Con l’avvio della stagione dichiarativa torna anche il tema dei controlli fiscali sui rimborsi del modello 730. Ogni anno milioni di contribuenti attendono il conguaglio Irpef direttamente in busta paga o sulla pensione, spesso contando su somme derivanti da spese mediche, mutui, lavori edilizi o detrazioni familiari. Non sempre però il rimborso arriva nei tempi ordinari. In alcuni casi l’Agenzia delle Entrate può infatti sospendere il pagamento e avviare verifiche preventive sulla dichiarazione presentata.

Il meccanismo riguarda soprattutto le dichiarazioni che presentano elementi considerati anomali oppure rimborsi di importo elevato. La normativa consente all’amministrazione finanziaria di effettuare controlli preventivi entro quattro mesi dal termine previsto per l’invio del 730, oppure dalla data effettiva di trasmissione se successiva. Durante questo periodo il rimborso resta congelato e non viene accreditato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico.

L’obiettivo dell’Agenzia delle Entrate è evitare indebiti rimborsi fiscali e verificare che le somme richieste siano coerenti con i dati disponibili nelle banche dati fiscali. Negli ultimi anni il sistema di controllo è diventato sempre più automatizzato e capace di incrociare rapidamente certificazioni uniche, dichiarazioni precedenti, dati catastali, informazioni bancarie e comunicazioni trasmesse da soggetti terzi come farmacie, banche e assicurazioni.

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