di
Vincenzo Brunelli
Lo sfogo della ex titolare dell’agenzia che ha organizzato il matrimonio della coppia australiana che poi ha fatto causa: «Ricostruzione non vera, questa sentenza mi ha ferito, era andato tutto bene»
«Sono addolorata, questa sentenza mi ha ferito, il matrimonio della coppia australiana era andato bene, non avrei mai dovuto accettare l’incarico semmai». Lo sfogo è della ex titolare della società che aveva organizzato il matrimonio della coppia australiana ma di origini italiane, in Val d’Orcia, che dopo aver appreso della sentenza di condanna al risarcimento ha voluto dire la sua e raccontare la sua versione dei fatti.
Raggiunta telefonicamente dal Corriere Fiorentino, con la voce rotta dal pianto, ha voluto affermare con forza il corretto operato della sua azienda e del suo staff. «Sono profondamente afflitta da questa sentenza e dal racconto che hanno fatto gli sposi. L’ho saputo dai giornali e ora che ho avuto modo di leggerla sono esterrefatta e dispiaciuta. Sono una professionista seria, e anche se ho chiuso l’azienda lo scorso anno, e ora faccio la cuoca per motivi miei personali e di salute, avevamo oltre 20 anni di esperienza, nel catering e nell’organizzazione di eventi, avevamo un curriculum lungo e prestigioso, e siamo stati per anni fornitori anche di enti pubblici a Grosseto».
La donna poi entra nel merito del matrimonio del 25 giugno del 2018 della coppia australiana che tramite alcuni parenti l’aveva contattata per organizzare il loro matrimonio in una struttura della provincia di Siena. «Questa coppia è stata seguita in modo particolare, noi ci siamo occupati di tutto, tranne l’open bar che non avevano voluto. Gestivamo logistiche molto complicate e non abbiamo sbagliato niente, abbiamo sbagliato ad accettare l’incarico semmai. Se, ad esempio, una signora si stacca dal gruppo e va verso la piscina che non era illuminata in quel momento, ma dove di giorno c’era stato l’aperitivo, noi che colpa ne abbiamo? L’invitata sapeva che c’era la piscina, non so perché è andata al buio verso la piscina, dopo il ricevimento, che si era svolto altrove nella struttura. Vengo allertata dell’incidente e loro hanno deciso di andare in ospedale autonomamente. Questo episodio della piscina che ha creato allarme ma solo perché la donna era incinta, giustamente, ma nessuno si è fatto male davvero».
La donna contesta un po’ tutte le inefficienze e i disservizi esposti nella sentenza che l’ha condannata a risarcire gli sposi con circa 19mila euro, tra danni e spese legali. «Hanno fatto ricostruzioni non vere e alterate, dal mio punto di vista. Anche l’episodio della macchina, un vecchio Maggiolone d’epoca, era a posto. Un invitato che la guidava, non era capace, questa è la verità, e la faceva spegnere ci continuo. Ma la macchina era a posto. Anche la lamentela che ci fosse un solo bagno è assurda per me, sapevano benissimo che nella struttura c’era un solo bagno solo, così come sapevano benissimo tutto il resto, perché i parenti avevano fatto sopralluoghi, così come anche loro il giorno prima. Per me l e condizioni igieniche erano assolutamente normali, certo c’erano 90 invitati. La struttura non è nostra, noi abbiamo solo organizzato il catering e tutte le altre cose concordate con gl sposi».
La donna torna a sottolineare il curriculum dell’azienda che gestiva e che ha guidato per 20 anni. «Facevamo un matrimonio a settimana, a volte due, all’epoca, e non abbiamo mai ricevuto lamentele. Quella volta siamo andati via alle 3 di notte, ma il servizio era terminato molto prima, dopo il taglio della torta e ci siamo salutati cordialmente. Poi nel 2022 è iniziata la causa davanti al Tribunale civile di Grosseto». Pure su un altro aspetto la signora è categorica. «I fiori erano freschi, certo faceva molto caldo e dopo molte ore ovviamente si erano un po’ appassiti ma loro erano tranquilli quando ci siamo salutati. Può succede a tutti di sbagliare, ma quando si lavora con coscienza e in buona fede, si sa riconoscere un errore e chiedere scusa assumendosi per proprie responsabilità, ma in questo caso per me era tutto a posto».
Ma non è stato deciso, al momento, se fare o meno Appello. Si vedrà.
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1 giugno 2026 ( modifica il 1 giugno 2026 | 15:11)
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