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Maddalena Berbenni e Giuliana Ubbiali
La profanazione della 29enne uccisa a Milano: le contraddizioni, la pista del ricatto economico senza riscontri, il boomerang delle denunce e la relazione smentita da tutti. L’impresario di Sant’Omobono: «Non è vero nulla»
Cinque novembre 2019, nella sua casa con piscina a Sant’Omobono Francesco Dolci conosce Pamela Genini. È il compleanno di Nicole, amica della ragazza. Inizia tutto lì, tra loro. Ma quella che Dolci racconta come relazione sentimentale, per gli investigatori è più un film nei soli suoi pensieri. Il rapporto tra i due non viene relegato a pettegolezzo, nell’indagine in cui Dolci è accusato della profanazione della tomba e del vilipendio del cadavere di Pamela, nel cimitero di Strozza. Ha un peso nelle carte dei carabinieri, coordinati dal pm Giancarlo Mancusi. Contenuti in parte rivelata all’impresario edile 41enne con il deposito per il Riesame sul sequestro dei suoi telefoni e altri oggetti. Sulla base dei racconti di chi conosceva Pamela, allo stato «il profilo dell’ossessione» è ritenuto «l’unico movente» che trova riscontro. Nemmeno per gli investigatori, di per sé, può fare di Dolci il profanatore. Lo ritengono il filo rosso che lega gli indizi e le «contraddizioni» del suo racconto.
«Per Pamela fu una relazione breve e di convenienza»
Dolci stava messaggiando con Pamela quando l’ex Gianluca Soncin arrivò da lei, a Milano, e la uccise. Diede lui l’allarme. Raccontò di aver fatto di tutto per lei e in un certo senso ha ragione. Solo che le testimonianze raccolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Bergamo, con i colleghi di Zogno, raccontano una relazione «breve», «di convenienza» e «asimmetrica». Lo confermerebbe la cronologia dei fatti. A fine 2019 la ragazza conobbe Andrea Lunghi e, a marzo 2020, andò a vivere con lui. Rimasero insieme per anni. «Fu Andrea a comprarle Bianca», ha detto di recente mamma Una Smirnova al Corriere Bergamo riferendosi al chihuahua di cui Dolci si prese cura dopo l’omicidio, ma che Una volle indietro, condividendone ora la cura proprio con Andrea. «È stata altalenante, ma la nostra è stata una relazione — ribatte Dolci —. Ci prendevamo e ci mollavamo».
I genitori spinti a ingaggiare un investigatore
Così come le amiche di Pamela, anche Lunghi è stato sentito dai carabinieri nella carrellata di testimoni convocata ad aprile. Emerge da loro che il rapporto fosse molto più importante per Dolci che per Pamela. Lunghi ha raccontato che lui li pedinava e li fotografava, stava per ore sotto casa loro o il suo ufficio, arrivò a rimanere in auto di notte. «Non sono mai andato sotto il suo ufficio, non so nemmeno dove sia. Perché non mi ha denunciato?», interroga Dolci. Ai carabinieri, Lunghi ha detto che fu Pamela a non volere. «È capitato che andassi da lei — ribatte Dolci —, ma perché avevo paura per le sue frequentazioni, o perché mi mandava dei messaggi vocali e andavo a prenderla. Mi sono fermato anche di notte a Milano, ma mai in auto». Lunghi non sa chi fosse stato, ma ha parlato anche di manifesti nell’ascensore del suo condominio con scritto «Andrea Lunghi è un delinquente» e di telefonate da numeri sconosciuti. Dolci avrebbe parlato male di lui ai familiari di Pamela e li mise in guardia su brutte compagnie. All’inizio gli avevano creduto (anche loro sono stati sentiti in caserma) e si erano rivolti a un investigatore privato. Le amiche hanno confermato che Dolci era invadente, non solo con Andrea ma, più in generale, quando lei aveva conoscenze maschili. Lo chiamavano «stalker» e «Psycho».
La denuncia tardiva, Dolci: «Tutte suggestioni»
Francesco Dolci ha denunciato intrusioni a casa sua e aggressioni, scattato foto al loculo, documentato anomalie per lo più alle viti nella parte inferiore, è andato di continuo dai carabinieri. Ma la sua attenzione ai dettagli agli occhi di chi indaga si è rivelata un boomerang. Una persona così meticolosa, come può aver segnalato le tracce più significative solo il 5 aprile, dieci giorni dopo la diffusione della notizia della profanazione? I carabinieri e il pm non si riferiscono alle viti, ma alla rondella, al tassello e alla macchia scura sulla parte superiore della lastra provvisoria. Il personale delle pompe funebri che la installò è certo di non averli messi. Non erano evidenti, se non per chi li aveva messi. Come fanno gli inquirenti a ritenere che Dolci li abbia segnalati tardivamente? Viene filmato dalle telecamere al cimitero, il 21 e il 23 marzo (la notizia della profanazione trapelò il 26): i carabinieri annotano che si china a guardare proprio la parte superiore e l’angolo in basso a destra dove il mastice è debordato. «Non è vero che a marzo mi ero accorto di quel tassello sopra — replica lui —, l’ho notato solo il sabato prima di Pasqua, ho chiamato il 112, mi hanno detto di andare il giorno dopo e così ho fatto. Quei giorni non mi sono abbassato a controllare nulla, andavo lì solo a pregare». Nei video, dice, i carabinieri vedono «suggestioni». Fosse una forzatura, verrebbe da chiedersi perché, allora, scrivono solo che il 20 marzo portò un cero bianco e il 21 andò con la madre, entrambe le volte senza compiere gesti sospetti. Gli avvicinamenti al cancello del 16 e della notte del 18, con il camposanto chiuso, sono invece ritenuti sopralluoghi per il timore di essere stato scoperto per via dei lavori alle tombe in corso.
Le 22 denunce in quattro mesi e nessun riscontro
La pista economica di cui parla Dolci, per i brutti giri in cui dice che Pamela fosse finita, è stata «seriamente» presa in considerazione, rassicurano gli inquirenti, ma non trova riscontri. E questo, ai loro occhi, indebolisce la credibilità del 41enne, sospettato di voler influenzare le indagini. Anche per via delle 22 denunce presentate tra gennaio e aprile 2026 che, nemmeno quelle, al momento hanno trovato conferme. Forse, molto di Dolci potranno dire i suoi due telefoni sequestrati. Mercoledì (3 giugno) verrà fatta la copia forense, per accedere a chat e ricerche. Sono centrali nella richiesta di dissequestro avanzata dalle avvocate Eleonora Prandi e Isabella Colombo. La decisione del Riesame è attesa a stretto giro. Un sì alle avvocate impedirebbe di scandagliare i cellulari.
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31 maggio 2026 ( modifica il 31 maggio 2026 | 08:12)
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