di
Marco Imarisio
Il tennista italiano lascia il Roland Garros e Parigi senza spiegazioni sui suoi malesseri: «Non avevo energie, tutto il corpo era piatto. Non ricordo l’ultima volta in cui mi sono sentito così debole. Succede»
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI – Succede. Lo ripete una, due tre volte, prima in inglese e poi in italiano. Succede. Quando l’altoparlante scandisce «Jannik Sinner in press room 1», le centinaia di persone sedute ai tavoli della sala stampa si alzano come un sol uomo. Lui arriva con la sua solita faccia da sfinge, sorrisi gentili e un rammarico trattenuto, nulla a che vedere con lo sconforto dell’anno scorso dopo l’incredibile sconfitta contro Carlos Alcaraz. Succede.
Parla ma non spiega, un atleta non ama esporre le proprie debolezze, le cartelle cliniche rimangono chiuse nelle segrete stanze, è una regola fissa. Sa di avere addosso gli occhi della stampa di tutto il mondo, perché quello che è successo ha dell’incredibile, stare male a un passo dalla vittoria, 6-2 6-3 5-1, ancora un game e poi qualunque cosa fosse, sarebbe svanita con la fine dell’ondata di calore e le cure del suo staff medico. Invece no, a un passo dal terzo turno di un torneo che era suo, dove gli scommettitori non accettavano quote sul suo nome.
Cosa è successo, Jannik? «Ho cominciato a non stare bene questa mattina, avevo dormito male. Ma nel riscaldamento prima della partita andava meglio. Ho comunque provato a chiudere i punti velocemente. Poi, quello che è successo lo avete visto tutti». Lo abbiamo visto, ma non capiamo. «Era caldo, ma non da matti. Fu peggio a Shanghai, che era umido, e in Australia, quando il sole bruciava davvero. Ma non trovavo più alcuna energia. Può succedere, anche se è dura da accettare. Prima stavo giocando bene, mi muovevo bene, ma oggi non era il mio giorno, è tutto qui».
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Nessun rimpianto, nessun dubbio. «Se non avessi giocato Madrid o Roma avrei potuto comunque avere una giornata del genere. Ho vinto tre tornei su terra, risultati incredibili. Certo il Roland Garros era il mio obiettivo principale a inizio anno, ma se avessi saltato qualche torneo, non so se le cose sarebbero cambiate. Semplicemente, non sono riuscito a tirarmi fuori, non avevo energie oggi. Può succedere, nessuno è un robot, nessuno è fatto per non sbagliare mai».
Non è autoindulgenza, è qualcosa di diverso. Jannik è consapevole del fatto che questo improvviso crollo verticale avrà delle conseguenze, gli ha fatto perdere l’unico grande torneo che gli manca, e forse gli farà perdere anche l’aura di invincibilità guadagnata sul campo.
Ma a volte l’unica cosa da fare è accettare il proprio destino, per rendere meno insopportabile il presente e la delusione bruciante. «A metà del terzo set non mi sono sentito bene, ma non ho trovato energie per superare quel momento. È stato difficile trovarmi in una situazione del genere. Crampi? Sono tante cose insieme, non solo una, qui ho fatto un ottimo primo match. E sono tornato dopo aver finito tardi. Stamattina soffrivo un po’. Ma succede spesso negli Slam, oggi era uno di quei giorni. Nel quarto set e nel quinto non avevo energie, era una situazione piatta, tutto il corpo. Non ricordo l’ultima volta in cui mi sono sentito così debole. Stavo anche giocando molto bene. Mi sono sentito disorientato, con poca forza. Negli Slam capitano un paio di giorni che non sei al massimo. Mi è successo altre volte, solo che qui non sono riuscito a tirarmi fuori. Ho provato ad andare avanti, il quarto set lo ho lasciato andare, nel quinto mi sentivo un po’ meglio, però l’energia restava bassa. Ma questo è lo sport. Succede».
Sono quindici minuti di parole ripetute a ciclo continuo, inutile chiedergli dei suoi frequenti malanni dovuti al caldo, della sua presunta fragilità. Non oggi, non qui, quando anche a lui mancano le risposte. Essere campione è qualcosa che si impara e in questo senso Jannik è un fenomeno di precocità. Le ultime considerazioni sono già rivolte al futuro. «Ovviamente dovrò fare degli accertamenti e parlare con la mia squadra di quello che è successo. Ci rivediamo a Wimbledon, l’obiettivo ora diventa quello». Un gesto di saluto, un sorriso appena accennato e via. Succede, certo. Ma è successo nel peggior momento possibile, nel torneo dei suoi sogni, dove era il favorito, dove tutti gli astri sembravano allineati per dare la soddisfazione più grande all’Italia che lo guardava. E invece siamo qui a domandarci un perché che non ci sarà mai davvero rivelato.
È dedicato a Jannik Sinner il prossimo appuntamento delle Conversazioni del Corriere riservate in esclusiva ai nostri abbonati: «Perché Sinner piace agli italiani?» con Aldo Grasso, Gaia Piccardi, Marco Imarisio che rispondono ai lettori in diretta video. Conduce Maria Serena Natale. Per inviare domande basta collegarsi a questa pagina.
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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 15:12)
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