di
Giulia Taviani

La serie Unchosen, su Netflix, racconta una realtà poco conosciuta ma molto capillare nella campagna britannica. I racconti degli ex adepti: «Dicevano che ero figlia del diavolo e che sarei diventata una prostituta»; «Esorcismi sulle persone con autismo, cancro o problemi psichiatrici»

A fine aprile è uscita su Netflix la serie tv Unchosen. L’obiettivo della sua creatrice, Julie Gearey, era quello di raccontare uno spaccato della campagna inglese così comune ma al tempo stesso poco conosciuto: quello delle sette cattoliche. «Sono cresciuta in una zona dove questi tipi di gruppi religiosi erano molto presenti. Quando però ne ho parlato con Iona Vrolyk (produttrice di «Unchosen» cresciuta a Londra, ndr), mi sono resa conto che non tutti erano a conoscenza della loro esistenza» racconta Gearey. 

Per realizzare la serie, la creatrice ha parlato con membri delle comunità, «il che è stato abbastanza difficile – spiega – perché non puoi parlare con chi è dentro, ma devi cercare chi se n’è andato».



















































I racconti di queste persone riguardano in particolare la setta Bruderhof – ancora attiva – e la Jesus Army (chiusa definitivamente dopo scandali e condanne) e descrivono ambienti fondamentalisti, restrittivi, maschilisti, da cui è doloroso e difficile andarsene.

In Inghilterra le sette conosciute sono più di due mila, «ma potrebbero essere molte di più» racconta Gearey. Alcune, infatti, sono così piccole che potrebbero essere scambiate con una famiglia allargata

La Jesus Army

Una delle sette più pericolose del Regno Unito è stata la Jesus Army, creata nel 1969 da Noel Stanton nel villaggio di Bugbrooke, vicino a Northampton, e dissoltasi nel 2019 a seguito di una serie di casi di abusi sessuali risalenti al passato. 

Altre continuano tutt’ora, come la Bruderhof, fondata in Germania e arrivata in Inghilterra nel 1936, che adotta lo stile di vita dei primi cristiani, condivide le entrate dei membri e devolve tutti i beni personali alla comunità. In alcune di queste sette viene utilizzato l’alcol per «ammorbidire le persone, per non pensare alla miseria in cui vivono». 

E’ in momenti di incertezza geopolitica come quello che stiamo vivendo ora, che le sette vengono alla luce, spiega la sceneggiatrice. Ma perché le persone devono volersi unire a questi gruppi?

La motivazione principale risiede nel modo in cui si presentano: un posto sicuro dove vivere, trovare un lavoro, essere circondati da una comunità che ti sostiene e ti aiuta nelle difficoltà, condividendo pranzi e cene. E magari crescere i figli in grandi prati verdi lontano dalla città. «Alcune delle persone con cui abbiamo parlato hanno ricordi di un’infanzia felice» spiega Gearey. 

Philippa Barnes, ex membro della Jesus Army, ricorda di essersi trasferita perché i genitori avevano scoperto un nuovo stile di vita: il padre era un alto funzionario scientifico del ministero della Difesa inglese e doveva viaggiare spesso per lavoro, lasciando la moglie a casa a occuparsi da sola dei figli. In quel posto vivevano invece con semplicità tutti insieme, suonavano tutte le sere, condividevano i pasti e i bambini giocavano all’aria aperta.

Il problema arriva «quando inizi a farti domande», continua la showrunner di Unchosen. Quando ti poni dubbi sul metodo, scopri di avere idee o esigenze differenti, o magari una sessualità che non viene accettata all’interno della comunità. Ex membri della setta Bruderhof parlano addirittura di esorcismi per le persone con autismo, cancro e psicosi. In difesa, la comunità le definisce «preghiere».

Nella serie Unchosen tutti questi problemi emergono già nel corso del primo episodio: la figlia di una coppia della setta si perde nel bosco durante il temporale; la madre esce a cercarla, ma viene fermata dalle altre donne della comunità che le dicono di lasciar fare agli uomini (la sua autorità in quanto donna verrà minata più volte nel corso della serie). Quando viene ritrovata la bambina è nel fiume, priva di sensi. Ci pensa lo zio a chiamare i soccorsi con un cellulare portato in segreto all’interno della comunità. Proprio per aver usato il telefono, e salvare la vita alla nipote, verrà allontanato dalla comunità – e di conseguenza dalla moglie e dai tre figli, fra cui un neonato.

