loro emozioni, e nemmeno Bublik. Lo sapete, io avevo un debole per Kyrgios. Però è vero: secondo me in questo tennis qualche McEnroe in più ci starebbe bene e ravviverebbe l’ambiente”.