di
Leonard Berberi
L’analisi sui dati del Dipartimento americano dei Trasporti. La maggior parte ha volato senza scalo tra i due Paesi, ma centinaia di persone hanno dovuto fare anche 3 soste
Da Cagliari all’aeroporto di Tri-Cities di Pasco, nello Stato di Washington, passando per Roma Fiumicino, Parigi-Charles de Gaulle e Seattle, volando con tre diverse compagnie (Aeroitalia, Air France e Delta Air Lines) per una durata complessiva di circa 30 ore. Cosa ci sia andato a fare, negli Stati Uniti, non è dato saperlo. Come non sappiamo se si sia trattato di un uomo o una donna, di un italiano o un americano.
Un viaggio in Economy
L’unica certezza è che nel 2025, nel mese di giugno, c’è stata una sola persona che ha prenotato questo tipo di itinerario, pagando 1.404,51 dollari (più le tasse aeroportuali), classe Economy, in quella che risulta la combinazione di viaggio più bizzarra nelle connessioni tra il nostro Paese e gli Stati Uniti. Il dato emerge dall’analisi che il Corriere ha effettuato sui numeri forniti dal database statistico del Dipartimento americano dei Trasporti.

Gli accordi commerciali tra vettori
È anche il perfetto esempio di quanto il mondo, soprattutto grazie agli accordi commerciali tra le compagnie aeree (joint venture, codeshare, interline, special prorate agreements), consenta di arrivare in qualsiasi aeroporto, anche se in questo caso con modalità non proprio agevoli. Ne sa qualcosa anche l’unico viaggiatore che da Napoli è arrivato al Kodiak Airport, in Alaska meridionale, via Francoforte e Anchorage.
I numeri del 2025
L’anno passato tra Italia e Stati Uniti hanno viaggiato per via aerea circa 9,3 milioni di persone. La maggior parte — 5,7 milioni, secondo i dati forniti dalla piattaforma specializzata Cirium — è decollata da un aeroporto ed è atterrata a destinazione senza soste. Il resto ha dovuto fare scalo altrove, complice la natura della località di partenza o di quella da raggiungere: un aeroporto senza voli intercontinentali o uno scalo collegato soltanto con piccoli aerei.

Gli itinerari diversi
Dall’enorme database del DoT emerge che l’anno scorso sono state 64.012 le diverse combinazioni di origine-destinazione. Tradotto: 64.012 itinerari diversi di raggiungere la destinazione. Non c’è stato soltanto chi ha volato da Milano Malpensa a New York JFK senza sosta, ma anche chi ha fatto scalo a Parigi o Francoforte, Amsterdam o Londra e magari ha trovato una combinazione di viaggio più conveniente — o l’unica disponibile — con un’ulteriore fermata, di solito nel Nord America.
Le combinazioni uniche
Tra queste combinazioni ce ne sono 3.592 «uniche», ovvero che hanno visto un solo passeggero partire dall’Italia e arrivare negli Stati Uniti (o viceversa), mescolandosi nel frattempo ad altre migliaia di persone con destinazioni diverse. C’è chi è partito dal Nantucket Memorial Airport (isola di Nantucket, Massachusetts) per arrivare ad Ancona, e chi è decollato dallo scalo Billings-Logan, nel Montana, per atterrare a Milano Linate.

Tra la Sardegna e Washington
Sulla direttrice Cagliari-Pasco, stando ai dati, cinque persone hanno viaggiato in tutto nella direzione opposta — dallo Stato di Washington al capoluogo sardo, sempre a giugno, ma con uno scalo in meno e attraverso due itinerari differenti. Il che fa presupporre che si tratti di cittadini americani (o italo-americani) e parenti tra loro. Cosa ci siano andati a fare in Sardegna è ipotizzabile.
Le due direzioni
Incrociando i vari flussi — dagli Usa all’Italia e viceversa — si nota che quattro di questi viaggiatori non hanno fatto ritorno negli Stati Uniti, non sui voli di linea, almeno. Chissà che non abbiano preso alla lettera il motto che compare sul sito dello scalo Tri-Cities (495 mila passeggeri transitati l’anno scorso): «Start here, go anywhere» — inizia qui, vai ovunque.
1 giugno 2026
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