Alla fine, dopo mille parole, giri di introspezione emotiva, rivelazioni e progetti, resta il suo sorriso aperto e solare. Come se dopo aver girovagato per le aspre montagne Apuane, lei che è nata a Massa, planasse sulle calde spiagge della Versilia.
È il ritratto di Francesca Fialdini, 46 anni, Bilancia, giornalista e conduttrice televisiva, in prima fila per i più fragili. Dopo una stagione d’oro, che l’ha rivelata anche come ballerina arrivando seconda a Ballando con le stelle e come giurata a Canzonissima, è ora in onda la domenica con Da noi… a ruota libera su Rai1 e con la ripresa di Fame d’amore su Rai3.
Non solo: ha appena pubblicato un nuovo libro, Come fossi una bambola, storie di dipendenza affettiva e di chi ne è uscito, scritto con lo psicoterapeuta Massimo Giusti. Impegno e partecipazione, da “maestrina” come si è autodefinita ironicamente in una scenetta con Rosanna Banfi, ma non solo. Ribalta e retroscena, secondo le definizioni del sociologo Erving Goffman, hanno infatti coinciso svelando la leggerezza di poter essere tutto, l’una e l’altra, le Alpi e la spiaggia. Tanto da confessare di essere innamorata e felice – e non a caso la sua “canzonissima” è Averti addosso di Gino Paoli – ma anche tristissima perché sta dicendo addio alla sua amata gattina Mira.
Lei, che toglie maschere agli altri durante le interviste, si è tolta la sua maschera?
«Non ho maschere, non consapevolmente. Interpreto il mio ruolo in un lavoro. L’importante non è quello che stai facendo ma come lo stai facendo. Il pubblico riconosce la preparazione ma anche la partecipazione emotiva». Ammetterà che è stata sorprendente in questa stagione televisiva.
Cosa è accaduto e perché?
«Non pensavo proprio di partecipare a Ballando, non so ballare, non sono sportiva. La molla? Quando i miei mi hanno detto “Ma dove vai”? E allora ho pensato, ma sì, sono a un punto della mia vita come donna in cui dovrei aver raggiunto una maturità emotiva, no? Mi occupo di vulnerabilità e fragilità e allora proviamo a vedere cosa accade se faccio una cosa che non ho mai fatto, dove verrò giudicata pubblicamente, dove non potrò tutelare la mia immagine perché sarò sempre sotto riflettori. Non sarò la conduttrice, la giornalista, sarò io. Mi sono buttata, alla peggio avrei potuto riderci su».
E sorridendo ha vinto la sfida, anche con quattro costole rotte. Com’è? Se non ci sono difficoltà da superare non le piace?
«In effetti il ballo che mi è piaciuto di più è stato il Tango moderno, dove ho ballato bendata. E la Danza moderna dove avevo solo un piede sano su cui poggiare. E sì poi avevo le costole rotte».
Ma non si è irrigidita, si è invece svelata.
«Milly mi ha permesso di togliere il serio tailleur per vestirmi di tulle. Lei, non solo ha la preparazione incredibile e la serietà della vecchia scuola Rai, ma sa quello che vuole lasciandoti però libera. Fa una specie di incantesimo e mi sono fidata».
Si fidano di lei i giovani e le famiglie che si raccontano in “Fame d’amore”. Un ruolo di ascolto ma anche di difesa da Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, onorificenza che le è stata conferita nel 2019 proprio per il suo impegno tra i giovani.
«Il fenomeno dei disturbi psichici ed emotivi dei giovani si è espanso a dismisura. Conta numeri sempre più gravi, sempre più seri, a cui non si sa come porre rimedio. E crediamo anche che ci si stia interrogando in maniera sbagliata. È una fenomenologia che si accompagna a tematiche contemporanee ma che in verità hanno poco a che fare con la forma ma più con la sostanza. Con i modelli educativi che passano di generazione in generazione».
E i vituperati social?
«Sono una vetrina, una piattaforma in più, un modo per trovare un minimo di consenso fuori. Perché in realtà, dentro, questi ragazzi hanno crepe gigantesche. Che spesso nascono in famiglia».
