di
Clarida Salvatori
Già trattato il primo paziente, affetto da un linfoma mantellare: è tornato a casa in buone condizioni dopo un ricovero e un’osservazione di 10-15 giorni
Il San Camillo Forlanini apre a un grande spiraglio di speranza per i pazienti onco-ematologici: nell’ospedale di Circonvallazione Gianicolense è stata infatti introdotta la terapia cellulare delle Car-T (Chimeric antigen receptor T cell therapies), una cura genica antitumorale personalizzata e innovativa, in grado di «insegnare» al sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule malate.
Con quello del San Camillo viene così inaugurato il terzo centro nel Lazio, il primo non universitario (dopo il Gemelli e il Policlinico Umberto I, ma anche dopo il Bambino Gesù riservato però ai soli pazienti pediatrici). «Questa tecnologia consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse — ha detto il presidente della Regione, Francesco Rocca —. È un importante passo avanti per la sanità del Lazio». Si tratta infatti del primo tassello di un percorso che inizia proprio da qui, perché al San Camillo, in futuro, nascerà anche il Centro regionale per le terapie cellulari e geniche, che sarà punto di riferimento regionale e per il centro-sud d’Italia nella produzione diretta delle Car-T.
Al San Camillo è già stato trattato con successo un primo paziente: affetto da linfoma mantellare, un tumore raro e aggressivo del sistema linfatico che in genere si manifesta già in forma avanzata al momento della diagnosi, non rispondeva alle terapie tradizionali. Ricoverato dalla metà di aprile e trattato con le Car-T, è stato dimesso il 6 maggio dopo un necessario periodo di osservazione e le sue condizioni di salute sono attualmente ritenute buone.
Cosa sono e come funzionano le cellule Car-T? Si tratta di linfociti T, uno specifico gruppo di globuli bianchi, che vengono prelevati dal paziente e geneticamente riprogrammati per andare a riconoscere e poi sconfiggere le cellule cancerogene. In altre parole: una componente dell’essere umano che in qualche modo si trasforma in farmaco. Un farmaco talmente potente ed efficace che, anziché controllare il tumore, mira a eliminarlo del tutto. E che viene utilizzato in forme molto aggressive dei tumori del sangue, come nei linfomi non Hodgkin, in quelli follicolari e in quelli mantellari, nella leucemia linfoblastica acuta o nel mieloma multiplo.
Ecco il procedimento: una volta prelevato, il sangue del paziente viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti. A quel punto viene trasferito in un centro specializzato che trasformerà i linfociti T in cellule Car-T che, crioconservate a meno 180 gradi, torneranno nell’ospedale di cura dove verranno reinfuse al paziente stesso, che nel frattempo avrà seguito una preparazione specifica e che poi resterà in osservazione per altri 10-15 giorni. «Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale — ha aggiunto Roberta Battistini, direttore di Ematologia e trapianto —. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione».
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30 maggio 2026 ( modifica il 30 maggio 2026 | 07:38)
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