di
Monica Guerzoni

Il presidente del Pd: «Salis? A tempo debito decideremo sulla leadership»

Stefano Bonaccini, anche per lei il governo sta facendo un «blitz sconcertante» sulla legge elettorale?
«Meloni teme di perdere le elezioni e prova a cambiare le regole del gioco. Trovo surreale che con la guerra in corso, i carburanti e l’energia alle stelle e la stagnazione economica, il Parlamento sia preso in ostaggio sulla legge elettorale. C’è una distanza siderale tra le priorità della destra e la vita degli italiani».



















































La spaventa un sistema che simbolicamente porta al premierato?
«Mi spaventa un sistema che punta a concentrare i poteri nelle mani del governo. Valeva per i magistrati, per la Corte dei Conti, per il Parlamento. La destra non vuole contropoteri e contrappesi».

Il premio consentirà ai meloniani di eleggersi da soli il capo dello Stato?
«È uno dei loro obiettivi. La destra vuole superare l’equilibrio tra i poteri previsto dalla Costituzione per avere un capo dello Stato che risponda alla loro parte. Ricordo a Giorgia Meloni che gli italiani hanno bocciato sonoramente questa deriva e penso davvero convenga a tutti avere organi di garanzia, come il Quirinale e la Corte costituzionale, che non rispondano a un interesse di parte o di partito».

Farete le primarie per risolvere il duello tra Schlein e Conte?
«Noi stiamo denunciando una manomissione delle regole per cambiare l’esito elettorale e modificare l’equilibrio dei poteri nel nostro ordinamento. Parlare di primarie prima dei programmi sarebbe surreale».

Verrà fuori un terzo nome, come Silvia Salis?
«La leadership della coalizione la decideremo a tempo debito e in modo condiviso. Non ho mai visto decidere chi guida senza sapere quando e come si vota. Mi pare più urgente rafforzare e allargare la coalizione, condividere le proposte, offrire un’alternativa chiara ai cittadini».

Venezia vi ha dato un’amara lezione. Come risolverete il problema degli elettori del M5S che non votano il centrosinistra se Conte si allea col Pd?
«Gli elettori 5 Stelle non hanno dimostrato particolari difficoltà a votare un candidato del Pd nei tanti comuni in cui abbiamo vinto, e lo stesso vale per i nostri ad Avellino. E non è una sorpresa che il M5S non brilli alle amministrative e faccia molto meglio alle politiche. Non esiste un problema M5S, casomai esiste un problema coalizione. È tempo di passare dalla sommatoria delle opposizioni a una vera alleanza, a un progetto alternativo che rafforzi amalgama, profilo e programma».

Il 12 giugno Alessandro Onorato terrà a battesimo il suo nuovo centro. I civici servono? Saranno decisivi?
«Assolutamente sì. Un’alleanza nuova è anche la chiave per dare cittadinanza ai movimenti civici in una coalizione aperta, larga e plurale. D’altro canto, non è quello che facciamo nelle città?»

Martella era il candidato sbagliato? E quanto ha sbagliato Schlein ad annunciare la riscossa dalla Laguna?
«Ringrazio Andrea Martella per avercela messa tutta. Quanto a Elly, sì è spesa con generosità in lungo e in largo per l’Italia, sostenendo con passione tutti i nostri candidati. È quello che ho fatto anch’io, sia dove era più facile sia dove la vittoria era francamente più difficile. Non mi pare il caso di giudicare questo lavoro enorme per una frase da campagna elettorale detta per dare la carica».

Non ha ragione chi dice che Schlein non ha saputo creare una nuova classe dirigente e che servono facce nuove, invece di cacicchi e notabili?
«Nei territori è cresciuta una classe dirigente di qualità. Ci sono comuni piccoli e grandi dove abbiamo stravinto con candidati che hanno fatto la differenza. A Imola il trentenne Marco Panieri è stato rieletto con oltre il 72%. A Mantova veniamo da 10 anni di ottimo governo di Mattia Palazzi, che ha raccolto un record di preferenze a supporto del nuovo sindaco Murari. E Giovanna Bruno ha stravinto con il 75% ad Andria. La nuova classe dirigente c’è già».

Lei dice che il Pd è più unito che mai, ma intanto Madia se n’è andata e altri potrebbero farlo. Guerini, Delrio, Picierno… I riformisti insofferenti sono tanti.
«Rispetto le scelte di tutti, ma non vedo nessun esodo in corso. Distinguerei anche tra chi esprime punti di vista diversi, nel pluralismo di una comunità, e chi sceglie, pur legittimamente, di percorrere altre strade. Quanto all’unità, siamo tutti impegnati a coltivarla e farla vivere, io per primo come presidente del partito».

La sicurezza vi farà perdere un sacco di voti, prevede Calenda.
«Io penso al contrario che sia il Paese ad avere un problema di sicurezza e che il governo abbia fallito su un tema che era un suo cavallo di battaglia. A noi tocca offrire un’alternativa migliore e metterei la sicurezza tra i punti prioritari del nostro programma. Significa investire in personale e mezzi che il governo ha tagliato, in prossimità, riqualificazione urbana, decoro e progetti di riappropriazione degli spazi pubblici».


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28 maggio 2026