di
Andrea Laffranchi

La cantautrice lancia la festa per i 30 anni di carriera: a Campovolo l’11 settembre 2027. E spiega: «Ho manifestato a Pordenone con i ragazzi per Gaza: ero in prima fila. Essere disarmato e avere la polizia che ti fronteggia in tenuta antisommossa fa impressione»

Dal nostro inviato a Reggio Emilia
Ci sono voluti 30 anni per dire «ce l’ho fatta». «La mia infanzia ha avuto un’influenza negativa sulla mia autostima. Me ne sto rendendo conto un po’ adesso della percezione che hanno gli altri di me. E forse mi aiuta anche la terapia». Elisa ha deciso di festeggiare il traguardo con il cuore in pace e un concertone che si terrà a Campovolo l’11 settembre 2027.

«Tanti colleghi italiani fanno gli stadi e per differenziarci abbiamo pensato a questo evento, unico e irripetibile». Il posto è stato scelto non solo per la capienza da grande raduno ma anche perché l’Emilia ha più sensibilità per la sostenibilità ambientale, tema che Elisa ha inserito nella produzione dei suoi concerti dal 2022: «Bisogna perseverare. Devi scardinare un sistema, e solo per trovare nuovi fornitori adeguati l’anno scorso ci abbiamo messo sei mesi, e poi creare un metodo. Assieme al Politecnico di Milano e Music Innovation Hub abbiamo realizzato un protocollo che è a disposizione di tutti». Quelle scelte, a partire dall’utilizzo di un carburante che riduce del 70% le emissioni, le porterà anche a Campovolo.



















































Nella scaletta troveranno spazio le canzoni che hanno costruito questi tre decenni di carriera e quelle di un nuovo disco in arrivo. «Un concept che parla di dolore, ricostruzione e rinascita. Un progetto speciale in cui esaudirò il desiderio di unire la musica con l’espressione corporea e la danza. Ho sempre ballato per me, di nascosto: a 50 anni non voglio più nascondermi. I riferimenti saranno Kate Bush e Pina Bausch». 

Durante un concerto al Forum di Assago, il mese scorso ha svelato «FOMO 2», brano con un testo che parla degli eccessi creati da social e AI e di libertà. Fra le frasi: «Siamo dei numeri, ci vogliono deboli… ci vogliono stupidi… ci tengono piccoli»: «Racconto la trasformazione sociale che stiamo vivendo. I social alterano il nostro pensiero cognitivo con pillole di dopamina. Bowie aveva già intuito i pericoli di internet: lo definì come il diavolo. Il neuroscienziato Stefano Mancuso e sostiene che l’AI ha preso la struttura violenta dell’uomo e degli animali. Se avesse preso quella delle piante sarebbe più evoluta: nelle piante prevale la sopravvivenza della specie, negli animali quella dell’individuo. Sono governi e multinazionali che ci vogliono deboli e stupidi». 

In quel testo dice anche «Mi arresteranno se manifesto». «C’è chi ha combattuto per la libertà, come mio nonno partigiano che fu prigioniero a Buchenwald. Manifestare è parte della democrazia, è pericoloso quando aleggia anche solo il pensiero di renderlo illegale. Ho manifestato a Pordenone con i ragazzi per Gaza: ero in prima fila. Essere disarmato e avere la polizia che ti fronteggia in tenuta antisommossa fa impressione. Invece di rompere le costole a ragazzi così dovrebbero pensare a contenere i pochi violenti che ci sono». A volte non si paga solo con le manganellate. «Forse è solo un caso, ma la Regione Friuli ha tolto i contributi al festival fluttuante che avevo organizzato l’anno scorso dopo che ho partecipato a quelle manifestazioni».

L’altro giorno Francesco De Gregori ha detto che non sente il bisogno di proclami da parte degli artisti. «Che strano… la sua generazione ha vissuto la musica come cardine della rivoluzione giovanile. Per me è un punto di riferimento e per una volta non siamo d’accordo. Il cantante deve solo cantare? Non bisogna essere tuttologi, vero, ma quando più voci parlano di un tema lo fanno salire in superficie».

29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 09:29)