di
Luigi Ferrarella

Nel cantiere da 200 milioni di dollari dell’ex Tiro a Segno, in piazzale Accursio, la Procura contesta il caporalato: «Paghe reali da 2 euro l’ora fra “pizzo” sul reclutamento in patria, clausole negate e trattenute forzate per vitto e alloggio”

È un po’ come nel salmo biblico, ma al contrario. Sono «pietra scartata» queste centinaia di manovali indiani sfruttati in uno dei più grandi e prestigiosi cantieri di «rigenerazione urbana» aperti a Milano: tra il «pizzo» che devono pagare in India a un’agenzia intermediaria per avere il visto e farsi reclutare da un colosso americano dell’edilizia, la già magra paga oraria di 4 euro l’ora che devono accettare quando arrivano a lavorare a Milano 10 ore al giorno per 6 giorni, e l’ulteriore dimezzamento reale a 2 euro l’ora una volta che sullo stipendio teorico si vedono pure trattenere 850 euro al mese per quei vitto e alloggio che in teoria il contratto poneva a carico del datore di lavoro. 

Eppure proprio questa «pietra scartata» sta diventando «testata d’angolo» della costruzione in corso del nuovo Consolato Generale degli Stati Uniti a Milano, cantiere da 200 milioni di dollari sull’area dell’ex Tiro a Segno di piazzale Accursio ad opera della divisione italiana del colosso americano «Caddell Construction», il gruppo dell’Alabama che con un fatturato di 1 miliardo e mezzo di dollari e 2.000 dipendenti costruisce ambasciate e consolati statunitensi in tutto il mondo.



















































Ed è proprio perché «in questa situazione di para-schiavismo è difficile negare che esistano i presupposti del reato di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori» in stato di bisogno, la Procura di Milano adotta un rimedio drastico – l’istituto del «controllo giudiziario» – per rimediare a queste paghe effettive di 2 euro l’ora, «molto al di sotto non solo del livello del contratto Edilizia Industria dichiarato da Caddell» nelle carte depositate in Prefettura (10-12 euro l’ora), e al di sotto anche delle buste paga consegnate agli indiani (4 euro l’ora), ma anche «molto al di sotto della soglia minima di proporzionalità e sufficienza» indicata dall’articolo 36 della Costituzione, «e addirittura inferiore del 50%» (persino attestandosi sulle buste paga) «alla soglia di “povertà lavorativa” calcolata dal rappporto Istat 2024» (8 euro e 50 centesimi l’ora). 

«Il Consolato americano a Milano costruito da manovali indiani in para-schiavismo». I pm: controllo giudiziario sul colosso Caddell

Due indagati

Il controllo giudiziario, cioè la nomina di un amministratore giudiziario che non sostituisce ma affianca i vertici dell’azienda, è disposto quando c’è da interrompere una situazione di ritenuta illegalità, ma l’interruzione dell’attività imprenditoriale potrebbe comportare ripercussioni negative. Nel caso odierno, come già in passato ad esempio per piattaforme dei rider, grandi spedizionieri della logistica, case di moda di lusso o società di vigilanza privata, la Procura di Milano nomina nel commercialista Francesco Brigatti l’amministratore giudiziario incaricato di bonificare la situazione «adottando idonei assetti organizzativi anche in difformità da quelli proposti dall’imprenditore». Due gli indagati per l’ipotesi di reato di caporalato: la divisione italiana di «Caddell Construction», persona giuridica indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai dirigenti nell’interesse aziendale, e il manager preposto a questa sede italiana, il turco Ulas Demir. Nel cantiere ci sono stati momenti di tensione quando, di fronte ai carabinieri venuti per assumere le testimonianze dei manovali indiani al lavoro venerdì mattina, gli americani hanno invocato la tutela della riservatezza dell’area della futura sede diplomatica.

Le dichiarazioni degli operai 

Nel cantiere, la cui fine dei lavori è prevista nel 2028, sono impiegati in media dai 300 ai 400 manovali indiani, complessivamente sinora un migliaio, inquadrati nella formalmente del tutto corretta procedura del «distacco transnazionale» in materia di immigrazione, che consente l’ingresso in Italia, al di fuori delle quote ordinarie, di lavoratori extra Ue trasferiti presso un’entità ospitante appartenente alla stessa impresa o al medesimo gruppo, però con una serie di condizioni su durata, mansioni, retribuzione e condizioni di impiego. 

Trentacinque lavoratori indiani, ascoltati dai carabinieri del Comando Tutela Lavoro nell’inchiesta dei pm Mauro Clerici e Paolo Storari, si sono però esposti e hanno raccontato cosa ci sarebbe nel retrobottega della vetrina. A cominciare dalle 500.000 rupie, circa 5/6.000 euro, che in India hanno dovuto pagare a una agenzia intermediaria di diritto indiano a Nuova Delhi, «Dynamic House», perché «solo dopo il pagamento “del dazio” si entrava in possesso del visto per lavoro». Una volta atterrati a Milano, il personale dell’americana «Caddell» li ha prelevati all’aeroporto, accompagnati in due residence a Garbagnate Milanese e Pieve Emanuele, e inseriti in cantiere il giorno dopo: ma prima un capocantiere (descritto dagli indiani come un altro turco) li avrebbe costretti a firmare alcune carte senza spiegazioni o traduzioni in lingua a loro comprensibile.

I lavoratori ne capiscono il senso solo con lo stipendio, quando, diversamente da quanto indicato nel contratto che assicura vitto e alloggio gratuiti a carico del datore di lavoro, ogni mese lo trovano decurtato (sui teorici 1.200/1.400 euro) di circa 500 euro per pagare i residence dove erano stati alloggiati: soldi che i lavoratori indiani bonificano in automatico attraverso la domiciliazione bancaria da loro autorizzata senza rendersene conto in quelle carte fatte firmare dal capocantiere, che poi ogni mese pretenderebbe in contanti altri 350 euro a pagamento dei pasti, minacciando altrimenti ritorsioni o licenziamenti. 

La consulenza tecnica

Una consulenza tecnica disposta dalla Procura ha quantificato in media le ore mensili davvero lavorate in 245 anziché le 158 teoriche, e il «costo orario normalizzato medio» in 4 euro e 16 centesimi nelle buste paga date agli indiani, ma in 2 euro e 17 centesimi nella realtà dopo le detrazioni forzate: parametri lontanissimi dai 10-12 euro l’ora del contratto Edilizia Industria, inferiori addirittura del 51% persino rispetto alla soglia di povertà Istat, e soprattutto incompatibili con l’articolo 36 della Costituzione che stabilisce che il lavoratore abbia diritto a «una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e, in ogni caso, sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa». 


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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 13:47)