di
Roberta Merlin

Si muove il colosso del web sui contenuti che collegano l’artista veneto a una «pista esoterica»: ma circolano altri 11

Nel vortice mediatico che da mesi accompagna la riapertura delle indagini sul delitto di Garlasco, si fa strada anche il filone delle azioni legali contro la gogna social e le insinuazioni rilanciate online da youtuber e sedicenti analisti del caso. In parallelo alle iniziative avviate dalle gemelle Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara Poggi, che avrebbero presentato un esposto contro giornalisti, creator e commentatori accusati di aver diffuso contenuti diffamatori sul loro conto, continua la battaglia giudiziaria del pittore veneto Saturno Buttò, finito suo malgrado al centro delle suggestioni legate alla cosiddetta «pista esoterica». L’artista 69enne originario di Bibione (Venezia), noto nel panorama dell’arte figurativa contemporanea per opere che indagano il rapporto tra sacro, eros e sofferenza, da oltre un anno si trova infatti associato online al delitto di Garlasco attraverso una serie di video diventati virali. Ora però si muove Google: il colosso del web ha rimosso 8 dei 19 video sul tema segnalati dai legali del pittore e ritenuti illeciti.

La nascita della suggestione online

Il nome di Saturno Buttò era comparso dopo che Mattia Capra, amico di Andrea Sempio (quest’ultimo indagato nell’inchiesta bis) aveva condiviso sul proprio profilo Facebook un link collegato a numerosi dipinti dell’artista. Da quel momento, diversi youtuber e commentatori social hanno iniziato a costruire ipotesi e collegamenti tra alcune opere di Buttò e il delitto di Chiara Poggi. Nel mirino, in particolare, un dipinto raffigurante due figure femminili sedute una di fronte all’altra, una delle quali appoggiata a una stampella: secondo alcune ricostruzioni diffuse online, le due donne ricorderebbero Stefania e Paola Cappa. Un’altra opera, «Il Matrimonio di Dio», è stata invece associata da alcuni creator a presunti riferimenti ai protagonisti della vicenda giudiziaria. Suggestioni che l’artista ha sempre respinto con fermezza. Buttò ha ribadito più volte di non avere alcun legame con Garlasco, di non conoscere i protagonisti della vicenda e di non essere mai stato nemmeno nel comune pavese prima che il suo nome finisse nel tritacarne mediatico.



















































L’azione di Google

Le sue opere, ha spiegato, affrontano temi da sempre presenti nella storia dell’arte – il sacro, il profano, il dolore, la spiritualità – senza alcun messaggio occulto o riferimento nascosto. Ora però arrivano novità importanti sul piano giudiziario. Nel procedimento civile aperto a Pordenone, Google Ireland Limited ha infatti già rimosso otto video (19 in tutto quelli segnalati dai legali del pittore) ritenendoli manifestamente illeciti. «Un passaggio significativo in quanto riconosce il carattere diffamatorio di alcuni contenuti diventati virali negli ultimi mesi e che hanno danneggiato la mia immagine di artista» spiega Buttò.

Effetto domino

Il procedimento penale, invece, resta aperto su un altro fronte. La denuncia-querela per diffamazione aggravata presentata dall’artista era stata archiviata dalla Procura di Forlì senza consentire alla difesa di opporsi in udienza. I legali di Buttò hanno però impugnato il provvedimento davanti al giudice monocratico, chiedendo una rivalutazione dell’archiviazione anche alla luce della rimozione dei video da parte di Google. Secondo la ricostruzione della difesa, il primo youtuber ad aver associato il nome del pittore alla pista satanica risiederebbe infatti nel Forlivese, elemento che aveva determinato il trasferimento del fascicolo da Pordenone a Forlì. Da lì si sarebbe poi sviluppato un «effetto domino» culminato in milioni di visualizzazioni, insulti social e persino minacce rivolte all’artista e alla sua famiglia.

Un racconto parallelo

Il caso Buttò si inserisce così in un fenomeno sempre più evidente attorno al delitto di Garlasco: la trasformazione dell’inchiesta in un racconto parallelo alimentato dal web, dove ipotesi, simbologie e interpretazioni personali finiscono spesso per sovrapporsi ai fatti giudiziari. Ed è proprio contro questa deriva che, nelle ultime settimane, si starebbero muovendo anche altri protagonisti indirettamente coinvolti nel caso. Le iniziative legali annunciate dalle sorelle Cappa e la battaglia portata avanti da Buttò sembrano infatti segnare un punto di svolta: dopo mesi di insinuazioni e contenuti virali, il fronte giudiziario potrebbe ora spostarsi sempre di più sulla responsabilità di chi pubblica e diffonde accuse prive di riscontri.


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29 maggio 2026 ( modifica il 29 maggio 2026 | 15:05)