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Robert Redford e Brad Pitt in Spy Game di Tony Scott

CI SONO FILM CHE SONO COME DEI PASSAGGI DI CONSEGNE. Col testimone che passa da una generazione all’altra. Spy Game di Tony Scott (2001) è uno di questi, e loro sono Robert Redford (1937 – 2025) e Brad Pitt.

Stasera su Sky Cinema Action alle 21,15, in streaming su NOW e sempre disponibile on demand va in onda Spy Game, film del 2001 di Tony Scott (1944 – 2012), fratello minore di Ridley. Il genere, lo dichiara il titolo. Spionaggio. Il carisma lo aggiungono i due protagonisti. Che già si erano incontrati quando Redford aveva scelto Pitt come protagonista (e già alter ego, anche se molto diversamente) di In mezzo scorre il fiume (1992). Tra i due film (Spy Game è anche su Mediaset Infinity), scorrono 9 anni.

Il film si apre nel 1991, in una prigione cinese. Un occidentale è tenuto prigioniero. È Tom Bishop (Brad Pitt): agente della CIA, stava conducendo una missione non autorizzata, mettendo a rischio un nuovo accordo commerciale tra Washington e Pechino. A Langley, la sede Agenzia, qualcuno vorrebbe abbandonarlo. Qualcun altro vuole saperne di più: perché Bishop era in Cina? L’unico che sa molto su di lui è Nathan Muir (Robert Redford), agente operativo vicino al pensionamento. Ma con un lungo passato alle spalle, molto condiviso con Bishop che lui stesso arruolò. Muir capisce che l’Agenzia vuole abbandonarlo (mancano 24 ore alla sentenza di morte): lui no. E così, mentre lui cerca di salvarlo, rivediamo la loro storia passata. Spie americane in piena Guerra Fredda.

Il primo incontro in Vietnam, nel 1975 in cui gli americani evacuano Saigon. Poi a Berlino, città divisa. Quindi a Beirut, nel 1985, crogiuolo di spie in piena, esplosiva, guerra civile. È qui che Bishop incontra Elizabeth Hadley (Catherine McCormack), operatrice umanitaria inglese, forse con un passato da terrorista. Muir capisce che la donna potrebbe far fallire il loro piano e “la condanna”, consegnandola ai cinesi... Che Bishop sia andato in Cina per liberarla? Muir ha l’occasione di “farsi perdonare” riportando a casa entrambi: ma come? Come districarsi tra i nemici nell’Agenzia e i cinesi? 

Spy Game usa la Guerra Fredda e la geopolitica del mondo di ieri (il presente del film è il 1991, quando il nemico non era più l’URSS ma la Cina) per farci viaggiare nel tempo. Il tempo della Storia e quello del cinema. Cinema politico/spionistico. Il Muir di Redford potrebbe essere il Condor invecchiato del mitico film di Sydney Pollack, non a caso del 1975, anno in cui i due protagonisti di Spy Game si incontrano per la prima volta. I “deviati assassini di colleghi” della CIA di allora sono quelli che oggi vogliono sacrificare Bishop per una “sicurezza maggiore”. Muir come Condor è un cane sciolto. Allora era giovane, oggi non più. Da parte sua, Bishop era il cognome del personaggio di Redford in I signori della truffa, altra spy story (del 1992) dove il leader del gruppo di tecnici che controllano i sistemi di sicurezza è ricercato per crimini informatici compiuti da giovane. Quando voleva cambiare il mondo con il suo miglior amico, ma furono scoperti: lui non c’era e quando tornò l’amico era stato arrestato (in I tre giorni del Condor era l’unico a salvarsi perché uscito a prendere da mangiare). Da lì l’inizio di una vita in fuga, con un’identità nascosta: l’amico? Morto in carcere…

L’adrenalinico Tony Scott, le sue due icone, le filma senza interferire, lasciando tutto al loro carisma e al loro, consapevole, passaggio di testimone. L’emozionante storia tra Muir e Bishop è al confine tra l’amicizia intergenerazionale e una relazione padre/figlio non di sangue. Quella che era “scoppiata” sul set di In mezzo scorre il fiume, 10 anni prima, tra Redford e Pitt. Con loro, il regista “usa” tutte le citazioni cinematografiche e i “fantasmi” che soprattutto Redford si porta dietro e dentro. Nel suo curriculum e nel nostri immaginario. Più che a L’amico ritrovato (romanzo su un’amicizia giovanile vittima della storia, nella Germania nazista) di cui si parlò come ispiratore, qui davvero siamo davanti a un omaggio innamorato a tutto il cinema spy americano (e le sue ispirazioni letterarie, da Graham Greene in giù).

Forse, l’unica nota “stonata” è la storia d’amore: Spy Game avrebbe retto benissimo (e meglio) senza di lei. Bastavano, per dirla citando un altro film spionistico/adrenalinico di Tony Scott, i due Enemy of the State (Nemico pubblico, in Italia).