di
Sara Gandolfi
La governatrice della Comunità di Madrid, del Partito Popolare: «Il premier socialista ha paura del voto. Sì a un governo di coalizione con Vox, per resettare il potere»
La chiamano la «Baronesa», perché guida la più importante Comunità autonoma di Spagna, quella di Madrid, e senza l’aiuto dell’estrema destra di Vox, come invece sono costretti a fare altri governatori del Partito popolare (Pp). Ed è pure la più tagliente critica di Pedro Sánchez, «il bugiardo», tanto che molti in lei vedono la leader del futuro. Studia da premier? Isabel Díaz Ayuso, 47 anni su un viso da ragazzina, sorride e si schermisce: «C’è già un leader ed è il presidente del Pp, Alberto Núñez Feijóo. Io sono una voce nazionale, perché Madrid è una città nazionale, e il nostro modo di fare politica è audace e rumoroso». Già. Al punto che, a differenza del mite Feijóo, lei definisce il governo Sánchez «una mafia di Stato» e l’ex premier José Luis Zapatero «il suo padrino».
In che senso?
«Hanno interferito con istituzioni fondamentali, come la Corte Costituzionale, si scambiano incarichi e favori, hanno infiltrato i loro partner nella Banca di Spagna, in Telefónica e in altre aziende pubbliche e private. E tutto è iniziato con la presidenza di Zapatero, che diede il via a un’ondata di nazionalismi regionali senza precedenti. S’inventarono una legge sulla memoria storica per affermare che la Spagna doveva tornare alle fazioni della Guerra Civile, qualcosa che la mia generazione non ha mai vissuto perché siamo nati in una democrazia. Zapatero ha poi piazzato figure chiave nel governo di Sánchez e gli ha aperto le porte in Cina, Venezuela e in altre dittature».
Domani sarà ricevuta dal Papa, che sabato sarà in visita a Madrid, in un momento di alta tensione politica…
«Ci riempie di gioia e orgoglio che Madrid sia inclusa in uno dei primi tour internazionali del Papa. Troverà una Madrid vibrante, una Madrid di fede, tradizioni, giovani, vita di strada e grande allegria. La sua voce autorevole è necessaria. Dobbiamo, per un attimo, da sinistra a destra, comprendere che c’è qualcosa di più trascendentale, che deve unirci per il bene comune. Invece, questo governo ha distrutto tutto».
Lei accusa Sánchez di essere l’epicentro della corruzione, la radice degli scandali che assediano il suo governo. Ne è certa?
«Sì, ed è una vergogna per il nostro Paese. È un governo che si pone al di sopra delle regole e usa le istituzioni per perpetuarsi perché non riesce a conquistare gli elettori attraverso le urne. Il suo vice è in carcere, e tutto lascia presagire che ci tornerà. Sua moglie è accusata di vari reati. Come suo fratello. Il procuratore generale dello Stato è stato condannato, l’emittente pubblica è stata condannata e ogni giorno emergono nuovi scandali. L’ultimo riguarda il modo in cui il Partito Socialista ha orchestrato una strategia per colpire giudici, pubblici ministeri e organi di stampa che indagavano su casi riguardanti suo fratello e, soprattutto, sua moglie. E ogni giorno emergono nuovi scandali».
Il Pp però esclude una mozione di censura in Parlamento. Cosa accadrà?
«Qualsiasi governo democratico avrebbe indetto le elezioni da tempo. Ma questo è un governo che non ha un bilancio, che ha gestito i fondi europei in totale segretezza, che combatte chiunque lo indaghi, anche violando la separazione dei poteri. Sánchez sa che se si tenessero le elezioni ora, sarebbe fuori».
Lei vuole «resettare il potere». Cosa significa?
«Sono necessari tagli fiscali massicci, una drastica riduzione della burocrazia, la consapevolezza che le istituzioni e le aziende si sono riempite di attivisti politici. Il governo ha insediato socialisti iscritti al partito ovunque. Persone che fanno parte del clan Sánchez, non le migliori».
Però l’economia funziona.
«La Spagna non se la passa male perché 12 regioni sono governate dal Pp e la Comunità di Madrid rappresenta il 20% del Pil. Al di là di questo, non funziona nulla. La competitività delle imprese non è più quella di una volta. La classe media è indebolita».
Il Pp può governare solo se si allea con Vox. Con cui, ammette lei stessa, avete un «rapporto complesso»…
«Un governo con un’ampia maggioranza, come nel caso di Madrid, è molto più forte, stabile ed efficace. Ma abbiamo già governato in coalizione. Ciò che non è normale è che Sánchez stringa un patto con Bildu, l’organizzazione politica nata dai terroristi dell’Eta. Tra i partner del suo governo figurano sia la destra nazionalista che la sinistra comunista. È una barzelletta».
Un governo Pp-Vox avrebbe invece principi comuni?
«Assolutamente sì, visto che partiamo dal presupposto che in Spagna ci sia bisogno di un cambiamento e di un rinnovamento dalle fondamenta. E non mettiamo certo in discussione il fatto che la Spagna debba continuare a essere il modello territoriale che è, e difendiamo le istituzioni. Abbiamo un sentimento nazionale del nostro Paese».
Che rapporto ha con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni?
«Abbiamo un’altissima considerazione della presidente italiana. È una voce quanto mai necessaria in Europa e siamo molto colpiti dalla stabilità che ha portato in Italia. L’Europa deve chiedersi perché leader come lei stiano procedendo con tanta forza. Credo che quando si arriva al cuore della questione, alla radice dei veri problemi, con certe convinzioni e un particolare modo di vedere la vita, tutto diventa più facile, tutto si capisce. Quando le cose non si capiscono, è perché il governo agisce alle spalle dei cittadini, cercando semplicemente una frase ad effetto o una facile opportunità fotografica. Sull’immigrazione, anche io difendo la legge e l’ordine. Come l’Italia, la Spagna è stata per secoli un Paese accogliente, un crocevia di diverse correnti, ma siamo una nazione con radici, che deve avere un futuro costruito sui valori occidentali di libertà, legge e organizzazione».
In Europa, però, Meloni è alleata con Vox e non con il Pp…
«In Italia c’è una coalizione, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, che sta aprendo la strada in Europa. Ecco perché siamo entusiasti del vostro attuale governo e speriamo che duri a lungo. Per noi, significa avere una voce con cui poter comunicare. Non appena ci sarà un cambio di governo in Spagna, con Alberto Núñez Feijóo e il Partito Popolare, sono convinta che il rapporto Italia-Spagna sarà completamente diverso. Al contrario, Sánchez preferisce avere rapporti con i narco-Stati e le dittature bolivariane; si scontra con gli Stati Uniti e Israele. Il suo unico obiettivo è diventare il leader del socialismo estremo a livello mondiale».
30 maggio 2026 ( modifica il 31 maggio 2026 | 11:48)
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