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Redazione Salute

La polmonite interstiziale è una forma particolarmente seria di polmonite infettiva, che va a intaccare i polmoni nella loro parte più profonda. Nella sua forma acutapuò portare in pochi giorni a un’insufficienza respiratoria grave

Claudio Baglioni ha annunciato di essere stato costretto a rinviare di un anno il tour «GrandTour La vita è adesso» a causa di una polmonite interstiziale acuta che gli impone novanta giorni di riposo e cure. Negli ultimi mesi, inoltre, anche il caso del maestro Beppe Vessicchio ha riportato l’attenzione su queste malattie respiratorie. Ma che cos’è esattamente una polmonite interstiziale acuta? Quali sintomi devono mettere in allarme? E quali cure sono oggi disponibili?

Che cos’è la polmonite interstiziale acuta?
Quando si parla di polmonite interstiziale si fa riferimento a un gruppo di malattie che colpiscono l’interstizio polmonare, cioè il tessuto che sostiene e circonda gli alveoli, le minuscole strutture nelle quali avvengono gli scambi di ossigeno e anidride carbonica. È importante precisare che il termine viene spesso utilizzato in modo generico. In ambito specialistico, infatti, la polmonite interstiziale acuta (Acute Interstitial Pneumonia, AIP) identifica una malattia rara e particolarmente grave, caratterizzata da una rapida evoluzione verso l’insufficienza respiratoria. Nella pratica clinica e nel linguaggio giornalistico, però, l’espressione «polmonite interstiziale» può indicare condizioni diverse per origine, severità e prognosi.



















































Quali sono i sintomi?

I sintomi iniziali possono essere facilmente confusi con quelli di una comune infezione respiratoria o di una sindrome influenzale. Febbre, malessere generale, stanchezza, dolori muscolari e tosse sono spesso i primi segnali della malattia. Il sintomo che merita maggiore attenzione è però la dispnea, cioè la sensazione di mancanza di fiato, che può comparire anche per sforzi modesti e tendere a peggiorare progressivamente.
Nelle forme acute il quadro clinico può evolvere nel giro di pochi giorni o settimane, con un peggioramento della capacità respiratoria che può rendere necessario il ricovero ospedaliero. È proprio la difficoltà a respirare il campanello d’allarme che non dovrebbe mai essere sottovalutato.

In cosa differisce dalla polmonite classica?

La differenza principale riguarda la sede del danno. Nella polmonite batterica tradizionale l’infiammazione interessa soprattutto gli alveoli, che si riempiono di liquidi e materiale infiammatorio. Nelle forme interstiziali, invece, il processo coinvolge il tessuto che circonda gli alveoli e che contribuisce a mantenere elastico il polmone. Questo significa che il problema non è soltanto la presenza dell’infiammazione, ma anche la progressiva riduzione della capacità del polmone di espandersi e di trasferire ossigeno al sangue. Per questo motivo l’affanno può essere particolarmente marcato anche quando la tosse o la febbre non appaiono severe.

Quali possono essere le cause?

Le malattie interstiziali del polmone possono avere origini molto diverse. In alcuni casi sono associate a infezioni virali (o da batteri o funghi), in altri a patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide o la sclerosi sistemica. Esistono poi forme correlate all’esposizione professionale a polveri e sostanze tossiche, all’assunzione di alcuni farmaci o a precedenti trattamenti radioterapici. Non sempre, tuttavia, è possibile individuare una causa precisa. Quando gli accertamenti non consentono di identificare il fattore responsabile, la malattia viene definita idiopatica, cioè di origine sconosciuta.

Come si fa la diagnosi?

La diagnosi richiede una valutazione specialistica e si basa sulla combinazione di diversi elementi clinici e strumentali. Dopo la visita pneumologica, gli esami più utilizzati sono la radiografia del torace e soprattutto la TAC ad alta risoluzione, che permette di osservare con grande dettaglio le alterazioni dell’interstizio polmonare.
A questi si aggiungono esami del sangue, test di funzionalità respiratoria (spirometria) e la misurazione dell’ossigenazione del sangue (emogasanalisi). Nei casi più complessi può essere necessario ricorrere a procedure diagnostiche più approfondite, fino alla biopsia polmonare, per definire con precisione la natura della malattia.

Quali possono essere le cause?

Il trattamento dipende dalla causa e dalla gravità del quadro clinico. Quando l’infiammazione è particolarmente intensa, i medici possono ricorrere ai corticosteroidi per cercare di ridurre il danno polmonare. Nei pazienti che presentano una riduzione dell’ossigenazione è spesso necessaria l’ossigenoterapia, mentre nelle forme più severe può essere richiesto il supporto ventilatorio.
Se la polmonite interstiziale è associata a una malattia autoimmune, possono essere utilizzati anche farmaci immunosoppressori. In ogni caso, la gestione terapeutica richiede un monitoraggio specialistico attento e personalizzato.

Si può guarire?

La risposta dipende dalla causa che ha provocato la malattia e dalla rapidità con cui viene riconosciuta e trattata. Alcune forme possono risolversi completamente, consentendo un recupero soddisfacente della funzionalità respiratoria. Altre, invece, possono lasciare esiti permanenti e determinare una riduzione della capacità polmonare.
La forma propriamente definita Acute Interstitial Pneumonia rappresenta una delle condizioni più gravi tra le malattie interstiziali del polmone e può avere una prognosi severa nonostante le cure disponibili. Proprio per questo gli specialisti sottolineano l’importanza di una diagnosi tempestiva e di un trattamento precoce.
Ad esempio, questa patologia può a sua volta indurre ulteriori complicazioni, come la polmonite interstiziale bilaterale, che va a interessare entrambi i polmoni del paziente: proprio per questo motivo si rende necessaria la ventilazione meccanica. Trattandosi di una patologia estremamente aggressiva, si rivela fatale nel 60% circa dei pazienti entro sei mesi dall’inizio della sua manifestazione. Nel caso il paziente superi l’episodio acuto iniziale, può riuscire a recuperare una funzionalità completa dei polmoni e tornare quindi alla propria vita normale in un lasso di tempo non troppo lungo.
Si deve però fare attenzione anche dopo la guarigione: la polmonite interstiziale rende l’organismo più delicato rispetto a prima. È quindi necessario non esporsi a situazioni a rischio di infezione, in quanto può verificarsi anche una recidiva. Allo stato attuale, inoltre, non vi sono elementi sufficienti per escludere un eventuale esito in fibrosi polmonare della polmonite interstiziale acuta con declino progressivo della funzionalità polmonare o con incapacità di ristabilire le riserve di aria che il paziente aveva prima dell’evento infettivo.

Quando bisogna rivolgersi al medico?

Una febbre persistente accompagnata da tosse e affanno merita sempre attenzione, soprattutto se la difficoltà respiratoria tende ad aumentare nel giro di pochi giorni. La comparsa di respiro corto anche a riposo, una saturazione dell’ossigeno ridotta o un peggioramento rapido delle condizioni generali rappresentano segnali che richiedono una valutazione medica urgente.

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1 giugno 2026 ( modifica il 1 giugno 2026 | 14:28)