Lei la famiglia l’ha lasciata presto, a 18 anni ha deciso di venire a Roma. I suoi genitori non erano molto d’accordo…
«Diciamo che ha prevalso la mia indole toscana, ribelle, indipendente. Del resto sono loro ad avermi insegnato libertà e responsabilità. Perché poi una volta a Roma bisognava far quadrare i conti per pagarsi l’università e la vita quotidiana».
Libertà e responsabilità sono due parole bellissime. Il linguaggio è fondamentale, apre o chiude porte, spalanca orizzonti, serra gabbie. Qual è la sua idea di linguaggio?
«Mi sono laureata in Politica comparata ma la mia tesi era sui giornali di strada. Nati come contributo alla riflessione su grandi temi come le carceri o la sanità venivano venduti in strada da senza fissa dimora in modo che ci fosse anche un risvolto economico pratico e sociale forte. La parola che si fa incontro, che si fa azione: si aiutano gli altri ad esercitare diritti e doveri. Oggi in Italia ne rimangono due, tutte e due della Chiesa (Scarp de tenis e L’Osservatore di strada). Questo per me è il linguaggio, il senso della parola che si incarna e diventa servizio».
Al servizio da sette stagioni in “Fame d’amore”. Cos’è cambiato?
«Le parole continuano ad avere un peso specifico, aiutiamo le famiglie a capire che non si può dire “adesso mangi un’insalatina che sei ingrassata” a una ragazzina che rischia la vita tanto è malnutrita. E non è solo un problema femminile. Si sta facendo strada la vigoressia, un’anoressia nervosa che si maschera in un corpo muscoloso. Ma nelle scuole osserviamo che tra gli studenti delle medie cresce una consapevolezza che gli adulti non hanno. E riescono a esprimere la loro fragilità emotiva, magari rispecchiandosi nei versi di cantanti come Blanco e Madame».
Non solo problematiche esistenziali dei giovani. Di cosa parla “Come fossi una bambola”?
«Questo libro nasce dal desiderio di capire perché molti di noi rimangono in relazioni d’amore non corrisposte, dove non sono felici. Al di là di problemi economici e al netto della complessità di un rapporto anche con i figli, cosa trattiene un essere umano dentro una relazione dove non è amato? Un fenomeno diffusissimo, l’altro esiste, tu no. Raccontiamo come si recupera la propria identità».
A lei è capitato?
«Proprio facendo questo libro ho capito che è successo anche a me. Non nelle relazioni affettive, ma nel posto di lavoro dove c’è un’asimmetria di potere e di gerarchia molto forte. Quando ho iniziato a fare la conduttrice avevo già più di 30 anni, avevo fatto la gavetta di 12 anni in varie redazioni, non è che avessi vinto un concorso di bellezza. Ma cosa succede quando sei bionda e caruccia? Non mi si chiedeva il parere su nulla, come la pensavo, come potevo raccontarla. Non esistevo, esisteva l’altro. Anche in trasmissione. Non era cattiveria, ma stereotipi fortissimi».
Ha raccontato tante donne nella trasmissione “Le ragazze”. A che punto siamo?
«A dire il vero le ragazze di oggi mi preoccupano un po’ con il boom editoriale del romance in cui le donne inseguono principi azzurri non disponibili. In assoluto però le donne hanno fatto tanti passi in avanti. Ma atteniamoci ai dati: il 40% in Italia non ha un conto corrente personale, l’80% del lavoro di cura è a carico nostro, facciamo meno figli e lasciamo di più il lavoro se li abbiamo. Quindi al di là della consapevolezza c’è qualcosa di strutturale che va cambiato. Ne gioverebbe il Pil».
Maternità e amore.
«Sì, sono innamorata e felice (da quattro anni è con Milo Brunetti, odontotecnico di Oggiono, ndr). E quanto ai figli, ne vorrei tanto adottare uno». E se dico futuro? «Vedo una casa con un giardino e tanti libri. Naturalmente a Massa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Moda e Tendenze, ogni martedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email