Presentazione atipica per il 36enne, assente perché ancora impegnato come vice del padre Carlo sulla panchina del Brasile. In attesa del suo arrivo in Francia gestirà i primi giorni di ritiro in video-collegamento. Il presidente Letang: “Scelto per le sue qualità, non per il cognome”

Alessandro Grandesso

1 giugno 2026 (modifica alle 22:43) – MILANO

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Tredici anni dopo, c’è di nuovo un Ancelotti in Ligue 1. L’illustre Carlo aveva guidato il Psg al primo scudetto dell’era Qatar, imboccando così il lungo cammino verso la conquista della Champions League. Da ieri, Davide, il figlio, è alla guida del Lilla. Almeno in modo virtuale, per ora, visto che deve prima portare a termine la missione da vice del padre, ct del Brasile. E così alla sua conferenza stampa di presentazione, il 36enne è intervenuto solo con un video registrato. Sempre via video dovrà gestire il lavoro dei suoi nuovi giocatori dal 2 luglio, data di ripresa della stagione. Non un ostacolo in un mondo in cui si vive sempre connessi. Comunque una curiosità in più per un giovane allenatore che in Francia dovrà smarcarsi dal ricordo, oltre che dal palmarès, del babbo.

distanza—  

“Lo abbiamo scelto perché si chiama Davide, non Carlo”, ha precisato ieri in conferenza stampa il presidente Olivier Letang, aggiungendo poi un tocco di humour: “E anche perché Carlo era già preso”. Una battuta dovuta al rapporto di fiducia tra il dirigente e il c.t., che risale ai tempi del Psg. Dove tra l’altro Davide ha mosso i primi passi nel mondo professionistico. Da preparatore atletico inizialmente, ma con uno sguardo sulle giovanili, da cui per esempio segnalò il profilo di Kingsley Coman, integrato in prima squadra. Tredici anni dopo, tocca a lui guidare una prima squadra francese. La sua prima in Europa e da primo allenatore italiano del Lilla. “Mi è bastato un solo colloquio – ha sottolineato Letang – per capire che era la persona giusta per noi”. Letang però ha sondato anche vari ex giocatori che hanno lavorato con il nuovo tecnico. Così si è rapidamente arrivati a un accordo biennale, effettivo in loco a Mondiale concluso. Il 36enne interverrà allora a distanza per preparare la stagione, connettendosi dal ritiro brasiliano, compatibilmente con gli impegni come vice di Carlo.

piani—  

Un ruolo già ricoperto in questi anni, affiancando il genitore al Real Madrid, al Bayern Monaco, all’Everton, e anche al Napoli. Mettendo così in curriculum 19 trofei. Lo scorso anno, è arrivata invece la prima sfida, non più da vice, ma al timone del Botafogo, conclusasi anzitempo: “Ma in condizioni molto particolari”, ha osservato Letang, aggiornato sulle difficoltà legate alla tumultuosa proprietà del club brasiliano. In ogni caso, il presidente del Lilla, prima di decidere, si è confrontato pure con Ancelotti senior: “Ormai abbiamo un tifoso italiano in più. Quando gliene ho parlato era felice ed è stato lui a chiamare subito Davide, dicendogli di fidarsi a occhi chiusi”. All’inizio il 36enne dovrà lavorare un po’ al buio, imposto dalla distanza, facendo conoscenza via video con i giocatori, per trasmettere la sua filosofia di gioco offensivo e soprattutto gli obiettivi per la stagione, fissati ieri da Letang: “Continuare a fare bene in Europa e puntare magari alla coppa di Francia”. Piani ambiziosi in linea con l’ambizione del nuovo tecnico che a Lilla si porta per ora due vice: il 52enne spagnolo Luis Tevenet, ex del Valladolid, e il 39enne inglese Andy Mangan. In attesa di uno specialista di calci piazzati, toccherà a loro seguire la squadra durante il ritiro, da stabilire tra Spagna, Austria o Germania, e nelle prime amichevoli, tra cui una con l’Everton.

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fiducia—  

L’assenza, o presenza virtuale di Ancelotti potrebbe protrarsi al massimo fino al 19 luglio, se il Brasile dovesse approdare in finale. A Lilla si propende a scommettere su un cammino fino ai quarti, quindi fino al 12 luglio. Ancelotti dovrà lo stesso raddoppiare i ritmi di lavoro e una volta arrivato in Francia, c’è un’altra doppia sfida ad attenderlo. Innanzitutto, quella di sovrapporsi alla recente eredità di Bruno Genesio, apprezzato francese congedatosi con il terzo posto. Quindi farsi un nome agli occhi dei media francesi, incuriositi dalla novità, ma soprattutto dal cognome nobile, che può innescare scomodi paragoni. Niente di preoccupante per il giovane allenatore, abituato alla problematica: “Quando sei un figlio di – raccontò un paio di anni fa a France Football – la fiducia te la devi conquistare”. A Lilla, pure da remoto.