Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email
Profondamente nascosta all’interno di un caveau sotterraneo a Tbilisi, la capitale della Georgia, dove intricate ragnatele pendono dal soffitto nella penombra e un’aria pervasa da una piacevole dolcezza muschiata testimonia lo scorrere dei secoli, una delle collezioni di vino più straordinarie e misteriose del mondo è stata dissigillata per la prima volta.
APPROFONDIMENTI
Si tratta della cantina privata di Iosif Stalin, Segretario Generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica dal 3 aprile del 1922 fino alla sua morte avvenuta il 5 marzo del 1953. Il bolscevico, nato a Gori in Georgia il 6 dicembre 1878 da una famiglia povera costituita da un padre calzolaio e alcolizzato, Vissarion Dzugasvili, che lo picchiava e lo abusava e da una madre contadina, Ekaterina Geladze, dedita seguace dell’ortodossia religiosa russa e anch’essa violenta, era un appassionato bevitore e un vorace collezionista di etichette di altissimo pregio.

Il governo georgiano, attuale custode di questo inestimabile patrimonio storico ed enologico, ha svelato formalmente il deposito nel corso di una cerimonia ufficiale alla quale ha preso parte lo stesso Primo Ministro georgiano, Irakli Kobakhidze. Il piano dello Stato caucasico è chiaro e ambizioso: mettere all’asta l’intera collezione, composta da circa 40.000 rarità francesi e georgiane, per finanziare e istituire una nuova scuola d’élite interamente dedicata all’enologia e all’educazione al vino nel Paese.
Dagli Zar a Stalin: la storia della collezione sequestrata
I pezzi più pregiati di questo immenso tesoro liquido non sono stati acquistati da Stalin, ma hanno una genesi storica ben più antica, legata al sangue e alla caduta dell’Impero Russo degli Zar, avvenuta con l’abdicazione dell’ultimo Romanov Nikola II il 14 settembre 1917 e con la Guerra Civile russa. La cantina racchiude infatti imbottigliamenti storici provenienti dalle più celebri ed esclusive tenute di Bordeaux, che un tempo appartenevano alla collezione imperiale privata dello Zar Alessandro III di Russia.

In seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, altresì nota con la locuzione “Ottobre Rosso“, del 7 novembre del 1917, i sovietici, a seguito della presa del Palazzo d’Inverno a Pietrogrado, si impossessarono per intero della collezione della dinastia Romanov. Quando Stalin assunse la guida del partito e del Paese dopo la morte prematura di Vladimir Lenin, ne divenne il custode personale e assoluto. Nel corso dei suoi trent’anni al potere, il leader sovietico protesse la cantina imperiale e la arricchì anno dopo anno, integrando le bottiglie francesi con le sue varietà di vino georgiano preferite, di cui era un profondo estimatore.
L’emozione degli esperti: «Sembra di essere Indiana Jones»
L’apertura del caveau ha richiamato a Tbilisi i più grandi esperti, magnati e collezionisti del settore da ogni angolo del pianeta. Lucy Papachristou, inviata dell’agenzia internazionale Reuters che ha potuto assistere in esclusiva allo svelamento della cantina, ha descritto l’atmosfera come un vero e proprio viaggio nel tempo. Tra i presenti all’evento c’era anche Pierre Lurton, presidente delle leggendarie tenute d’Oltralpe Château d’Yquem e Cheval Blanc, il quale non ha esitato a definire la monumentale cantina segreta come «un autentico pantheon del vino».

L’emozione per il valore storico del ritrovamento è stata ribadita da Victor Chen, un importante collezionista arrivato in Georgia direttamente da Dallas, Texas. Osservando da vicino il liquido ambrato e venerando protetto dal secolare strato di polvere delle bottiglie, Chen ha paragonato l’esperienza a un film d’avventura: «Mi sento come Indiana Jones quando apre una grotta inesplorata: potrebbe non esserci niente, oppure potrebbe esserci qualcosa di incredibile.
Al mondo d’oggi sono rimasti davvero pochissimi momenti che si possono definire storici a tutti gli effetti. E questo ha tutto il potenziale per essere uno di quelli».Una scuola di enologia per celebrare 8.000 anni di storia
La decisione della Georgia di mettere all’asta questo patrimonio si inserisce in una precisa strategia di marketing territoriale e culturale. Il Paese del Caucaso meridionale si promuove da tempo sui mercati internazionali come la vera e propria “patria ancestrale del vino”: i ritrovamenti archeologici effettuati sul territorio hanno infatti dimostrato una tradizione di vinificazione continua e ininterrotta che dura da ben 8.000 anni.

Lrakli Gilauri, proprietario della prestigiosa azienda Gilauri Wines che ha collaborato a stretto contatto con il Ministero dell’Agricoltura georgiano per la realizzazione dell’iniziativa, ha spiegato la portata dell’operazione commerciale e formativa: «L’obiettivo di questa asta storica non è soltanto economico. Grazie a questi favolosi pezzi da collezione riusciremo finalmente a posizionare in modo definitivo la Georgia sulla mappa geografica dei grandi collezionisti mondiali di vino. Inoltre, i proventi serviranno a creare una scuola enologica statale che formerà le nuove generazioni di produttori, custodi di una tradizione millenaria».
© RIPRODUZIONE RISERVATA