di
Pierpaolo Lio

Il 22enne è stato ucciso alla stazione Certosa tra martedì e mercoledì: testimoni hanno riferito di una rissa precedente. Prende piede l’ipotesi di una vendetta nei confronti del ragazzo sbagliato

Il quartiere racconta con insistenza di un «precedente». Di poche ore prima. Un’altra rissa tra ragazzi sudamericani. Sempre alla stazione di Certosa. Nel primo pomeriggio di martedì. E una delle «fazioni» coinvolte sarebbe la stessa che a sera, alle 22.30, ha poi aggredito i fratelli Ibarra (e un loro amico), riuscendo a raggiungere il più grande, il 22enne Gianluca, uccidendolo con una furia di fendenti alle gambe, tra cui quello letale che gli ha reciso l’arteria femorale.

Quell’agguato «a freddo» è stato poi raccontato ai poliziotti dal più giovane dei due, il 20enne Gianfranco: «Scappando anche io sono caduto, ma sono riuscito ad alzarmi e mettermi in salvo. Mio fratello è caduto tre volte, ed è stato raggiunto e aggredito». Di quello che è successo non è riuscito a dire molto altro. «Mi sono nascosto: avevo molta paura», la sua ammissione. Ha visto solo tante ombre scure che s’ammassavano su «Luquita», colpendolo a ripetizione.



















































Gli investigatori della squadra mobile — guidati da Alfonso Iadevaia, e coordinati dal pm Elio Ramondini e dall’aggiunto Bruna Albertini — stanno lavorando sulle immagini delle (tante) telecamere. Della stazione. Dei treni. Delle vie attorno. L’analisi procede in parallelo. Da una parte, si studia ogni dettaglio di ogni frame, per identificare i quindici assatanati che si sono accaniti contro la vittima, morta poco dopo il trasporto d’urgenza all’ospedale Fatebenefratelli. Alcuni sono saliti subito a bordo di un treno diretto a Treviglio, scendendo però molto prima. Altri si sarebbero allontanati di corsa dalla stazione. 

Dall’altra parte, gli inquirenti procedono a ritroso, per trovare riscontri a quella «voce» del quartiere (riferita anche dal fratello della vittima, che l’avrebbe sentita al minimarket dove era andato prima dell’assalto). Un’ipotesi che gli investigatori ritengono credibile. Si cercano riscontri, soprattutto riprese, di quel «precedente» che spiegherebbe il moltiplicarsi degli aggressori. Che solo poco prima «erano sei», che si atteggiavano a Latin Kings, pandilla di latinos protagonista in passato di diversi episodi criminali tra Milano e Genova. Ma più tardi, sui binari, erano almeno tre volte tanti, con alcuni «rinforzi» che sarebbero scesi da un treno. L’aveva riferito Wilmer, il papà dei due ragazzi. L’ha messo a verbale anche Gianfranco: «Il gruppo che ci ha aggredito lo avevamo incrociato una prima volta quando abbiamo accompagnato mio padre a casa — la sua ricostruzione della giornata —. Ci hanno detto che loro erano “i re”», riferimento proprio alla gang, «ma noi li abbiamo ignorati e siamo andati via». In seguito, una volta in stazione, «ci hanno visto e immediatamente sono venuti verso di noi urlando in spagnolo».

Se così fosse, se ci fosse stata davvero quella prima rissa, il rischio, che per ora è solo un’ipotesi, è che Gianluca Ibarra Silvera — giovane lavoratore di origini ecuadoriane, per tutti «un bravissimo ragazzo», senza nessun guaio e tantomeno legami con pandillas — sia stato ucciso per uno «scambio di persona». Gli aggressori potrebbero aver preso i tre che aspettavano il treno per tornare a casa a Segrate, e cioé i fratelli e l’amico 33enne colombiano che è riuscito subito a fuggire, per componenti di quel gruppo con cui s’erano azzuffati attorno alle 15. E contro i quali volevano «vendicarsi».


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29 maggio 2026