di
Barbara Visentin

Il cantautore sabato 30 dà il via al tour negli stadi: «Cantare è un privilegio, non do per scontato di poterlo fare per sempre»

Sul palco «canto come un matto, mi distruggo, faccio di tutto perché le persone possano uscire dallo stadio convinte di essere state nel posto giusto». Tiziano Ferro dà il via sabato sera da Lignano a un tour negli stadi «intimo nella sua grandiosità», con una scaletta di oltre 30 canzoni che passa in rassegna il meglio della sua discografia (prossime date il 6 e 7 giugno a San Siro, il 10 Torino). 

«Per me cantare è un grande privilegio, non do per scontato di poterlo fare per sempre. Sono un padre di famiglia per cui sono sempre incasinato, invece sul palco ci siamo solo noi. So di sembrare buonista, ma non provo gran clamore nei confronti di me stesso, mi rendo conto che ci sono cantanti migliori di me, ma so che il mio dono è l’empatia, riuscire ad arrivare alle persone».



















































Nelle varie date porterà gli ospiti che lo accompagnano nella versione deluxe dell’ultimo album «Sono un grande», appena uscita: «Mi faccio problemi a invitare le persone, non voglio rompere le scatole, ma li ho costretti tutti» scherza. Il 6 a San Siro è confermato Lazza, il 7 Ditonellapiaga e Shiva, Ariete e Giorgia saranno con lui a Roma, mentre altri nomi verranno svelati via via.

I repack dei dischi, prosegue Ferro, «spesso sono usati per questioni di paraculaggio da classifica, ma queste collaborazioni non sono appiccicate come francobolli, sono vere: da Lazza mi sono fatto dirigere in studio a Los Angeles, Giorgia ha scritto una strofa più bella del mio testo… Non canterò quei brani senza di loro».

 Se De Gregori in questi giorni ha scatenato il dibattito sull’opportunità o meno di parlare di politica nella musica, Tiziano Ferro con Ditonellapiaga in «XXverso» manda un diretto «vaffanculo ai fasci». La sua battaglia è soprattutto civile: «Ho due figli, mi manca molto l’Italia e mi ritrovo in America perché avevo un progetto di vita e amore che è fallito, ma è incastrato lì. Se però penso che in Italia i miei due bellissimi bambini avrebbero meno diritti degli altri figli, mi fa incazzare. Se tocchi i figli a un padre, dico vaffanculo a chiunque, non a un gruppo politico. Il mio è un vaffanculo di cuore a chi tratta male i miei figli e porta il nostro Paese a essere meno civile. L’ho sempre pensata così ma a quasi 50 anni non ho paura a esprimerlo con una parola poco diplomatica». 

Il punto di vista è quello di un genitore preoccupato: «Non è schierarsi. Se vuoi punire me o i gay, posso anche capirlo, ma non puoi punire dei bambini che sono assolutamente innocenti e hanno diritto ad avere due tutori, che esistono, ma non possono portarli in ospedale se fossero malati. Non è giusto».

E se in Italia, fa sapere, andrebbe anche in gara a Sanremo – «sono più sereno e non me ne importerebbe nulla della competizione» -, di recente è stato invece ospite del tour di Shiva, dopo il «gemellaggio» nei rispettivi dischi: «Finalmente mi interfaccio con una generazione che fa duetti, come io volevo farne fin dagli inizi, trovando tante difficoltà perché i dischi italiani non ne avevano. Io ascolto la musica e ascolto i giovani, penso di essere uno di quelli della mia età, insieme ad Elisa, che ha fatto più collaborazioni, proprio perché ci piace la musica».

 La condanna per tentato omicidio di Shiva non gli ha creato dubbi morali? «Ho visto “Belve”, non sapevo nulla della sua situazione. Nelle canzoni ne parla, ma di pancia, lì ho ascoltato la dinamica e mi sono sentito male, non avrei mai fatto quel che ha fatto lui, è sbagliatissimo, ma immagino non sia facile neanche essere aggredito, c’è stato molto accanimento. Ha pagato, in un mondo di vigliacchi che scappano e spesso non pagano, quindi direi che è il momento di lasciarlo in pace».

L’inedito «A Napoli» torna invece sulla difficile separazione dall’ex marito Victor Allen, accennando a dinamiche di manipolazione: «Si parla spesso di lesionismo e autolesionismo, di chi si taglia o si auto-depriva, ed è importantissimo farlo – dice -. Ma l’abuso mentale è orrendo, invisibile e i limiti non esistono. Quando sei vicino a una persona narcisista, che fra l’altro è una patologia e una condizione dannosissima, è lesionismo mentale. Ed è una delle condizioni che mi ha portato a dovere andare via».

29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 18:34)