di
Andrea Barsanti
Tra le mani degli inquirenti ci sono centinaia di messaggi che raccontano abusi e negligenze e foto di Beatrice con il viso tumefatto, materiale che ha contribuito a ricostruire mesi di maltrattamenti
La piccola Beatrice è morta 36 ore prima del ritrovamento del suo corpo nel lettino. Le botte, i colpi, gli schiaffi andavano avanti però da molto più tempo. La svolta sul caso della bambina di due anni trovata senza vita sulle alture di Bordighera lo scorso 9 febbraio è arrivata, improvvisa e agghiacciante, all’alba di sabato 30 maggio. I carabinieri si sono presentati a casa di Manuel Iannuzzi, 42 anni, il compagno della madre di Bea, Manuela Aiello, per portarlo in carcere. L’accusa sia per lui sia per Aiello è quella di maltrattamenti aggravati, dalla morte e dalla minore età della vittima.
Centinaia di messaggi raccapriccianti
Tra le mani degli inquirenti ci sono centinaia di messaggi che raccontano abusi e negligenze e foto di Beatrice con il viso tumefatto, materiale che ha contribuito a ricostruire mesi di maltrattamenti. Secondo quanto ricostruito nel corso dell’indagine coordinata dal procuratore capo di Imperia Alberto Lari, Beatrice è morta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio.
La causa è un trauma cranico dovuto a un colpo sferrato con un corpo contundente. La piccola sarebbe stata colpita la sera di sabato 7 febbraio a casa di Iannuzzi, un casolare isolato di Perinaldo. Aiello e Iannuzzi avrebbero quindi provato in ogni modo a curarla, prima immergendola in acqua fredda nel tentativo di abbassarle la temperatura, poi dandole acqua e zucchero.
Il tutto davanti alle altre due figlie di Aiello, due bambine di 6 e 9 anni, che nella struttura protetta in cui sono ospitate sono riuscite a raccontare ciò che hanno visto, smentendo la versione iniziale secondo cui Beatrice sarebbe caduta dalle scale. A istruirle sarebbero stati proprio Iannuzzi e la madre, che la mattina di lunedì 9 febbraio ha avvolto Beatrice ormai morta in una coperta e l’ha riportata a casa in auto.
«È successo un casino»
«È successo un casino, dobbiamo tornare a casa», ha detto Aiello alle bambine caricandole in auto alle sei del mattino. Poi il viaggio di quasi un’ora sino alla villetta di Montenero, dove il cadavere di Beatrice è stato sistemato nel lettino, nella versione inizialmente fornita ai soccorritori, come se un malore improvviso l’avesse colta nel sonno.
Il suo corpo però ha parlato: lividi, abrasioni, la pelle troppo bianca e pallida per essere morta da poche ore. Ora Iannuzzi è in carcere, dove martedì sarà ascoltato per la prima volta. Anche Aiello è ancora in carcere, anche per lei è cambiato il capo di imputazione: come il compagno, che aveva più volte assicurato l’amore per la bambina, deve rispondere di maltrattamenti aggravati dalla morte.
30 maggio 2026 ( modifica il 30 maggio 2026 | 17:12)
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