di
Vera Martinella

In pochi giorni saranno presentate oltre 7mila ricerche. Quelle più promettenti sono attese il 31 maggio: cinque studi con nuovi farmaci sperimentali su prostata, polmone, pancreas e liposarcoma (tumore raro)

Quasi 45mila partecipanti fra oncologi, aziende farmaceutiche, associazioni pazienti e giornalisti da 17o Paesi, per un totale di oltre 7mila ricerche presentate. Dal 29 maggio al 2 giugno a Chicago è atteso uno degli appuntamenti più importanti per chi si occupa di tumori: il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco).
Quali saranno le novità più rilevanti? 
«Quelle presentate nella sessione plenaria, la principale, prevista il 31 maggio – risponde Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Sono molto attesi gli esiti degli studi PROTEUS, SARC041, LIBRETTO-432, HARMONi-6 e RASolute 302.  Sono ricerche che riflettono le principali direzioni dell’oncologia moderna, che spaziano dall’intensificazione del trattamento perioperatorio (ovvero pre e post chirurgia) nel cancro alla prostata, alle strategie mirate nei sarcomi rari, dalla terapia adiuvante (dopo il bisturi) di precisione nel cancro al polmone, agli approcci di immunoterapia di nuova generazione, fino agli sforzi a lungo attesi per migliorare le prospettive nel cancro al pancreas».

Analisi finale dello studio PROTEUS

PROTEUS è uno studio globale randomizzato di fase 3 che valuta l’aggiunta di apalutamide alla terapia di deprivazione androgenica in pazienti con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato sottoposti a prostatectomia radicale. 
Quello alla prostata è il tumore più frequente nel sesso maschile e i nuovi casi registrati ogni anno in Italia sono circa 40.500. Lo studio prevede la somministrazione di farmaci sia prima che dopo l’intervento chirurgico per migliorare il controllo della malattia in una popolazione ad alto rischio di recidiva.
L’obiettivo è mettere a punto una nuova strategia che consenta di guarire persone che vengono operate per un carcinoma ancora localizzato ma aggressivo, che ha molte probabilità di ripresentarsi, oppure uomini con una neoplasia che viene scoperta in uno stadio già avanzato. Come? Intensificando la cura, aggiungendo un farmaco di nuova generazione (apalutamide, che agisce bloccando i recettori degli androgeni, riducendo la proliferazione delle cellule cancerose) alla terapia standard .
«Lo studio PROTEUS è emblematico di quello che sta accadendo anche in altre neoplasie – sottolinea Curigliano, che è presidente eletto dell’European Society for Medical Oncology (Esmo) -: c’è in atto un cambiamento che porta a utilizzare fin da subito medicinali tradizionalmente riservati alla malattia in stadio avanzato. L’idea di fondo è che se queste terapie riescono a rallentare, anche molto, il tumore quando è già diffuso, magari metastatico, a maggior ragione potrebbero rivelarsi efficaci in stadi iniziali e magari permetterci di guarire fin da subito il paziente».



















































SARC041: nuova cura per il (raro) liposarcoma dedifferenziato

SARC041 è uno studio randomizzato di fase tre (l’ultima prima dell’approvazione di una nuova cura) che valuta l’efficacia di abemaciclib (inibitore delle cicline già utilizzato nel tumore al seno) in pazienti affetti da liposarcoma dedifferenziato avanzato, un sottotipo di sarcoma raro e aggressivo con opzioni terapeutiche limitate. Lo studio si basa sul presupposto biologico che l’amplificazione di CDK4-6 sia un fattore chiave nella progressione di questa patologia, rendendola un promettente bersaglio terapeutico.
Inibendo selettivamente CDK4, abemaciclib mira a interrompere la proliferazione delle cellule tumorali e a fornire una strategia terapeutica più efficace rispetto alle alle cure ora esistenti. Lo studio rappresenta un importante passo avanti sia nella conoscenza dei meccanismi alla base del liposarcoma sia nella cura di questa patologia che, specie in fase avanzata, resta ancora molto difficile da curare.

LIBRETTO-432: un farmaco mirato contro la mutazione di RET

LIBRETTO-432 è uno studio, sempre di fase 3, che valuta il selpercatinib come terapia adiuvante (cioè post-chirurgica) in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule resecato e positivo alla fusione RET. 
Selpercatinib è un esempio di medicina di precisione e di terapia personalizzata: blocca l’attività proliferativa del tumore, dovuta all’alterazione del gene RET (che è il «bersaglio» colpito dal farmaco). Questo medicinale si è rivelato molto efficace e ben tollerato (con pochi effetti collaterali) in malati in stadio avanzato: la sperimentazione si concentra, quindi, sull’estensione dei benefici della terapia mirata anche alle fasi iniziali della malattia, subito dopo l’intervento chirurgico. 
Lo studio indaga, quindi, se la soppressione della segnalazione oncogenica di RET dopo la resezione chirurgica (somministrando selpercatinib) possa ridurre il rischio di recidiva e migliorare gli esiti a lungo termine. 

