Afragola. Non c’è pace per la povera Martina Carbonaro. Oggi pomeriggio, ignoti hanno dato fuoco alla gigantografia che ritraeva il bel volto della quattordicenne dal sorriso dolcissimo, e che campeggiava su una parete esterna dello stadio di Afragola, l’ultimo posto che ha visto da viva la sera del 26 maggio dello scorso anno, quando l’ex fidanzato Alessio Tucci, l’ha uccisa a colpi di pietra e sepolta sotto uno strato di calcinacci, nell’ex casa del custode del campo sportivo.

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Il reo confesso, attualmente detenuto e sotto processo presso la Corte di Assise di Napoli, con lucida freddezza, pochi minuti dopo aver stroncato la vita di Martina punita con la vita per aver interrotto la relazione con il suo carnefice dopo aver subito uno schiaffone, partecipò anche alle ricerche insieme ai genitori della quattordicenne che lo avevano accolto in casa come un figlio.

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A scoprire questo scempio “inumano”, sono stati gli agenti della polizia locale di Afragola, diretti dal colonello Antonio Piricelli, che hanno avviato immediatamente le indagini. E, circostanza ancora più inquietante, chi ha appiccato le fiamme come “ sfregio” alla memoria di Martina, lo ha fatto dopo appena quattro giorni dalla partecipata manifestazione del 26 maggio, data dell’omicidio, ad un anno esatto dal delitto. Mille persone a sfilare tre le strade di una Afragola dalla gelida indifferenza, e a gridare fino a perdere la voce.

“ Un atto ignobile – ha immediatamente commentato Gennaro Giustino, che il prossimo tre giugno sarà proclamato nuovo sindaco – che non appartiene alla Afragola sana. Ricollocheremo quella gigantografia allo stesso posto, e riattiveremo la video sorveglianza. Ma non solo questo – conclude Gennaro Giustino – uno dei primi provvedimenti riguarderà la creazione di un monumentino nel cimitero di Afragola, a perenne ricordo di questa ragazzina, che è entrata come figlia nei nostri cuori”.