Garlasco (Pavia) – Il lavoro del Ris di Cagliari ha evidenziato una “pluralità di impronte geometriche” sul pavimento del pianterreno della villetta di Garlasco dove viene trucidata Chiara Poggi, il 13 agosto 2007. In prossimità della gora di sangue di fronte alla porta a libro della cantina sono presenti, osservano i pm di Pavia, “segni riconducibili ictu oculi a impronte a ‘V’ o ‘coda di rondine’”. “Ricordano proprio alcune scolpiture” delle suole delle calzature Lacoste “pacificamente indossate” da Alberto Stasi, smentendo l’assenza di tracce delle sue scarpe sulla scena del delitto e rafforzando, al contrario, la tesi dell’ex bocconiano, condannato in via definitiva, ‘’scopritore’’ del corpo della fidanzata. “Purtroppo, però, le tracce per la sovrapposizione, l’incertezza dei margini e l’incompletezza non si prestano ad una comparazione”, tanto che il Ris si pronuncia per un “giudizio di inconcludenza”. Rimane un ‘’elemento nuovo’’ che conferma, “seppur dubitativamente”, il racconto di Stasi.  A parlare di impronte a V per primo, mesi fa, Luigi Grimaldi, saggista, autore televisivo, nel giornalismo dagli anni ‘90. “Avevo notato – dice Grimaldi – quella traccia già all’inizio del 2018. Poi mi sono, per così dire, autocensurato, fidandomi del prestigio del Ris di Parma, salvo risolvermi a segnalare il fatto nel dicembre dello scorso anno, quando è uscita la storia degli oltre sessanta errori compiuti nel corso delle indagini”.

SCARPE LACOSTE STASI

Le scarpe Lacoste di Alberto Stasi: non furono trovate tracce di sangue sulla suola

Cosa dà la sicurezza che si tratti delle Lacoste di Stasi e che le calzava quando entrò in casa Poggi?

“Ho controllato le misure. Sono perfettamente compatibili con le scarpe di Stasi. Fatto questo controllo, ho divulgato le mie considerazioni sui social con le foto delle misurazioni. Poi è uscita l’indiscrezione che il Ris di Cagliari, presumo autonomamente, era arrivato a sua volta a considerare l’impronta”.

Una sola impronta, più impronte, la stessa impronta sovrapposta nello stesso punto?

“Si tratta di impronte di tracce parziali sovrapposte, corrispondenti a diverse parti della suola: parte centrale, cambrione, avampiede”.

Altri elementi per attribuire a Stasi l’impronta a V?

“Sono importanti gli elementi di contesto. La forma corrisponde esattamente al racconto di Stasi sulle difficoltà incontrate per aprire la porta a libro della cantina. Ci sono due o tre tracce sovrapposte come quelle lasciate da uno che è andato avanti e indietro mettendo il piede sempre nello stesso punto. Perché proprio lì, in quel punto, a una ventina di centimetri dalla pozza di sangue davanti alla porta? C’è un altro elemento importante. Si tratta di un’impronta abbastanza ‘leggera’, come se chi l’ha lasciata avesse pestato del sangue semi coagulato. Quindi a distanza di tempo dall’omicidio. E anche questo confermerebbe quanto detto da Stasi”.

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La combo mostra Andrea Sempio (S), Chiara Poggi e Alberto Stasi

L’impronta non appartiene a nessuna delle persone che entrarono nell’abitazione dei Poggi e che poi consegnarono ventotto paia di scarpe perché venissero esaminate?

“Non mi risulta compatibile con altre suole delle scarpe sequestrate. Ma io non sono un tecnico. Quello che i tecnici dovrebbero dirci è se la traccia è quello che sembra o se è un segno casualmente compatibile con le suole delle Lacoste di Stasi”.

Come si spiega che le suole delle Lacoste che Stasi consegna la mattina del 14 agosto fossero pulite?

“Le scarpe sono state sequestrate molte ore dopo il suo ingresso nella villetta, circa venti, ed è accertato che prima del sequestro Stasi abbia camminato sul prato di casa sua mentre veniva innaffiato. Va detto che in questo genere di analisi la prova per sottrazione è sempre dubbia: se manca qualcosa può mancare perché non c’è, o, come nel caso delle tracce a V, perché non sono stati capaci di trovarla”.