di
Simone Canettieri

Il vicepresidente esecutivo della Commissione ai ministri dei 27: per rispondere alla crisi sono immediatamente utilizzabili i fondi già stanziati per la Coesione, lo sviluppo regionale e la «transizione giusta»

Caccia alle risorse europee per l’emergenza energia. Il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue Raffaele Fitto rompe il silenzio. E indica la prima strada: occorre ripartire dalla revisione dei fondi di coesione e da quelli del Pnrr

Fitto questa mattina ha scritto ai ministri responsabili della politica di coesione per chiedere di utilizzare «con urgenza tutti gli strumenti disponibili: l’Unione europea ha le risorse per rispondere, e dobbiamo mobilitarle adesso», dice.  A breve, aggiunge, «invierò una lettera analoga anche alle Regioni».



















































 Questa mossa non preclude la trattativa dell’Italia e di Giorgia Meloni per arrivare a uno scostamento, benedetto da Bruxelles, sul modello del progetto Safe per la difesa. La trattativa resta aperta per quanto sia definita «difficile».

I fondi indicati dal commissario italiano per rispondere alla crisi energetica sono tre: il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), il Fondo di coesione, il Fondo per una transizione giusta (Jtf). «Per accelerare l’utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli adeguamenti programmatici necessari», dice ancora Fitto.

Il piano del commissario Ue in quota Fratelli d’Italia prevede l’utilizzo di altre due leve: AccelerateEU e il Piano d’azione per i fertilizzanti (altra emergenza dopo la crisi dello Stretto di Hormuz). Dice Fitto: «La Commissione è pronta a esaminare con gli Stati membri tutte le proposte — incluse eventuali revisioni dei programmi della politica di coesione — in modo rapido e collaborativo. Sono fermamente convinto che il Fesr, il Fondo di coesione e il Fondo per una transizione giusta possano fornire un sostegno fondamentale per affrontare le sfide della crisi energetica. Le risorse ci sono. Gli strumenti ci sono. Quello che serve adesso è agire con rapidità e determinazione, nell’interesse dei nostri cittadini e delle nostre imprese».

APPROFONDISCI CON IL PODCAST

La reazione delle Regioni

Il piano però non piace alle Regioni Ue. «La crisi energetica è reale. La soluzione proposta non lo è. Indicare i fondi di coesione come bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica di investimento in un’aspirina politica: sollievo temporaneo, sottoinvestimento cronico… La parte migliore? Questi fondi sono già stati impegnati», ha scritto su X la presidente del Comitato europeo delle Regioni, Kata Tutto. «La politica di coesione ha contribuito in modo determinante alla resilienza e alla sostenibilità energetica dell’Ue» permettendo «alle regioni di migliorare il proprio mix energetico e la propria efficienza”, aggiunge Tutto, chiudendo ironicamente con «la transizione giusta riposi in pace». 

La risposta di Fitto

Il commissario europeo ha risposto alle frasi di Tutto con una nota in cui si è detto «sorpreso» per una polemica «strumentale»: «Non c’è nessun “bancomat”. E soprattutto Bruxelles non obbliga nessuno: decidono Stati e Regioni sulla base delle esigenze reali dei territori». «La parte migliore di questo, casomai, si chiama flessibilità. L’hanno chiesta le Regioni. Bruxelles ha risposto» aggiunge Fitto. «I programmi attuali sono stati scritti con dati economici del 2019-2021 e approvati nel 2022. Nel frattempo il mondo è cambiato profondamente. Se poi c’è chi ritiene che i programmi definiti oltre 4 anni fa rispondano perfettamente anche alle esigenze di oggi è libero di mantenere lo status quo. La politica di coesione funziona se sa adattarsi alla realtà. Il resto rischia di essere solo polemica strumentale e soprattutto non corrisponde alla realtà dei fatti»


Vai a tutte le notizie di Roma

Iscriviti alla newsletter di Corriere Roma

28 maggio 2026 ( modifica il 28 maggio 2026 | 19:49)