ANCONA – Non bastano belle ciclabili: la vera sfida è costruire un sistema di itinerari, servizi e ospitalità che renda le Marche una destinazione cicloturistica organizzata e riconoscibile. Un passaggio che, per leggende come Giambattista Baronchelli, è alla portata: «Qui c’è tutto – ha detto pochi giorni fa a Senigallia – mare, colline, storia. Per il ciclismo siete la regione numero uno». Insieme a Moser, il ciclista italiano più vincente di sempre, Motta e De Bosscher, ha scelto la spiaggia di velluto come campo base per affrontare in sella la tappa Formia–Blockhaus (246 chilometri e 4.600 metri di dislivello) del Giro 2026.

Il primato

«Proprio qui, nelle Marche, a Gabicce – ha ricordato Moser – è nata l’ospitalità bike. Il mio importatore tedesco di bici inventò la “Pasqua del ciclista” richiamando gruppi fino a 500 persone e da quel movimento nacque il legame tra ciclismo e turismo».

Una cultura che oggi deve fare sistema. «Abbiamo scelto la strada impegnativa del vero bike hotel – spiegano Marina Messersì e Gabriele Titarelli, i titolari degli hotel Metropol e Hollywood – perché vogliamo far parte di una rete che faccia delle Marche una casa capace di rispondere a tutte le richieste di chi vuole scoprirla pedalando». Strutture che offrono un deposito sicuro, una zona manutenzioni, recupero post-uscita, indicazioni e guide sui percorsi, area wellness, lavanderia e cucina su misura.

La strategia

Dalle parole dei campioni a una strategia davvero condivisa il passo non è facile ma alcune aree puntano ad accelerare. Come il comprensorio di Fano, dove l’assessorato che unisce sport, turismo e grandi eventi – guidato da Alberto Santorelli – ha scelto il cicloturismo per collegare mare ed entroterra e spingere altri comuni della valle del Cesano e del Metauro a far parte di NoiMarche BikeLife.

Nata a Civitanova Marche, grazie al lavoro di Mauro Fumagalli e della Miconi srl, da iniziativa locale oggi è una rete grande 800 chilometri di itinerari, che unisce 30 Comuni, strutture bike friendly, guide certificate, dispone di una webapp geolocalizzata, cartellonistica con Qr code, tracce gpx scaricabili, info point e servizi collegati.

Ed è anche un format che nella promozione non somma i campanili ma presenta un “prodotto territorio”. Dentro NoiMarche è nata anche “Strade di Marca”.

Usa strade secondarie a basso traffico come infrastruttura “leggera” e ha spinto ogni amministrazione ad individuare tre percorsi tematici, attivare un punto informativo interattivo e coinvolgere le imprese locali. Il risultato: oltre duecento realtà tra accoglienza e attività “bike friendly” stanno iniziando a intercettare un flusso crescente di cicloturisti. «La chiave è il lavoro con operatori e associazioni», sottolinea Loredana Miconi, citando il Consorzio Frasassi: l’Info Point delle Grotte, offre un’area depositi, personale formato, un kit di primo intervento e timbra il “Passaporto del Cicloturista”.

Sabato, un’altra rete di infopoint si attiverà con Treia, Apiro, Morrovalle, Montegiorgio e Grottazzolina che hanno creato punti con servizi mirati ai bikers. In parallelo si muove il fronte infrastrutturale: in sei anni la Regione Marche ha programmato 73 milioni di euro per circa 190 chilometri di ciclovie. Una scelta che guarda a un mercato in forte crescita: il cicloturismo è tra i segmenti più dinamici del turismo italiano, con un valore stimato di 4,7 miliardi di euro e una crescita media annua prevista del 10,9% tra il 2025 e il 2033 con un cicloturista che spende in media 95 euro al giorno, contro i 59,6 del turista tradizionale.