di
Luca Bertelli
La semifinale scudetto parte con l’Olimpia di Poeta già in vantaggio: Brescia avanti anche di 10 punti, poi la fisicità e l’intensità dei milanesi diventano asfissianti. Domenica gara 2 ancora al Palaleonessa (solo 3717 spettatori)
Nei play off perdere di un punto o di trenta non cambia niente. Come nel tennis non fa differenza un 6-0 o un 7-6. Il primo parziale è di Milano nella semifinale scudetto, che ha preso la direzione dell’Olimpia solo nella seconda metà di gara. Lo ha fatto però in modo incontrovertibile: Brescia si era portata persino sul +10 (26-16 in apertura di secondo parziale, il massimo vantaggio) e la squadra di Poeta, al primo scalpo da avversario nel palazzetto del suo ex club, ha messo la freccia solo dopo 17 minuti e 11 secondi. Lì, però, è iniziato un secondo match senza storia. Ha vinto (72-88 il finale) il più forte e va riconosciuto. Ha vinto soprattutto chi, già in condizione di vantaggio per una rosa superiore e ora tirata a lucido rispetto alla versione appannata della stagione regolare, ha potuto presentarsi alla prima semifinale scudetto con quattro giorni in più di riposo e due gare in meno sul groppone. Merito delle Scarpette Rosse, perché Reggio Emilia ai quarti avrebbe potuto battere (quasi) tutti, ma l’impressione diffusa è che Brescia, un po’ come Sinner l’altroieri a Parigi, avesse un’autonomia più limitata rispetto al rivale.
Il crollo nel terzo quarto è stato impietoso. Serviva la partita perfetta, troppi protagonisti sono mancati all’appello, asfissiati da una fisicità e da un’intensità da Eurolega: serviva un gap ancora più ampio in avvio, quando Cotelli aveva scelto di insistere con le penetrazioni in uno contro uno e sembrava aver trovato la chiave giusta. Incisivi Rivers e Ivanovic, solido Bilan sotto canestro: con questi fattori aveva costruito il tesoretto già raccontato. Dalla panchina però non ha trovato la solita verve da parte di Burnell: il baby Nunn, pur pasticcione, ci ha messo almeno un po’ di sfrontatezza e i suoi lampi, uniti all’esperienza del solito Della Valle (24 punti, miglior marcatore), avevano tenuto a galla Brescia che, all’intervallo lungo, era solo sul -3 a causa di una «tripla» pesantissima di Brooks – Mvp stagionale – sulla sirena dopo il 39-39 firmato Nunn.
La gara, di fatto, è terminata lì. Almeno come spirito. C’è però più di un aspetto tecnico da considerare: la Germani è troppo penalizzata nella marcatura di Bolmaro, il primo (20 punti, il migliore per Milano) ad aver mosso le acque per l’EA7 quando il primo quarto si era complicato. Un giocatore come Diop, in nove minuti, ha dato l’impressione di poter sconquassare i lunghi di Brescia, che dal canto suo avrebbe dovuto essere perfetta nei tiri dalla distanza, ben costruiti. C’è tempo per provare a costruire almeno una gara perfetta. Magari già domani, in gara 2, quando anche il dato degli spettatori – pur in un weekend con tanti bresciani al mare – si spera possa cambiare: 3717 spettatori, secondo peggior dato stagionale, per una semifinale scudetto sono davvero pochi.
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29 maggio 2026
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