«Per quel tipo di vita occorre fare dei sacrifici, perché qualsiasi forma di svago è sbagliata» racconta alla Bbc John Everett, ex membro della Jesus Army. Everett si è unito alla setta nel 1976 perché sognava una vita diversa da quella materialista. Ma, così come per le altre sette, anche qua le regole sono chiare: niente televisioni, tablet, telefoni, computer… in pratica nessun contatto con il mondo esterno. 

La Bruderhof

Taylor Swift? Sconosciuta a una ragazzina di 14 anni della Bruderhof raggiunta dal Guardian. «Da quel momento – continua Everett – ho anche dovuto smettere di ascoltare qualsiasi tipo di musica». Anche alcuni giochi per bambini vengono proibiti: «Peluche, gadget o giocattoli competitivi» figurano in una lista di cose considerate «mondane» e inaccettabili da Stanton.

Anche i vestiti devono rispecchiare uno stile di vita ben preciso: modesto. Per lo meno quelli delle donne, con capelli coperti e lunghi abiti dall’aspetto antico (mentre gli uomini indossano jeans moderni o shorts). «La mia identità non dipende da come mi vesto – racconta un membro di una setta al Guardian -, la mia libertà non è dettata dal fatto che mi metta le ultime tendenze. Mi copro i capelli perché Cristo ha detto che dovremmo farlo quando preghiamo, e la maggior parte delle mie giornate le passo a pregare». E sulla divisione dei ruoli commenta: «La mia visione è che donne e uomini hanno ruoli diversi, ma nessuno è superiore all’altro».

Altri invece lo leggono come un aspetto che evidenza il carattere patriarcale di queste comunità, riassumibile con una frase che nella serie il protagonista dice alla moglie: «Sottomettiti al marito come al Signore, capitolo 5 degli Efesini». Alla Bbc una ragazza di nome Cecily – ex membro dei Bruderhof – ha ricordato l’umiliazione vissuta durante una predica per aver parlato con alcuni ragazzi fuori dalla comunità: «Ero in piedi in pausa pranzo, mi hanno detto di scusarmi, che ero figlia del diavolo e che sarei diventata una prostituta».

«Io, peccatrice in quanto donna»

«Ti viene costantemente detto che sei peccatrice in quanto donna. Che distrai gli uomini da Dio», è invece il racconto di Philippa Barnes finita in tribunale ancora adolescente per denunciare di violenze un anziano del gruppo, il primo membro a essere condannato per violenza sessuale su una minorenne. Ad oggi sono dodici gli ex membri della setta condannati per aggressioni sessuali e altri reati della Jesus Army.

L’altro aspetto che invece emerge in più racconti, l’altro fronte di dolore per chi se ne è andato, è il tema della sessualità: un ex membro della Bruderhof ricorda di un amico che si è tolto la vita dopo aver lasciato la setta e aver lottato per mantenere segreta il suo essere omosessuale. Bruderhof conferma che le relazioni omosessuali non sono permesse, ma sottolinea di non considerate peccaminosi i desideri nei confronti di persone dello stesso sesso.

L’alternativa può sempre essere quella di andarsene, ma molti ex membri raccontano di non essere pronti ad affrontare la vita fuori dalla comunità, e che lasciarla è un «tremendo shock culturale», dovuto anche all’assenza di informazioni su quello che accade all’esterno. Senza considerare i limitati fondi che una persona che lascia la setta può portare con sé (nel momento in cui si accede alla comunità i beni personali vengono riassegnati affinchè possa beneficiarne tutta la comunità), e le richieste fatte a chi resta. 

Una donna – la Bbc ha mantenuto anonima l’identità per paura di ripercussioni da parte della comunità – ha raccontato come ai suoi genitori sia stato chiesto di bruciare le foto dei figli che hanno lasciato

Un’immagine raccontata anche in «Unchosen», dove i ricordi e le lettere di un figlio gay scappato vengono nascoste e archiviate in un angolo remoto della casa. Perché la propria reputazione all’interno della comunità deve venire prima di tutto.

1 giugno 2026