di
Paola De Carolis
A cent’anni dalla nascita dell’attrice, la ricostruzione di Andrew Wilson punta il dito sul dottor Engerlberg. E su cosa accadde quella notte di agosto del 1962
LONDRA – Non venne uccisa e non si suicidò: se Marilyn Monroe morì all’età di soli 36 anni nell’agosto del 1962, la colpa è della malasanità. A un secolo dalla nascita – domani avrebbe compiuto cento anni – una biografia fa luce sugli ultimi giorni di vita di un’attrice divenuta mito e leggenda, e in particolare sui medicinali a lei prescritti da Hyman Engerberg, suo medico di fiducia.
L’immagine da bionda sexy e svampita in piena contrapposizione alla passione per la lettura e l’intelligenza che la portò a fondare una sua casa di produzioni e a chiedere il controllo sulle sessioni fotografiche: Marilyn vive nell’immaginario, come dimostrano le tante mostre e gli eventi – da Londra a Los Angeles – organizzati per ricordarla in occasione della ricorrenza. La sua fine, nell’agosto del 1962, rimane un enigma: possibile che avesse deciso di togliersi la vita? Davvero venne eliminata, come sostennero alcuni, per via dei suoi legami con la famiglia Kennedy?
Stando ad Andrew Wilson, giornalista, scrittore, autore di diverse biografie di successo, Monroe fu vittima invece di un errore medico. Engerlberg, scomparso nel 2005, negò sempre di aver prescritto l’idrato di cloralio alla sua celebre cliente, mentre un documento battuto all’asta nel 2011 e ritrovato da Wilson nell’ambito delle ricerche per il suo libro, mostra chiaramente la sua firma su una ricetta. L’abbinamento del medicinale al barbiturico Nembutal, prescritto dallo stesso medico, ne avrebbe provocato la morte.
«Se non hai nulla da nascondere perché negare in modo tanto categorico?’», ha sottolineato Wilson al Sunday Times, con un riferimento alle dichiarazioni rilasciate dal medico quando, negli anni ’80, sulla scia delle tante teorie complottistiche venne riaperta l’inchiesta sulla morte di Monroe. «il dottor Engerlberg all’epoca attraversava un momento complicato, si stava separando dalla moglie Esther, e credo sia entrato nel panico». Secondo lo scrittore, «si è trattato di un incidente ma anche di un catastrofico errore di valutazione». Marilyn era in crisi. Era stata licenziata da un film ed era in preda alla depressione. ‘«Negli ultimi due mesi di vita, le vennero prescritte 830 dosi di medicine che sarebbero bastate per uccidere diverse persone’». Un caso non molto diverso, precisa, da quello della star di Friends, Matthew Perry, morto per overdose nel 2023 all’età di 54 anni.
La notte in cui morì, Marilyn si era chiusa in camera sua. La governante Eunice Murray chiamò lo psichiatra dell’attrice, Ralph Greenson, che riuscì a entrare rompendo una finestra e la trovò a letto senza vita. Fu lui a convocare Engelberg, che ne pronunciò il decesso. Nel libro «I want to be loved by you», Wilson sostiene che trascorse circa un’ora prima che il medico chiamasse la polizia e che fu lui a dire agli inquirenti che si era suicidata.
Un’attrice simbolo, famosa soprattutto per la sua straordinaria bellezza, Marilyn spianò la strada per molte colleghe assumendo il controllo della sua immagine e creando una sua società di produzione. Fu tra le prime a parlare apertamente dei pericoli della fama, dei problemi di salute mentale e dell’importanza della psicoterapia. La sua vita, il suo spirito creativo, il suo lavoro vengono ricordati in occasione di quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno dalla National Portrait Gallery di Londra con una mostra che riunisce tanti ritratti storici realizzati da artisti come Andy Warhol, Cecil Beaton, Eve Arnold, Richard Avedon, Inge Morath.
31 maggio 2026 ( modifica il 31 maggio 2026 | 15:46)
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