HARMONi-6: una nuova strategia di immunoterapia per il carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso

HARMONi-6 è uno studio randomizzato di fase 3 che confronta ivonescimab più chemioterapia rispetto a tislelizumab più chemioterapia in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso avanzato non precedentemente trattati. 
Ogni giorno in Italia circa 115 persone scoprono di avere un tumore ai polmoni (per un totale di 44.831 nuovi casi registrati nel 2024), che resta difficile da trattare perché più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire purtroppo sono ridotte. «Negli ultimi anni, però, molto è cambiato e oggi sono disponibili diverse cure innovative che riescono a prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati – ricorda Curigliano -.  Merito soprattutto delle target therapies, mirate contro specifiche alterazioni molecolari responsabile della malattia, e dell’immunoterapia. Ora si aggiunge un’ulteriore novità: gli anticorpi bispecifici si chiamano così perché sono composti da due parti: una riconosce il bersaglio sulla superficie della cellula tumorale e l’altra si lega a un linfocita T sano del nostro sistema immunitario portandolo vicino alla cellula tumorale, quindi il linfocita T si attiva e la distrugge».
Lo studio HARMONI-6 valuta, infatti, un nuovo anticorpo bispecifico (ivonescimab) progettato per colpire simultaneamente due bersagli i checkpoint immunitari (PD-1) e l’angiogenesi (VEGF): questo approccio a doppio meccanismo mira a potenziare le risposte immunitarie antitumorali modificando al contempo il microambiente tumorale. Lo studio riflette gli sforzi in corso per migliorare le strategie di trattamento di prima linea nel NSCLC squamoso, dove i progressi terapeutici sono stati più limitati rispetto ad altri sottotipi di tumore polmonare.
Questa presentazione affronterà la questione se questo approccio immunoterapico di nuova generazione possa superare i regimi consolidati basati sugli inibitori dei checkpoint immunitari.

RASolute 302: Terapia mirata contro RAS nel tumore al pancreas

Che ci sia in plenaria all’Asco uno studio sul cancro al pancreas è una bella novità, segno che la ricerca scientifica s’impegna anche contro i tumori più difficili e che, seppur lentamente, qualcosa si muove.
Il tumore al pancreas resta una neoplasia difficile da curare nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi e l’aspettativa di vita, che era per lo più di pochi mesi, ora supera i tre anni per un numero crescente di malati che oggi possono essere sottoposti a intervento chirurgico.
RASolute 302 è uno studio globale di fase 3 che valuta daraxonrasib (promettente farmaco sperimentale, in compresse), in pazienti con carcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato. Agisce come inibitore multiselettivo delle proteine RAS(ON), bloccando un’ampia gamma di mutazioni genetiche (tra cui KRAS) responsabili della crescita tumorale in circa il 90% dei casi di cancro al pancreas
I risultati pubblicati di recente (6 maggio 2026) sul New England Journal of Medicine su pazienti con tumore al pancreas metastatico già trattati in precedenza, indicano  che daraxonrasib quasi raddoppia la sopravvivenza media, raggiungendo 13,2 mesi rispetto ai 6,7 della chemioterapia standard.
Inibendo la segnalazione RAS attiva, daraxonrasib rappresenta una nuova strategia terapeutica in una patologia storicamente resistente agli approcci mirati. Lo studio RASolute 302 rappresenta un passo significativo verso il superamento di uno dei bersagli molecolari più difficili in oncologia.

Il tema del congresso Asco di quest’anno, scelto dal presidente ASCO 2025-2026 Eric J. Small è «La traslazione della scienza nella pratica clinica: migliorare gli outcomes oncologici nel mondo», con un focus sulla traslazione dei progressi scientifici tra culture, lingue e contesti diversi negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
«Il programma di quest’anno includerà oltre 200 sessioni in linea con questo tema, che sottolinea l’importanza di trasferire le innovazioni dal laboratorio alla pratica clinica e dalla clinica alle comunità di tutto il mondo – copnclude Curigliano -. Lavorando insieme, possiamo valorizzare le nostre competenze specifiche per trasformare la conoscenza in impatto concreto e migliorare le prospettive dei pazienti ovunque».

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28 maggio 2026